Il Santo del giorno/2 aprile – San Francesco da Paola

San Francesco da Paola

Saranno i miti e gli umili a insegnare come si governa il mondo ai “grandi”, perché nel loro cuore agisce l’amore di Dio. Lo stesso amore che aveva mosso per tutta la vita san Francesco da Paola, fondatore dell’Ordine dei Minimi.

Era nato nel 1416 a Paola (Cosenza) e, sentendosi chiamato alla vita religiosa, aveva fatto un’esperienza in un convento, ma poi capì che la sua dimensione era quella del romitaggio. Ben presto attorno a lui sorse una comunità di persone attirate dall’austerità della sua regola di vita. I segni miracolosi attribuitigli gli valsero l’attenzione del re di Francia, Luigi XI, che, ammalato, fece di tutto per far arrivare Francesco a corte. Dovette vincere la ritrosia del santo, che alla fine, però, rimase per 25 anni Oltralpe, aiutando anche a rasserenare i rapporti tra la Francia e il Papa. Morì nel 1507 a Tours.

Altri santi. Sant’Appiano, martire (II-III sec.); sant’Abbondio, vescovo (V sec.).

Matteo Liut, «L’amore di Dio agisce nel cuore dei miti e degli umili», in “Avvenire”, martedì 2 aprile 2019, p. 2.

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Aforismando 26

150

Non c’è nulla di nobile
nell’essere superiore a un altro uomo.
La vera nobiltà
sta nell’essere superiore
alla persona che eravamo fino a ieri.

W. L. Sheldon? Proverbio indù? Khryter? Ernest Hemingway? Seneca? Samuel Johnson?

Questa citazione sulla “vera nobiltà” suggerisce che si dovrebbe evitare di confrontarsi con gli altri. Cercandone l’autore, ho trovato che essa viene attribuita ora a uno ora all’altro, così che molteplici risultano le sue paternità.

Walter. L. Sheldon

Secondo Quote Investigator (un sito Web che verifica le origini di citazioni ampiamente diffuse) note 15653-1, la fonte più antica, che riporta questa citazione, si trova in una raccolta di “Indirizzi etici”, ed è attribuita a Walter. L. Sheldon, fondatore nel 1886 e docente della Ethical Society of St. Louis a St. Louis, nel Missouri: [Remember that] there is nothing noble in being superior to some other man. The true nobility is in being superior to your own previous self (Ricorda che non c’è nulla di nobile nell’essere superiore a qualche altro uomo. La vera nobiltà sta nell’essere superiore al tuo sé precedente): W.L. Sheldon (Lecturer of the Ethical Society of St. Louis), What to believe: An Ethical Creed, in “Ethical Addresses. Fourth Series. By the Lecturers of Ethical Societies and Others, S. Burns Weston, 1305 Arch Street, Philadelphia 1898, p. 61.

La citazione fu riportata nel periodico religioso “The Unitarian”, H. Ellis, Boston, Massachusetts, del giugno 1897, vol. 12, numero 6, p. 270, colonna 2.

Nel 1921 gli studenti del Râja-Yoga College di Point Loma, in California, pubblicarono un numero di “Râja-Yoga Messenger” che includeva una sezione di citazioni varie chiamate “Stray Beams”. Una versione del detto fu accreditata a Sheldon, cioè l’autore dell’indirizzo del 1898: Katherine Tingley (a cura di), “Râja-Yoga Messenger”, settembre 1921, vol 17, numero 5, p. 236.

La citazione e l’attribuzione a Sheldon compaiono anche nel “The New Way”, un mensile tratto da “The International Theosophical League of Humanity”: Katherine Tingley (a cura di) “The New Way”, gennaio 1922, vol. 11, p. 8.

Proverbio Indù

Nel marzo del 1898 la rivista medica “The Clinical Reporter” di St. Louis, nel Missouri, pubblicò un articolo intitolato “Points and Pointers” contenente varie citazioni e osservazioni. L’adagio era leggermente modificato con “ex sé” che sostituiva “sé precedente”. Inoltre, è stata suggerita un’origine indù non specifica: Non c’è nulla di nobile nell’essere superiori a qualche altro uomo. La vera nobiltà sta nell’essere superiore a te stesso. “The Clinical Reporter”, marzo 1898, p.41.

Khryter

Nel 1909 il giornale “Marion Record” di Marion, Kansas, attribuì il detto a qualcuno o qualcosa chiamato Khryter: “Marion Record”, 30 settembre 1909, p. 2, colonna 2.

Lo stesso articolo e la stessa attribuzione apparivano su altri giornali come “The Fairmount News” di Fairmount, Indiana, 17 dicembre 1909, p. 2, colonna 4.

Ernest Hemingway

Hemingway muore nel 1961 e nel gennaio 1963 la rivista “Playboy” pubblicò un controverso articolo postumo intitolato “A Man’s Credo” di Ernest Hemingway che includeva la nostra citazione: “Rimpiangere gli errori fino al punto di non ripeterli è un vero pentimento. Non c’è nulla di nobile nell’essere superiori a qualche altro uomo. La vera nobiltà sta nell’essere superiore al tuo sé precedente”: «A Man’s Credo by Ernest Hemingway», in “Playboy”, gennaio 1963, vol. 10, numero 1, p. 124, colonna 2 e 3.

Gli editori della rivista si sono lodati nella sezione introduttiva “Playbill” e hanno discusso della provenienza del pezzo di Hemingway: «Its contents are certain to be prized for (among other reasons) a literary coup of considerable magnitude – a series of previously unpublished observations on life and art, love and death by Ernest Hemingway, who gave them shortly before his death to California’s nonprofit Wisdom Foundation» (I suoi contenuti sono certi di essere apprezzati per [tra le altre ragioni] un colpo di letteratura di considerevole ampiezza – una serie di osservazioni inedite su vita ed arte, amore e morte di Ernest Hemingway, che li ha consegnati poco prima della sua morte alla Fondazione no profit della Wisdom della California): “Playboy”, gennaio 1963, vol. 10, numero 1, p. 5.

“Playboy” ha acquistato i diritti di pubblicazione dalla Wisdom Foundation e ha condiviso il materiale con i suoi lettori, ma il professore di inglese Peter L. Hays, uno specialista di Hemingway, ha espresso seri dubbi sull’autenticità del testo. Il libro di Hays del 2014 contiene un capitolo intitolato “Hemingway’s Playboy Interviews: Are They Genuine?” in cui esamina due brani pubblicati sulla rivista nel gennaio 1963 e gennaio 1964. Hays afferma che il vocabolario, la punteggiatura e le opinioni negli articoli deviano sostanzialmente dagli altri scritti di Hemingway. Ha concluso che i brani non sono di Hemingway: Peter L. Hays, «Hemingway’s Playboy Interviews: Are They Genuine?», in Id., “Fifty Years of Hemingway Criticism”, The Scarecrow Press, Lanham, Maryland, 2014, pp. 215-220.

Seneca

Herbert V. Prochnow, «A Speaker’s Treasury for Educators, Convocation Speakers, Baccalaureate Speakers, and Others», Baker Book House, Grand Rapids, Michigan, 1973, p. 269, assegna il detto all’antico saggio romano Seneca sebbene non sia fatta alcuna distinzione tra Seneca il Vecchio e Seneca il Giovane.

Samuel Johnson

Alcuni siti web, tra cui “aforismi.meglio.it/aforisma.htm?id=2b17”, attribuiscono la citazione a Samuel Johnson, critico letterario, poeta, saggista, biografo e lessicografo britannico (1709-1784).

In conclusione, Quote Investigator provvisoriamente attribuisce a W.L. Sheldon la citazione. Il saggio di Sheldon fu chiaramente influenzato da altri pensatori, ma questo adagio preciso potrebbe essere nuovo.

Forse c’è un precursore nella letteratura indù, ma Quote Investigator non è stato in grado di trovare una citazione.

Inoltre Quote Investigator concorda con Hays che i pezzi postumi attribuiti a Ernest Hemingway in “Playboy” sono discutibili. In ogni caso, il proverbio circolava prima della nascita di Hemingway.

Il Santo del giorno/1 aprile – Santa Maria Egiziaca

Maria Egiziaca

Nudi agli occhi del mondo ma liberi di incontrare Dio: è così che dovrebbero vivere i cristiani per testimoniare quell’amore sconfinato che da solo basta a rispondere alla sete di vita di ogni essere umano. Nudi come nuda era santa Maria Egiziaca quando nel deserto oltre il Giordano incontrò il monaco Zosimo intorno all’anno 430. Il religioso scoprì così che Maria viveva da eremita ormai da 47 anni e vi era arrivata dopo una vita da “peccatrice”.

Originaria di Alessandria, infatti, a 12 anni era fuggita di casa e per 17 anni aveva fatto la prostituta. Poi per curiosità si era unita a un gruppo di pellegrini diretti in Terra Santa. A Gerusalemme avrebbe voluto partecipare alla festa dell’Esaltazione della Croce, ma una forza misteriosa le impedì di entrare al Santo Sepolcro. Fu la sua “illuminazione”: lasciato tutto si ritirò a vita solitaria nel deserto.

Altri santi. Santi Venanzio e compagni, martiri (III-IV sec.); sant’Ugo di Grenoble, vescovo (1053-1132).

Matteo Liut, «Da prostituta a cercatrice di Dio», in “Avvenire”, domenica 1 aprile 2018, p. 2.

Yemen 8 – Attentati sventati. Pacchi-bomba negli Usa: arrestata donna in Yemen

Mideast Dubai Mail Bombs

Il presidente yemenita ha reso noto che è stata una donna a spedire negli Stati Uniti i due pacchi con l’esplosivo scoperti ieri. Obama: «In due contenitori c’era dell’esplosivo, minaccia credibile». Il presidente Usa ha telefonato al premier britannico, David Cameron, per ringraziarlo della «stretta collaborazione».

Stampante2

Il presidente yemenita, Ali Abdullah Saleh, ha reso noto che è stata una donna a spedire negli Stati Uniti i due pacchi con l’esplosivo scoperti ieri. In una conferenza stampa, Saleh ha precisato che le forze di sicurezza hanno circondato l’abitazione della donna e che le informazioni sulla sua identità sono arrivate dagli Stati Uniti. Le autorità americane hanno identificato la mittente dei pacchi scoperti sui cargo a Dubai e in Inghilterra attraverso la carta Sim che avrebbe dovuto fare esplodere uno dei due ordigni.

Intanto il presidente Usa, Barack Obama, ha telefonato al premier britannico, David Cameron, per ringraziarlo della «stretta collaborazione» dell’intelligence britannica nello smantellare il nuovo piano di attentati organizzato con una serie di pacchi-bomba imbarcati su aerei diretti in Usa. I due hanno avuto una conversazione nella mattinata «per parlare del complotto terroristico che è stato smantellato venerdì all’aeroporto East Midlands e di Dubai come risultato della stretta collaborazione tra gli Usa e il Regno Unito, e gli altri partner internazionali», si legge nel comunicato della Casa Bianca. «Il presidente ha espresso il suo apprezzamento per la professionalità dei servizi statunitense e britannico coinvolti nello sforzo congiunto per fermare l’attentato».

La minaccia sventata

Il terrorismo minaccia di nuovo gli Stati Uniti. «Una minaccia credibile che prendiamo molto seriamente», ha ammesso in tv lo stesso presidente Barack Obama al termine di una giornata convulsa, in cui due pacchi bomba – trovati su aerei partiti dallo Yemen e diretti agli Usa – hanno risvegliato l’incubo di un possibile attacco di al-Qaeda. Ieri, investigatori federali hanno isolato per ore due aerei cargo della società di spedizioni Ups sulle piste degli aeroporti internazionali di Philadelphia e Newark, nel New Jersey, in cerca di ordigni esplosivi. A scatenare l’allarme sarebbero state specifiche informazioni d’intelligence da parte di Paesi “alleati” degli Stati Uniti, secondo cui 13 pacchi sospetti provenienti dallo Yemen sarebbero stati in transito verso Chicago, per prendere di mira sinagoghe della città dell’Illinois. Elementi sufficienti a far intervenire l’Fbi, soprattutto alla luce dell’arresto questa settimana di un individuo di origine pachistana che intendeva far saltare alcune stazioni della metropolitana di Washington e alla minaccia lanciata alla Francia dal terrorista numero uno, Osama Benladen.

Come ha confermato la Casa Bianca, in un’azione congiunta tra agenzie Usa e straniere, «le autorità hanno identificato e esaminato due pacchi sospetti, uno a Londra e uno a Dubai, entrambi provenienti dallo Yemen», con il risultato di innescare «precauzioni di sicurezza» e «misure aggiuntive» nei maggiori scali cargo della costa orientale degli Stati Uniti. All’interno delle due scatole – secondo quanto ha affermato il presidente Obama – ci sarebbe stato «materiale esplosivo». Lo stesso hanno confermato fonti dell’Emirato sul pacco intercettato a Dubai.

Nelle ore precedenti, le autorità avevano negato. Anzi, avevano parlato solo di una cartuccia manomessa – e, dunque, “ritoccata” in modo da funzionare come un ordigno rudimentale – all’interno di uno dei plichi identificati all’aeroporto East Midlands, a circa 260 chilometri da Londra. È stato Obama, invece, ha chiarire, parlando di esplosivo e di nuova minaccia, proveniente dallo Yemen. E ha poi sottolineato che Washington si impegnerà per sgominare il terrorismo.

Anche se per il momento molte domande rimangono ancora senza risposta, l’indagine sta comunque proseguendo su entrambe le sponde dell’Atlantico, con la conferma da parte della britannica Scotland Yard di una serie di pacchi sospetti nelle mani degli inquirenti.

In serata, caccia dell’aviazione Usa hanno scortato un aereo passeggeri proveniente dagli Emirati Arabi e diretto a New York, perché a bordo c’era un pacco proveniente dallo Yemen. Appena atterrato il velivolo, forze di sicurezza hanno preso in consegna la scatola per l’ispezione. Quest’ultima, però, non avrebbe rivelato alcuna anomalia.

Secondo indiscrezioni, da giorni, i servizi segreti Usa sarebbero stati in allerta su possibili “prove generali” per un attentato terroristico da parte della filiale di al-Qaeda nella penisola arabica – l’organizzazione che le autorità americane ritengono responsabili di tutta la faccenda – ma alla Casa Bianca smentiscono, spiegando che «il presidente è stato avvertito della potenziale minaccia terroristica giovedì sera alle 22.35».

La minaccia di al-Qaeda nello Yemen non è però inedita, tanto che lo stesso Obama aveva accusato il gruppo terroristico del fallito attacco di Natale sul volo Amsterdam-Detroit e identificato il Paese islamico quale “piattaforma” da cui l’organizzazione di Osama Benalden «continua a seguire la sua agenda di morte». Fonti britanniche avrebbero poi confermato che i pacchi sospetti erano stati spediti dalla stessa persona nota per i suoi legami terroristici. Potrebbe non essere una coincidenza che il pacchetto confiscato a Londra fosse diretto verso la città di Obama e proprio a pochi giorni dalle elezioni di metà mandato. Secondo il presidente, il plico era destinato alle «istituzioni ebraiche della città». Inoltre, proprio a Chicago, Obama si recherà nei prossimi giorni per la campagna del voto di Midterm. Come pure, desta sospetti che uno degli aerei con a bordo i plichi sospetti sia stato fermato a Philadelphia, altra prossima tappa del giro elettorale del presidente.

Le autorità ritengono, comunque, che un attentato non sia imminente, ma per precauzione, si sono intensificate le misure di sicurezza in tutti gli aeroporti e nelle sinagoghe d’America, mentre FedEx (insieme a Ups la principale società di spedizioni) ha deciso di bloccare tutti pacchetti provenienti dallo Yemen.

Loretta Bricchi Lee, «Attentati sventati. Pacchi-bomba negli Usa: arrestata donna in Yemen», in “Avvenire”, sabato 30 ottobre 2010.

Nelle foto: la stampante esplosiva dallo Yemen.

Riscoprire l’Eucaristia: Il senso dei riti/13 – Il rito d’inizio: Al Padre, per mezzo di Cristo, nello Spirito Santo

Eucaristia

La celebrazione eucaristica ha una struttura, un orientamento e una dinamica che occorre conoscere e avere presente quando si va alla celebrazione in chiesa.

Questa struttura comporta tre punti o tre tempi.

1. Nella celebrazione eucaristica noi “ci rivolgiamo” AL PADRE. Lo scopo di tutto quello che facciamo e diciamo è Dio Padre. Verso di Lui sale la nostra azione di grazie. A Lui è offerto il sacrifico. Salvo eccezioni, a Lui presentiamo le nostre domande. In altre parole, tutta la celebrazione eucaristica è orientata verso il Padre.

2. Per andare al Padre, “noi passiamo” PER MEZZO DI CRISTO. Non andiamo al Padre in linea diretta. Per arrivare a Lui ci appoggiamo a Cristo. Le nostre lodi, le offerte, le preghiere, tutto è affidato alle sue mani. Egli è il mediatore. Ciò che compiamo, lo compiamo sempre con Lui, per mezzo di Lui, in Lui.

Passando attraverso Cristo siamo sicuri di essere meglio accolti dal Padre. Rivolta al Padre, con la mediazione di Cristo, la nostra preghiera prende un valore che altrimenti non avrebbe.

3. Per andare al Padre mediante Cristo, “facciamo appello” allo Spirito. Nella celebrazione eucaristica “noi facciamo tutto” NELLO SPIRITO. Senza lo Spirito non si può fare niente. Lo Spirito è la nostra ispirazione, il nostro motore, il nostro sostegno. Senza di Lui non potremmo nemmeno chiamare Dio “Abbà-Padre” (Rm 8,15). È lo Spirito che ci conduce alla verità intera (Gv 16,13).

La celebrazione eucaristica è dunque un’azione che si rivolge al Padre, mediante Cristo, nello Spirito. Ci conduce al Padre, mediante Cristo, nello Spirito. Ci unisce al Padre, mediante Cristo, nello Spirito. Ci fa render grazie al Padre, mediante Cristo, nello Spirito.

Padre, Figlio, Spirito: i tre sono indispensabili. Ciascuno dei tre ha un ruolo proprio da svolgere.

La celebrazione eucaristica è un’azione trinitaria.

Il Santo del giorno/31 marzo – Beata Natalia Tulasiewicz

Natalia

Il coraggio di annunciare la Pasqua, anche in un lager nazista, anche con la morte come unica prospettiva: avremmo oggi questo coraggio? La beata Natalia Tulasiewicz lo dimostrò nel campo di Rawensbrück, il giorno di Pasqua del 1945, il 31 marzo, lo stesso giorno in cui morì in una camera a gas. Torturata e umiliata, non si perse d’animo e tenne una meditazione sulla Passione di Cristo alle compagne di baracca.

Era nata nel 1906 in Polonia, educatrice e insegnante, si era offerta volontaria per assistere di nascosto i condannati ai lavori forzati in Germania. Scoperta fu condannata a morte e destinata al lager dove morì.

Altri santi. San Beniamino, diacono e martire (V sec.); sant’Agilolfo, vescovo (VIII sec.).

Matteo Liut, «Il coraggio della Pasqua nel buio di un lager», in “Avvenire”, sabato 31 marzo 2018, p. 2.

Yemen 7 – La guerra dimenticata. Raid sui civili: 87 morti

yemen

Secondo alcuni testimoni il velivolo avrebbe preso di mira alcune famiglie di profughi. Nella zona sono in corso da oltre un mese violenti combattimenti tra le forze governative e ribelli sciiti.

Fuggivano dalla guerra, ma la guerra li ha ugualmente raggiunti e uccisi, vittime inconsapevoli di un conflitto sconosciuto, «dimenticato» tra le tante emergenze internazionali. Sono «almeno 87» i civili morti e una quarantina quelli rimasti feriti mercoledì nella regione di Adi, zona settentrionale dello Yemen dove da metà agosto è in corso un’offensiva militare denominata Terra Bruciata contro i ribelli zaiditi, in lotta dal 2004 con il governo di Sanaa. A ucciderli, ha denunciato l’organizzazione Human Rights Watch, sono stati aerei dell’esercito regolare: «Hanno compiuto quattro raid e, senza avvertimenti, hanno bombardato un gruppo di profughi che si riparavano in una zona vicina ad una scuola».

Una regione di fatto inaccessibile, quella di Adi, nella provincia di Omran, dalla quale a fatica emergono particolari sulla strage. Quel che si sa è che tra le vittime sono numerose anche le donne e i bambini e che al momento dell’attacco «non c’erano scontri armati in corso nella zona», anche se «l’area è vicina ad una strada qualche volta usata dai ribelli di Huthi».

Una fonte ufficiale yemenita ha rifiutato di confermare il bilancio delle vittime del raid, ma ha affermato che l’aviazione «ha puntato su ribelli che facevano fuoco mescolandosi con i civili».

Dal canto loro i miliziani guidati dall’imam sciita Abdel Malek al-Huthi hanno denunciato «un nuovo massacro compiuto dal potere sanguinario». La zona colpita sarebbe quella di Harf Sufian, una località che da giorni è scossa dai combattimenti tra i ribelli e l’esercito. Stando ad alcuni siti indipendenti yemeniti, sembra che gli sfollati fossero da tempo fermi in quella zona a causa dei continui scontri in corso nei dintorni. Il luogo obiettivo del raid non era infatti un vero e proprio campo profughi, ma uno spazio aperto vicino a una scuola e coperto da molti alberi.

La strage di civili ha scatenato la rabbia delle tribù locali, che hanno chiesto alle autorità di aprire un’inchiesta per accertare le responsabilità del raid. Richieste analoghe, peraltro, sono giunte da più parti, con la stessa Human Rights Watch che ha chiesto al governo dello Yemen di «investigare prontamente e con imparzialità» l’accaduto.

In un comunicato il presidente Ali Abdullah Saleh ha risposto all’appello, annunciando un’inchiesta, ma dalle autorità non è giunto alcun commento sull’eccidio. Un sito ufficiale ha riferito di operazioni militari nella zona di Harf Sufyan, ma senza menzionare i raid: «Le forze armate e le unità di sicurezza hanno impartito ai ribelli una dura lezione e molte perdite con operazioni coraggiose», si legge sul sito.

Già nelle settimane scorse le Nazioni Unite, il Programma alimentare mondiale e l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati avevano ammonito che la situazione dei civili intrappolati dagli scontri «è assolutamente drammatica». Il conflitto ha finora causato migliaia di morti e lo sfollamento di oltre 150mila persone, un terzo delle quali fuggite negli ultimi mesi. Ancora nei giorni scorsi decine di ribelli erano stati uccisi nella provincia settentrionale di Saada e in quella di Omran.

Dai miliziani continuano a piovere critiche sul «regime tirannico» del presidente Saleh e richieste di maggiore autonomia. Le autorità replicano che l’unico obiettivo dei ribelli è la restaurazione del potere dell’imam zaidita, rovesciato nel 1962, sul territorio al confine con l’Arabia Saudita, dove gli sciiti sono in maggioranza, mentre nello Yemen la popolazione è in prevalenza sunnita.

In mezzo alle contrapposizioni, però, restano bloccate decine di migliaia di civili, vittime involontarie di un cruento braccio di ferro politico-militare.

Paolo M. Alfieri, «La guerra dimenticata. Yemen, raid sui civili: 87 morti», in “Avvenire”, giovedì 17 settembre 2009.