Migranti 18 – Odissea di Capodanno: 49 vite lasciate a «bagnomaria»

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Da dodici giorni vagano nel Canale di Sicilia le navi delle due Ong. Appello Onu: «Devono essere sbarcati subito. Poi trovare soluzioni per il ricollocamento». I volontari: «Delusi anche dalle autorità tedesche»

Dal 22 dicembre aspettano che qualche Paese europeo offra un porto e un possibile ricollocamento per 49 migranti. Fino ad ora nessuno si è fatto avanti.

La nave di salvataggio “Professor Albrecht Penck” della Ong tedesca Sea Eye, con 17 persone salvate lo scorso 29 dicembre, intanto «è entrata nelle acque territoriali di Malta». Ma non può avvicinarsi alla costa. Lo riferisce Lifeline, l’Ong di Dresda in vista del serio peggioramento delle condizioni meteo. Alla lontana, invece, viene tenuta la “Sea Watch 3”, che a bordo ha 32 stranieri. «La nostra nave non è attrezzata per ospitare le persone per un lungo periodo», ha dichiarato il team medico in un video pubblicato su Twitter. Il vascello è progettato «per il soccorso medico e per la prima assistenza, non per ospitare le persone a bordo per un periodo così lungo. Al momento i migranti stanno bene ma i rischi aumentano, dalle possibilità di contrarre malattie alla carenza di approvvigionamenti». Ieri a causa del forte vento tutte le persone sono state ammassate all’interno, in spazi ristretti e in condizioni che si stanno rivelando difficilmente sopportabili.

Lunedì l’Acnur ha sollecitato una rapida soluzione alla crisi dei rifugiati e migranti attualmente bloccati nel Mar Mediterraneo. A bordo della nave Sea Watch si trovano 32 persone dal 22 dicembre, mentre altre 17 sono state salvate dalla Sea Eye il 29 dicembre. L’Agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati ha chiesto agli Stati europei di offrire un «porto sicuro» (escludendo così qualsiasi possibilità di una cooperazione con la Libia, ritenuta al contrario un luogo «non sicuro») e garantire lo sbarco alle due navi che trasportano anche donne, minori non accompagnati e bambini piccoli. «Il tempo stringe. Per le prossime ore si prevede mare mosso ed è probabile che le condizioni a bordo delle due navi si deterioreranno», informano dalla Ong.

Nei giorni scorsi 30 Comuni tedeschi si sono offerti di accogliere i migranti, ma occorre che prima vengano sbarcati. Ma il capo della missione, Jan Ribbeck non è ottimista: «Siamo delusi dal comportamento del centro di coordinamento del soccorso marittimo di Brema: non hanno dichiarato né verbalmente né per iscritto di condividere la nostra visione, ma si sono limitati a dirci di seguire gli ordini dei libici». Sea Eye spiega che i propri volontari si sono «opposti alla consegna delle persone soccorse alla Guardia costiera libica» perché avrebbe rappresentato una «violazione delle leggi internazionali».

I negoziati per capire quali Stati li accoglieranno «dovranno avere luogo solo dopo che le persone soccorse siano al sicuro a terra», ha dichiarato Vincent Cochetel, inviato speciale dell’Acnur per il Mediterraneo centrale. Una precisazione che sottintende una denuncia: sulla pelle dei migranti, infatti, si sta giocando una partita politica all’interno della Ue, incuranti delle condizioni in cui le persone soccorse si trovano. Specialmente dopo che la riduzione degli arrivi non ha fatto diminuire i rischi per chi affronta le traversate.

A fronte di una significativa compressione nel numero di sbarchi, oltre 2.140 persone sono morte o risultano disperse nel 2018 nel tentativo di raggiungere l’Europa attraversando il Mediterraneo, ribadisce l’altro commissariato Onu, che ha rinnovato la gratitudine alle organizzazioni umanitarie che svolgono attività di ricerca e soccorso in mare.

Le partenze dalla Libia e dalla Tunisia sono senza sosta: 69 persone sono state soccorse dalla Guardia costiera di Malta il 30 dicembre, mentre 45 sono stati intercettati e riportati a terra dalle motovedette tunisine.

Per l’Acnur «nel 2019 c’è un bisogno sempre più urgente di mettere fine all’approccio “nave per nava” attualmente in uso, ed è necessario che gli Stati adottino un accordo regionale che permetta ai capitani di sapere con chiarezza e prevedibilità dove far sbarcare i rifugiati e i migranti soccorsi nel Mediterraneo».

Nello Scavo, «I 49 migranti dimenticati da tutti. Ancora nessun porto per le due Ong tedesche Sea Watch 3 e Sea Eye: la situazione è ormai molto critica. L’allarme dei medici e degli operatori a bordo: temiamo per la salute dei profughi e le condizioni meteo», in “Avvenire”, mercoledì 2 gennaio 2019, p. 9.

Un segnale da Malta: salvate 180 persone

Malta ha portato in salvo 180 migranti da due barche in difficoltà. L’Esercito maltese ha fatto sapere che una nave di pattuglia ha salvato 28 persone da un gommone a circa 130 chilometri a sud ovest dell’isola, prima di salvarne altre 152 da una barca di legno più a sud. Tutti i migranti provenivano dalla Libia. Domenica Malta aveva portato in salvo altri 69 migranti da una nave in difficoltà.

Nonostante questo La Valletta continua a rifiutare l’accesso alle navi delle Ong, come del resto hanno fatto altri Stati come Italia, Spagna, Paesi Bassi e Germania.

I numeri degli arrivi nel 2018

23.370
I migranti sbarcati in Italia: -80,42% rispetto al 2017
3.534
I minori stranieri non accompagnati arrivati nel 2018
135.858
Gli stranieri presenti nelle strutture di accoglienza
12.977
Il numero di stranieri provenienti dalla Libia nel 2018
2.140
Le persone morte o disperse nel 2018 nel Mediterraneo

Da “Avvenire”, mercoledì 2 gennaio 2019, p. 9.

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È accaduto…19 – Trecento celebrità contro le molestie

E' avvenuto... e avviene

Los Angeles. Le celebrità di Hollywood, sull’onda del caso del produttore Harvey Weinstein, unite contro le molestie sessuali. Oltre 300 fra attrici, sceneggiatrici e personalità del mondo del cinema hanno lanciato un progetto per combattere “Time’s up” che prevede un fondo per il sostegno legale a donne e uomini molestati sessualmente sul posto di lavoro. Fra i membri di “Time’s up” figurano Kate Blanchett, Ashley Judd, Natalie Portman e Meryl Streep, la presidente di Universal Pictures Donna Langley, la scrittrice femminista Gloria Steinem, l’avvocato ed ex capo dello staff di Michelle Obama Tina Tchen e la co-presidente della Fondazione Nike, Maria Eitel.

«Trecento celebrità contro le molestie», in “Avvenire”, martedì 2 gennaio 2018, p. 14.

Libri – Storia 6 – Il nuovo libro del cardinale Jaime Ortega: «Io, messaggero di Francesco nel disgelo tra Cuba e Usa»

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Il 5 maggio 2014, il muro dei Caraibi – l’ultimo residuo di Guerra fredda nell’emisfero occidentale – lacerava il Mar della Florida: da una parte del fossato politico si trovava Cuba, dall’altra gli Usa. Quello stesso giorno, Bergoglio delineò il suo “piano” per abbatterlo a un interlocutore convocato ad hoc: il cardinale Jaime Ortega y Alamino, allora arcivescovo dell’Avana.

La sua collaborazione sarebbe stata chiave per lo svolgimento del progetto. Il cuore di quest’ultimo era semplice e, al contempo, ardito: aprire un canale di comunicazione umana prima che politica tra i presidenti delle due nazioni «nemiche», Raúl Castro e Barack Obama. Papa Francesco non voleva semplicemente avviare un dialogo fra due governi bensì creare «un vero e proprio incontro». Per tale ragione, il Pontefice avrebbe scritto una lettera privata a ciascuno dei due leader. Le missive sarebbero state recapitate personalmente da un «messaggero d’eccezione», il quale aveva il compito di chiarire a voce il pensiero del Papa. A ricostruire i dettagli segreti del “riavvicinamento” tra Washington e l’Avana, è lo stesso “ambasciatore” papale, il cardinale Ortega, appunto.

Nel libro, «Dialogo a Cuba. Papa Francesco, Obama e Castro: storia di un accordo», appena pubblicato in Italia da San Paolo, l’arcivescovo emerito della capitale cubana racconta, senza sensazionalismi, i momenti più salienti del negoziato. Come la rocambolesca consegna delle lettere, portate in tutta fretta da Ortega nel luogo di villeggiatura di Raúl Castro, in modo da procedere con la missione negli Usa.

Là il cardinale ha dovuto organizzare una conferenza «di copertura» alla Georgetown University per poi recarsi a un incontro privato nel giardino della Casa Bianca, dove ha messo il messaggio nelle mani di Obama.

Ortega non enfatizza il suo ruolo ma è evidente che i faccia a faccia con ciascuno dei leader rivali abbiano aiutato a «rompere il ghiaccio», consentendo alla trattativa di proseguire in Canada con i colloqui tra il delegato statunitense, Ricardo Zuñiga, e il rappresentante cubano – nonché figlio del presidente cubano –, Alejandro Castro.

Al contrario, l’autore sottolinea l’importanza dell’intuizione di Francesco: «La soluzione per riavvicinare quei due Paesi separati da più di cinquant’anni, era avvicinare i due capi di Stato. Il carisma di riavvicinare le persone è un grande dono di Dio al successore di Pietro», afferma. Il Papa ha «toccato» i cuori di Castro e Obama, presentando loro una proposta autentica, perché basata sul dialogo. È questo – scrive Ortega – «il nuovo nome dell’amore». Ed è questa la grande lezione dell’attuale Pontificato.

Lucia Capuzzi, «Il nuovo libro del cardinale Jaime Ortega. “Io, messaggero di Francesco nel disgelo tra Cuba e Usa”», in “Avvenire”, martedì 2 gennaio 2018, p. 14.

Vangelo e Società 6/0 – I cattolici nell’Italia di oggi. Introduzione

Cattolici nell'Italia di oggi

Nel recente Salone dell’editoria sociale (Roma, 2629 ottobre 2017) di cui alcuni redattori di “Gli asini” erano membri dell’organizzazione, uno degli incontri più interessanti ha riguardato la presenza e il ruolo dei cattolici nella società contemporanea, in particolare in quella italiana, anche in ragione della novità portatavi da papa Francesco. Vi hanno preso parte alcuni dei più solidi e radicali tra gli studiosi delle problematiche religiose che agiscono nella nostra cultura, stimolati dal nostro interesse per l’importanza che il mondo cattolico continua ad avere nel paese, per la sua centralità di fronte alla crisi dello Stato e della democrazia italiani, di fronte alla morte (da tempo) dei partiti politici e in particolare di quelli della sinistra.

Questo dà ai cattolici una grande responsabilità, che è internazionale ma anche, ovviamente, nazionale. Essi sono stati in passato e sono ancora corresponsabili delle ipocrisie e della povertà morale del nostro popolo, ma è doveroso riconoscere nella loro diffusa, capillare presenza, un’occasione di speranza e vederli in più parti, tra i preti di frontiera e non nella massa dei preti burocrati, come centri di resistenza e di apertura a nuove dinamiche sociali attive e positive in rapporto agli enormi mutamenti del nostro mondo.

Prima di tornare ad affrontare le concrete realtà in cui cattolici e non cattolici di buona volontà devono agire, nella cupa realtà sociale del nostro tempo e del nostro paese, ci sembra utile ascoltare dei “saggi” che sul cattolicesimo, sul suo peso, sulla sua storia, riflettono da sempre. Oltre a loro, ci è sembrato opportuno riproporre un testo già apparso su “Lo straniero” (n.94, 2008) di Michel de Certeau, il gesuita francese delle cui riflessioni i nostri amici e in più occasioni noi stessi ci siamo nutriti, estratto da La faiblesse de croire, a cura di Luce Giard, 1987, in traduzione italiana per le edizioni di Città aperta, 2007. De Certeau è infatti un punto di riferimento fondamentale per il pensiero religioso della nostra epoca, che i nostri lettori dovrebbero conoscere.

In appendice al dibattito romano, pubblichiamo uno stimolante intervento di Roberto Righetto, da tempo nostro amico e collaboratore, per molti anni responsabile delle pagine culturali di “Avvenire” e attuale direttore di “Vita e pensiero”.

Torneremo in futuro sui temi centrali di questa discussione, stimolando un dibattito che, nella situazione presente, ci sembra fondamentale.

G. F., «I cattolici nell’Italia di oggi», in “gli asini”, dicembre-gennaio 2017-2018, nn. 46-47, p. 10