Situazioni critiche nel mondo/2 – Per il segretario dell’Onu si apre un anno da allarme rosso

guterres

NEW YORK. Sono forti le parole del segretario generale dell’Onu a inizio anno. António Guterres ha detto chiaramente di non poter esprimere semplicemente un appello, ma di dover lanciare un «allarme rosso» per l’attuale situazione mondiale.

Guterres ha citato «conflitti sempre più profondi, la preoccupazione per le armi nucleari mai così forte dai tempi della guerra fredda, l’impatto del cambiamento climatico aggravatosi a un ritmo allarmante, la crescita delle disuguaglianze».

La crisi siriana, il dossier nucleare nordcoreano, le recenti tensioni tra India e Pakistan e in Vicino oriente sono solo alcuni dei nodi più complessi sul tavolo delle Nazioni Unite. Ma non solo: il nazionalismo e la xenofobia «sono in aumento», ha proseguito Guterres, ribadendo però la sua convinzione che il mondo possa essere più sicuro. «L’unità è il percorso, il nostro futuro dipende da quello».

Non mancano prospettive di speranza nelle parole di Guterres: «Possiamo risolvere i conflitti, superare l’odio e difendere i valori condivisi – ha spiegato – ma possiamo farlo solo insieme».

Il capo del palazzo di Vetro ha poi ricordato che all’inizio del suo mandato, un anno fa, aveva «lanciato un appello perché il 2017 fosse un anno di pace, ma purtroppo è successo il contrario».

La via da seguire per rimediare, secondo il politico portoghese, c’è ma a patto che i leader mondiali sappiano soddisfare alcune richieste precise che Guterres riassume così: «Restringere i vari divari sociali; creare ponti tra le diversità; ricostruire la fiducia dei popoli guidandoli a muoversi insieme in vista di obiettivi comuni»

«Per il segretario dell’Onu si apre un anno da allarme rosso», in “L’Osservatore Romano”, martedì-mercoledì 2-3 gennaio 2018, p. 3.

Annunci

Situazioni critiche nel mondo/1 – Petrolio a Pyongyang: è scontro Trump-Cina

trumpetta

La Casa Bianca insiste: se non fermano il traffico di greggio con il regime agiremo. Seul conferma il sequestro di un cargo

Botta e risposta tra Washington e Pechino sulla questione «calda» del dossier nordcoreano. La Cina ha infatti respinto ieri le accuse del presidente Usa, Donald Trump, di vendere illegalmente prodotti petroliferi al regime di Kim Yong-un. In particolare, secondo la portavoce del ministero degli Esteri cinese Hua Chunying, il report su vendita e trasbordo di petrolio da una nave cinese a una nordcoreana, denunciato dal presidente americano Donald Trump come esempio di mancata collaborazione di Pechino nell’attuazione delle sanzioni contro la Corea del Nord, «non è accurato». Pechino non permetterà mai alle compagnie nazionali di «violare le risoluzioni dell’Onu».

In un tweet Trump ha scritto giovedì che la Cina è stata «colta in flagrante» nel consentire la vendita di petrolio alla Corea del Nord e questo impedirebbe una «soluzione amichevole» alla crisi in atto sul programma nucleare di Pyongyang. «Il petrolio sta arrivando alla Corea del Nord, non erano questi i miei accordi» con la Cina, ha detto Trump in un’intervista al New York Times. «Se non ci aiutano con la Corea del Nord, allora io farò quello che ho sempre detto di voler fare», ha aggiunto, ventilando possibili misure aggressive commerciali contro Pechino.

Il quotidiano sudcoreano Chosun Ilbo cita fonti del governo di Seul secondo cui satelliti spia Usa hanno localizzato navi cinesi che hanno trasferito petrolio verso imbarcazioni nordcoreane per almeno 30 volte da ottobre. La portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, ha evidenziato quanto scritto dai media su tracce di una nave cinese sospettata di trasportare petrolio verso un’imbarcazione nordcoreana lo scorso 19 ottobre. «La parte cinese ha avviato una inchiesta immediata. In realtà, la nave in questione da agosto non ha attraccato in un porto cinese e non ci sono registri che sia entrata o uscita da un porto cinese», sostiene la portavoce. «La Cina ha sempre implementato le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu riguardanti la Corea del Nord ed esegue gli obblighi internazionali», ha ribadito Hua.

Ieri Seul ha intanto confermato di aver sequestrato il mese scorso una nave registrata ad Hong-Kong sospettata di rifornire petrolio alla Corea del Nord. La «Lighthouse Winmore» è stata sequestrata il 24 novembre scorso nel porto sudcoreano di Yeosu. Si ritiene che sia stata questa nave a trasferire il 19 ottobre scorso 600 tonnellate di petrolio su una nave nordcoreana. La petroliera appartiene alla flotta della compagnia di Taiwan Billions Bunker Group.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha intanto bandito dai porti di tutto il mondo quattro navi cargo nordcoreane per aver trasportato merci proibite in base alle sanzioni imposte al regime di Pyongyang. Pechino avrebbe impedito l’imposizione del blocco per altre sei navi.

Paolo M. Alfieri, «Petrolio a Pyongyang: è scontro Trump-Cina. Pechino reagisce alle accuse degli Usa: “Non violiamo l’embargo Onu a Kim”», in “Avvenire”, sabato 30 dicembre 2017, p. 15.