Santuari mariani d’Italia – Trentino Alto Adige/2 – Montagnaga di Pinè (TN)

Montagnaga3

Montagnaga (così anche in dialetto trentino, anche detta Montagnaga di Pinè) è una frazione del comune di Baselga di Pinè (TN), situata a 882m sul livello del mare.
Montagnaga divenne famosa per una serie di apparizioni, cinque per la precisione, della SS. Vergine Maria ad una pastorella di nome Domenica Targa.

Apparizioni: Le fonti
Molti particolari che conosciamo riguardo alle apparizioni della Vergine a Domenica Targa, sono desunti dagli “Atti del Processo” che il principe vescovo di Trento fece eseguire nel 1730, dopo la prima apparizione a Montagnaga, cioè l’anno successivo al fatto: in quel tempo fu chiamata a deporre Domenica Targa, la veggente di Montagnaga. Conclusa l’indagine ecclesiastica, ampliato e consacrato il Santuario, per un lungo periodo si sono perse le tracce di tali atti originali; per molti anni furono cercati negli archivi della Curia di Trento, dei decanati di Pergine e Civezzano, della parrocchia di Pinè e della curazia di Montagnaga, ma senza risultato. Finchè nel 1893, quando ormai si disperava di trovarli, un sacerdote (direttore dell’allora periodico diocesano) rinvenne i due manoscritti del 1730 nella Biblioteca comunale di Trento. Il primo (n° 388) riporta un resoconto delle Apparizioni e degli eventi accaduti tra il 1729 e il 1730 facendo riferimento al processo ecclesiastico, il cui verbale è riportato integralmente nel secondo manoscritto (n° 620).
Le notizie riportate qui di seguito sono tratte dall’opera di uno dei Rettori del Santuario: don Giuseppe Zanotelli, «La Madonna di Caravaggio in Pinè», Trento 1897.

L’antefatto
Un certo Giacomo Moser, pio contadino di Montagnaga, agli inizi del Settecento, si era recato più volte al santuario della Madonna di Caravaggio, e da uno dei suoi viaggi aveva portato un’Immagine della Madonna, che esponeva su un altare della chiesa di Montagnaga – dedicata a S. Anna – il 26 maggio di ogni anno. Il racconto delle grazie e delle celebrazioni del Santuario di Caravaggio suscitava in molti il desiderio di recarsi nel celebre santuario bergamasco. Fra gli altri c’era anche una giovane pastorella di nome Domenica Targa (9 agosto 1699 – 24 ottobre 1764), nata in un paese vicino a Montagnaga chiamato Guardia. La giovane, però, non poteva recarsi a Caravaggio perché non riusciva a ottenere il consenso dei genitori.

Storia delle apparizioni
Ia Apparizione: 14 maggio 1729
Verso il mezzogiorno del sabato 14 maggio 1729, Domenica stava con i suoi armenti nella conca del “Palustel” (oggi detta “Comparsa”). A un tratto, tutte le bestie, come colte da terrore, si mettono a fuggire disorientate. Domenica, che stava recitando il rosario, esce in un’esclamazione: “Gesù, Maria, aiutatemi!”.
Appena pronunciata l’invocazione, vide davanti a se una bellissima Signora in vesti candide come la neve. “Figlia mia, che fai?” le chiese. “Recito il rosario”, rispose Domenica. La Signora la lodò e, dopo averle fatto esprimere l’ardente desiderio di recarsi a Caravaggio, soggiunse: “Ubbidisci a me. Non andare a Caravaggio. Invece, la sera della festa dell’Ascensione, (quell’anno era il 26 maggio) recati nella chiesa di S. Anna, dove sarà esposto il quadro della Beata Vergine di Caravaggio. Tu inginocchiati sul primo gradino dell’altare: vedrai una cosa bellissima”. “Chissà se i miei genitori mi permetteranno di andare a Montagnaga a quell’ora!” osservò la fanciulla. “Non temere, te lo permetteranno di sicuro!” soggiunse la bella Signora, e scomparve.

IIa Apparizione: 26 maggio 1729
Venne il 26 maggio 1729, festa dell’Ascensione. Senza eccessive difficoltà, Domenica poté intervenire alla funzione nella chiesa di Montagnaga. Si cantavano, quel giorno, anche le litanie dei Santi, per ottenere il dono della pioggia. All’invocazione “Omnes sancti Martyres” Domenica Targa si piegò sul fianco destro, e rimase in quella posizione, come estranea a quanto succedeva intorno, finche la funzione fu finita. Quando i sacerdoti, uscendo dalla sacrestia, la richiamarono alla realtà, si lamentò di essere stata tolta da una dolce visione: vedeva la Vergine SS. con il Bambino in braccio, nella destra aveva il rosario e stava invitandola a manifestare la sua apparizione a tutto il popolo presente. Naturalmente, ci furono anche gli scettici: specialmente tra il clero. Ma la pia giovane, prima di tornare a casa, fu costretta da una forza interiore a proclamare, per tre volte, le meraviglie della Vergine Maria e la Sua presenza.
Intanto, pur tra vari commenti e contrasti, cominciò a svilupparsi una particolare devozione per la Vergine Santissima di Caravaggio, anche sull’altare della chiesa di S. Anna. Lo zelante Giacomo Moser fece preparare dalla pittrice trentina Elena Zambaiti un nuovo e più grande quadro della apparizione della Madonna a Giovanetta Varoli, testimone delle apparizioni che furono all’origine del celebre Santuario nel Bergamasco. È la sacra Immagine che tuttora si venera a Montagnaga di Pinè, mentre il canonico mons. Girolamo conte Bucelleni, fece ricostruire l’altare nella forma in cui lo si vede oggi. Tutto fu preparato con tanto zelo e rapidità, che già l’8 settembre dello stesso anno 1729 si poté procedere alla benedizione del nuovo altare. Era stato predisposto un rito solenne con la partecipazione del pievano di Pine.

IIIa Apparizione: 8 settembre 1729
Già la gente di Montagnaga si trovava raccolta in chiesa, e si sentivano arrivare le invocazioni del popolo che veniva processionalmente da Baselga, quando la Vergine SS. apparve alla Veggente con il Bambino sulle braccia, ma questa volta ferito e sanguinante, ed era seguita dai santi Gioacchino, Anna e S. Giuseppe. La SS. Vergine stessa benedisse il quadro, e poi – dopo aver imposto a Domenica di gridare per tre volte “viene la Beatissima Vergine” – assicurò che quello sarebbe stato il luogo nel quale avrebbe accolto le preghiere dei suoi devoti. Mostrando, poi, le ferite del suo divin Bambino, spiegò che esse erano causate dai peccati, ed esortò a pregare molto per la conversione dei peccatori.
Naturalmente, anche questa volta, Domenica Targa incontrò scetticismo, specialmente da parte del pievano di Baselga.

IVa Apparizione: 10 settembre 1729
Ma la SS. Vergine, quasi a consolare Domenica, le apparve due giorni dopo per la quarta volta, nella località detta “Pralongo”, e la esortò a esporre tutto al suo confessore, don Michele Bernardi, che l’avrebbe aiutata. Difatti fu così. L’Autorità diocesana promosse un regolare processo canonico, che durò più anni, e che si concluse con l’autorizzazione a celebrare solennemente la festa dell’apparizione di Maria in Montagnaga nel giorno 26 maggio.

Il processo eccclesiastico
«Con rescritto del Vicario generale capitolare della nostra diocesi, dato il 17 maggio 1730, il sacerdote Antonio Flamacino, esaminatore prosinodale ed economo della Camera vescovile, venne deputato a procedere all’esame dei fatti straordinari avvenuti nel paesello di Montagnaga.
Il processo incominciò il 20 maggio 1730 nel castello del Buon Consiglio in Trento, fino al 23 dello stesso mese, e il 22 agosto dello stesso anno fu ripreso nel paese di Montagnaga, ove s’era portato a tal uopo il delegato Flamacino.
In Trento, durante l’interrogatorio del 22 e 23 maggio, la buona pastora narrò per filo e per segno, la storia delle quattro apparizioni ond’era stata favorita dalla Madonna e che furono narrate fin qui in compendio dietro la scorta degli atti originali del processo: e in Montagnaga, allorché, questo venne colà ripreso, ella confermò le deposizioni fatte in Trento, senza punto contraddirsi.
Se non che durante l’interrogatorio subìto in Montagnaga, la Targa poté narrare anche una ulteriore apparizione della Madonna avvenuta dopo la chiusura del processo di Trento (quinta apparizione), della quale si dirà subito brevemente, osservando che questo nuovo fatto meraviglioso ci venne fatto conoscere per la prima volta soltanto dagli atti originali del processo venuti in luce sul finire dell’anno 1893».

Va Apparizione: 26 maggio 1730
La Vergine comparve un’ultima volta a Domenica Targa nella chiesa di Sant’Anna in Montagnaga, il 26 maggio 1730. Avvolta da una luce fulgidissima, e circondata da uno stuolo di vergini, la Madonna invocò la benedizione del Signore sopra la moltitudine dei presenti, operò alcune guarigioni, manifestò a Domenica la sua soddisfazione, e, salutandola amabilmente, s’allontanò per sempre. L’incontro successivo sarebbe avvenuto in cielo, il 24 ottobre 1764.

Storia del Santuario
Dopo le apparizioni della Vergine a Domenica Targa (1729 e 1730), attorno all’immagine della Madonna la devozione popolare crebbe con tale rapidità e misura, che qualche tempo dopo la chiesetta di Sant’Anna divenne insufficiente a contenere i devoti ed i pellegrini che vi accorrevano. Fu necessario pensare ad una chiesa più vasta; i lavori, iniziati nel 1730, durarono una decina d’anni. Il 26 maggio 1751 il nuovo tempio venne consacrato dal principe vescovo di Trento mons. Leopoldo Ernesto Firmian (un ritratto del vescovo in sacrestia ricorda l’evento).
Oltre un secolo dopo, dal 1880 al 1887 il rettore del Santuario don Francesco Maria Setti promosse un nuovo ampliamento, su disegno dell’architetto Luigi Liberi; la lunghezza venne portata a trentadue metri e la larghezza a venticinque, portando la chiesa alla forma che vediamo attualmente.
Il santuario venne solennemente riconsacrato il 16 ottobre 1881 dal Principe Vescovo di Trento GianGiacomo della Bona (una grande tela in sacrestia ricorda l’evento). Altri lavori vennero eseguiti nel 1929, per il secondo centenario delle apparizioni.
Nell’agosto 1893 il Principe Vescovo di Trento Eugenio Carlo Valussi (1886/1903), venuto in visita a Montagnaga, decise di richiedere da Roma la facoltà necessaria per incoronare solennemente l’immagine miracolosa della Madonna di Pinè. In questo modo si sarebbe dato “un novello tributo di riconoscenza alla Vergine” per le numerose grazie e guarigioni. Tradizionalmente il Capitolo della Basilica di S. Pietro in Vaticano accorda solo a due immagini di Maria ogni anno in tutto il mondo l’onore dell’Incoronazione. La supplica del Vescovo di Trento, alla quale fu allegata anche una breve e fedele narrazione sull’origine e sull’incremento del Santuario di Pinè, fu esaudita. Così l’11 agosto 1894 l’immagine della Madonna fu incoronata dal vescovo di Trento mons. Eugenio Carlo Valussi assieme ad altri quattro vescovi (un grande quadro ad olio in sacrestia riporta i ritratti dei cinque vescovi che presero parte ai cinque giorni di feste per l’incoronazione). In quell’occasione papa Leone XIII (1878-1903) donò al santuario di Pinè un prezioso reliquiario e la chiesa si arricchì di un ottimo organo.

Il santuario_foto di Paolo Sandri

Il Santuario attualmente
La chiesa parrocchiale-santuario di Sant’Anna a Montagnaga, orientata a nord, fu riedificata su una chiesa preesistente (1648) tra il 1730 e il 1740, su disegno dell’architetto Antonio Brusinelli, ed ampliata tra il 1877 e il 1880, su progetto dell’architetto Luigi Liberi.
La facciata è tripartita da coppie di pilastri tuscanici, aggettanti e scalari. Il settore centrale, concluso da un frontone triangolare, è aperto da un portale architravato, coronato, a sua volta, da un frontone triangolare sovrastato da una finestra circolare, entro un incasso a tutto sesto. I settori laterali presentano un portale rettangolare cieco, sovrastato da una monofora cieca. La chiesa è dotata di uno zoccolo lapideo e presenta finiture ad intonaco tinteggiato.
Il campanile, posto a ovest, presenta una struttura a pianta quadrata: un manufatto in muratura di pietra intonacata scandito orizzontalmente da fasce e dotato alla sommità di quadranti di orologio, cella campanaria aperta da monofore, tamburo ottagonale, fungente da seconda cella campanaria, con monofore e un alto cupolino rivestito in rame.
Il tetto è a doppia falda su navata e presbiterio e gira semiconico sull’abside; a padiglione sui bracci del transetto. La cupola circolare culmina con un lanternino ottagonale. Il manto di copertura del tetto è in lamiera di rame.
Il Santuario presenta una pianta a croce latina: navata conclusa da un transetto. La parte centrale corrisponde alla chiesa settecentesca.
Le strutture portanti verticali sono muratura in pietrame intonacata, mentre le strutture di orizzontamento sono a volta a botte unghiata su navata, presbiterio e transetto.
Le pareti sono scandite da paraste corinzie e reggono un cornicione marcapiano perimetrale. Le finiture sono ad intonaco tinteggiato, la decorazione parietale a marmorino.
Il pavimento della navata e del presbiterio è a quadrotte di pietra calcarea bianca e rossa, a corsi diagonali, mentre il pavimento dell’abside è in legno.
La navata, suddivisa in cinque campate, e il transetto rettangolari sono coperti da una volta a crociera e sull’incrocio, in corrispondenza della quarta campata, si sviluppa una cupola a spicchi su pennacchi. Il presbiterio, anch’esso rettangolare, preceduto da arco santo a tutto sesto e rialzato su un gradino, è concluso da un’abside semicircolare.
All’incrocio della navata e dei bracci del transetto sono addossati quattro ambienti a pianta rettangolare, adibiti a sacrestia (nord-est), deposito (nord-ovest), sala ex-voto (sud-est) e penitenzieria (sud-ovest).
Finestre centinate si dispongono oltre il cornicione marcapiano e illuminano la prima, la seconda, la terza e la quinta campata della navata; le cappelle laterali sono aperte da due finestre centinate poste sulla parete sud e da una finestra circolare sulla parete di fondo. Dodici portali conducono agli ambienti che si formano all’incrocio della navata e del transetto, rispettivamente due nella seconda campata, due nella quinta, due nel presbiterio e tre in ogni cappella laterale.
Oltre che dal crocifisso, le pareti interne sono ornate da una Via Crucis di ottima fattura. Inoltre sono decorate da 16 grandi tele racchiuse in cornici lavorate a stucco, opere di vari autori del sec. XVII, XVIII e XIX. Dietro l´altare maggiore, in stile barocco e in marmo policromo, dedicato a Sant’ Anna, sullo sfondo absidale, si può ammirare la stupenda tela di Francesco Unterberger da Cavalese, del 1747, che rappresenta una conversazione ideale nella quale la Madonna porta il Bambino Gesù in visita a sua madre. La calotta dell’abside reca un affresco di Duilio Corompai di Venezia che rappresenta la prima apparizione della Vergine nella conca del “Palustel” (oggi detta “Comparsa”).
Nel braccio destro è collocato l’altare denominato “Madonna di Caravaggio” poiché sopra di esso si trova una tela del 1729 ad opera di Elena Zambaiti di Trento raffigurante l’apparizione della Madonna a Giovanetta Varoli a Caravaggio, benedetta dalla Madonna stessa nell’apparizione dell’8 settembre 1729. La corona della Vergine, pregiato lavoro dell’orafo trentino Giacomo Piller, contiene 4 grossi brillanti, 204 diamanti, 4 turchesi, 16 topazi, 10 ametiste, 69 almandini, 1086 perle.
Nel braccio sinistro il terzo altare è dedicato alla Madonna del Carmine e a Sant’Antonio. Infine, nella parte della chiesa preposta per le confessioni, si trova un quarto altare dedicato a Maria Addolorata, dove sono illustrati i suoi “sette dolori”.

Ex voto
Nella sala degli ex-voto sono conservate moltissime testimonianze dell’amore provvidenziale della Madonna verso i suoi figli. Gli ex voto più antichi risalgono al XVIII secolo; nel corso di 280 anni di storia, il Santuario di Pinè ne ha raccolti oltre 7.000. Qui è conservato anche il quadro originale della madonna di Caravaggio, portato a Montagnaga da Giacomo Moser in uno dei suoi pellegrinaggi al celebre santuario lombardo.
Nelle solennità viene esposto sull’altare della Madonna il paliotto fatto eseguire nel 1894 per la festa dell’incoronazione: dei cinque quadri rappresentanti le apparizioni della Vergine alla pastorella Domenica Targa, i tre centrali (che ricordano quelle avvenute in chiesa) sono ricamati, mentre gli altri due (che rappresentano le apparizioni avvenute nel bosco) sono dipinti su seta.

Redentore

Il Monumento al Redentore
Poco lontano dal Santuario, sul punto culminante del colle della Comparsa (circa 925 m.), si erge il maestoso Monumento al Redentore, opera novecentesca in stile neorinascimentale, terminata nel 1906. Al suo interno si trova una scala santa, una vera e propria riproduzione della Scala Santa di San Giovanni in Laterano a Roma, dove ad ogni scalino è stata posta della terra proveniente da diversi posti in Palestina. Alla sommità della Scala Santa si apre una luminosa cappella che contiene il gruppo ligneo della Crocifissione.
Lungo la salita dal Santuario di Montagnaga fino al Monumento al Redentore è collocata una “Via Crucis”.

Comparsa

La Comparsa
10 metri sotto il Monumento al Redendore, si trova la conca del Pra’ della Comparsa, dove è avvenuta la prima apparizione il 14 maggio 1729. Questo luogo è divenuto la meta di devoti pellegrini che percorrevano a piedi la strada da Pergine a Montagnaga. Ed è tuttora il luogo “sacro” in cui si celebrano messe e funzioni religiose, in particolare il pellegrinaggio del 26 maggio (data in cui si verificarono l’apparizione del 26 maggio 1729 e quella del 26 maggio 1730). Sul finire del XIX secolo vi venne collocato un gruppo in ferro fuso a grandezza naturale, che ricorda la prima apparizione della Madonna a Domenica Targa.

Eventi di particolare interesse
– 1929-1930: Nel secondo centenario delle apparizioni, il Vescovo di Trento mons. Celestino Endrici dedica la sua lettera pastorale per la quaresima alla ricorrenza del Santuario di Montagnaga e guida tutte le celebrazioni per le feste centenarie nel corso di un anno intero, che culminano con la presenza a Montagnaga del patriarca di Venezia, cardinale Lafontaine (l’affresco nella calotta dell’abside sopra l’altare maggiore ricorda l’avvenimento).
– 9 agosto 1964: il cardinale Gregorio Pietro Agagianian è a Montagnaga per il 70° anniversario dell’Incoronazione (1894).
– 24 maggio 1984: si è tenuto alla Comparsa il pellegrinaggio diocesano del clero, con la partecipazione di oltre 500 sacerdoti trentini guidati dal cardinale Sebastiano Baggio.
– 12 ottobre 1984: una delibera del Comune di Baselga di Pinè fissa la festa patronale dell’altopiano di Pinè il 26 maggio; ogni anno una processione muove in questo giorno da tutti i paesi dell’Altopiano verso la Comparsa, dove a turno i due sindaci di Pinè rinnovano il voto civile durante la celebrazione della Messa.
– 30 aprile 1995: Giovanni Paolo II in visita a Trento saluta e ricorda i santuari del Trentino, nominando al primo posto “La Madonna di Caravaggio in Montagnaga di Baselga di Pinè”.
– Anno santo 2000: la chiesa parrocchiale-santuario di Montagnaga è chiesa giubilare.
– Anno santo della Misericordia 2015-2016: il Santuario di Montagnaga è chiesa giubilare.
– Ogni anno l’Arcivescovo di Trento presiede il pellegrinaggio diocesano degli anziani e ammalati alla Comparsa nel mese di giugno.

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Santuari mariani d’Italia/Trentino Alto Adige: Pietralba (Weißenstein) (BZ) – Sentiero dei pellegrini da Laives a Pietralba

La più nota possibilità è di risalire lungo il sentiero che parte dalla chiesa parrocchiale di Laives lungo circa 11 chilometri e un dislivello totale 1290 metri. Inizialmente abbastanza ripido questo sentiero conduce sino alla cappella di San Pietro (in tedesco “St. Peter am Kofel”) dopo di che si passa il monte Franzenberg. Da qui in poi il più è fatto; si passa per il paese di Nova Ponente e si seguono le segnaletiche per raggiungere il santuario. Ogni anno si effettua in maniera solenne questo percorso a mo’ di pellegrinaggio.

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Il nostro punto di partenza è la chiesa parrocchiale di Laives.

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Attraversiamo il ponte presso Casa Emmaus ed iniziamo il nostro percorso.

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Dopo una salita su un tratto roccioso, il percorso prosegue su strada asfaltata.

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Facciamo una deviazione alla chiesetta di San Pietro.

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Questa piccola cappella si può considerare il simbolo di Laives.

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L’antica strada s’inoltra nel bosco.

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Lungo la strada ci sono le stazioni della Via Crucis.

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Dopo la settima stazione raggiungiamo casa “Halbweg”, siamo a ca. 1.000 m.s.l.m ed abbiamo lasciato alle nostre spalle gran parte del percorso.

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Casa “Halbweg” un tempo era un ristorante, ma oggi è una casa fatiscente.

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Qui la strada è pianeggiante.

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Inoltrandoci nella valle Brantental possiamo ammirare la chiesa di Nova Ponente e sullo sfondo il Catinaccio.

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Presso la 10a stazione la strada diventa nuovamente ripida.

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Ed anche un po’ rocciosa, come si addice ad un sentiero per pellegrini.

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In compenso possiamo godere di un meraviglioso panorama fino al massiccio della Mendola.

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Manca poco alla strada per Nova Ponente.

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Attraversiamo la strada, il sentiero dei pellegrini prosegue sul lato opposto.

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In leggera salita attraverso il bosco passando per prati fioriti.

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È tradizione portare delle pietre da Laives per lasciarle in questo punto.

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Arrivati a Pietralba. L’imponente santuario in stile barocco è uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti dell’arco alpino.

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Nelle vicinanze si trova anche un ristorante dove è possibile rifocillarsi.

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Poco distante si trova anche la chiesetta di San Leonardo.

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In questo luogo risale la fondazione del santuario nel 16° secolo.

 

Santuari mariani d’Italia – Trentino Alto Adige/1 – Pietralba (Weißenstein) (BZ)

Maria_Weissenstein

Il Santuario della Madonna di Pietralba (in tedesco Wallfahrtsort Maria Weißenstein, in ladino Santuarie de Baissiston) è uno dei principali santuari in Alto Adige/Südtirol (BZ), meta di tantissimi pellegrinaggi con migliaia di fedeli che vengono a venerare l’immagine della piccola statua della Pietà, miracolosamente rinvenuta nel 1553 da un contadino del luogo Leonardo Weißensteiner (da cui il nome del Santuario).
Il Santuario si trova ad una quota considerevole, 1520 m.s.l.m., tra i paesi di Nova Ponente/Deutschnofen e Monte San Pietro/Petersberg, circondato da boschi, con splendida vista sulle cime dolomitiche del Catinaccio, del Latemar, della Marmolada e a poca distanza dalle pendici del Corno Bianco.

Storia del Santuario
Il Fondatore
Intorno al 1547 la Vergine apparve a Leonardo Weißensteiner, un pio e retto contadino titolare di un maso, un grande podere detto Weißenstein, in località Nova Ponente, nel pianoro di Pietralba. In questa vasta e silenziosa solitudine, viveva tranquillamente con la sua famiglia, conducendo vita virtuosa, pur essendo tanto provato dal dolore. Infatti qualche tempo prima della visione la salute mentale di Leonardo vacillò, ed egli fu internato in manicomio. Qui Leonardo aveva spesso dei lucidi intervalli che rendevano più amara la situazione; ma egli si consolava nella fede. In uno di questi intervalli gli apparve Maria per consolarlo e per chiedergli la costruzione di una cappella, appena fosse stato restituito alla libertà.
In uno degli eccessi di furore, che si alternavano ai momenti di calma, riuscì a liberarsi dalle catene e a fuggire nel bosco attiguo, ove cadde in un burrone senza farsi male, ma recuperando all’istante la più completa sanità. Mentre stava pensando a come uscire dal profondo burrone, Maria gli apparve nuovamente per confortarlo e per ricordargli l’ingiunzione di edificare la cappella, assicurando che alla fine del nono giorno i suoi parenti (che lo stavano già cercando) lo avrebbero ritrovato. Gli disse: «Affinché tu non abbia dei dubbi su ciò che ti prometto, rimarrai ancora nove giorni in questo luogo, senza cibo e bevanda; al termine del nono giorno, i familiari ti troveranno. Tu, poi, non dimenticare le mie parole!». E così avvenne.
Ritrovato effettivamente il nono giorno, Leonardo se ne tornò a casa, dedicandosi ai suoi lavori. Dimenticò, però, ben presto la promessa e fu assalito nuovamente dal terribile male con maggiore violenza. Da quel momento, di notte fu vista una luce, sempre nello stesso luogo, e nessuno sapeva rendersene ragione. Leonardo ricordò tutto, riacquistando ancora la salute, e così si mise subito al lavoro. Scavando le fondamenta, vicino al posto in cui cadde bel burrone, trovò una statuetta della Madonna raffigurante la “Pietà”: pensò fosse un segno del Cielo e, terminata la Cappella, ve la collocò perché fosse venerata. Da allora all’invocazione della Madonna, rappresentata dalla miniatura in alabastro di una Madonna Addolorata (misura appena 20 centimetri d’altezza compreso il piedistallo), che tiene sulle ginocchia il Figlio deposto dalla croce, sono attribuite numerose grazie. Si era nel 1553.
Diffusasi la notizia di questi fatti miracolosi, molti devoti, o semplicemente curiosi, accorsero a prostrarsi davanti a questa statuetta della Vergine Addolorata, che continuò a concedere i suoi favori. Leonardo, intanto, affidata la cura dei suoi poderi ai figli, si occupò unicamente del decoro della Cappella consacrandosi alla Vergine come eremita e fedele custode della Cappella finché, ricco di meriti, morì nel 1571 e da allora riposa nel camposanto di Monte San Pietro.

Il Santuario
Nel frattempo, il flusso di pellegrini, che salivano attraverso la stretta valle di Laives, spesso portando un qualche segno di penitenza, crebbe sempre più, tanto che la cappella, costruita nel 1553, divenne ben presto insufficiente a contenere così tanti pellegrini. Fu perciò necessario costruire un edificio più grande: già nel 1561 fu costruita, nelle vicinanze della cappella di Leonardo, un’altra cappella più ampia, la quale, a sua volta, nel 1638 cedette il posto alla chiesa ora esistente, terminata nel 1654 e consacrata il 1° giugno 1673 dal principe vescovo Sigismondo Alfonso di Thun.
Le autorità ecclesiastiche, con a capo il principe vescovo Carlo Emanuele Madruzzo, esaminati i fatti in lunghe e serie indagini (1629-1658), confermarono e documentarono la miracolosa origine del santuario.
Dal 1651 il santuario fu affidato ad un sacerdote stabile, il quale doveva celebrare la S. Messa, confessare, ma anche curare le vie d’accesso al santuario, il ristoro dei pellegrini e l’ordine morale.
Ma il crescente affluire dei fedeli rese insufficiente l’opera di un solo sacerdote, per cui si decise di affidare la custodia del santuario ad una comunità religiosa; la scelta cadde sull’Ordine dei Servi di Maria di Innsbruck, per la loro particolare finalità di propagare la devozione ai dolori della Vergine.
Superate alcune difficoltà, il 21 novembre 1718 i primi quattro religiosi Servi di Maria fecero solenne ingresso nel santuario con l’approvazione del Capitolo della cattedrale di Trento, di papa Clemente XI e dell’imperatore d’Austria Carlo VI, il quale desiderava “che tutti i suoi sudditi venerassero in modo speciale la Vergine taumaturga di Pietralba”.
Il santuario acquistò l’aspetto attuale tra il 1719 e il 1722, quando Johann Martin Gump, architetto di corte a Innsbruck, e il suo collega Agostino Maria Abfalterer, anche lui architetto, progettarono nuovi interventi.
Nel 1722 fu realizzato il convento annesso al santuario, creando così l’assetto attuale: convento in direzione nord-sud con la parte centrale formata dalla facciata della chiesa.
Nonostante questi nuovi lavori, e nonostante il numero sempre maggiore di pellegrini e visitatori, nel 1787, per volere dell’imperatore d’Austria Giuseppe II, nell’ambito delle ampie riforme attuate dal sovrano anche in ambito ecclesiastico, il santuario ed il convento furono chiusi e ogni servizio religioso venne vietato. Tutti i beni che si trovavano a Pietralba furono confiscati dal governo a favore del neo costituito fondo per il culto e tutto fu messo all’asta. La statuetta della Pietà, che lo stesso Leonardo Weissensteiner aveva collocato nella cappella originaria, fu trasferita nella chiesa di San Nicolo e Sant’Antonio Abate a Laives/Leifers (Bolzano/Bosen). Le due torri della chiesa furono abbattute;la stessa sorte colpì gli eremi costruiti nel corso del secolo nelle vicinanze del santuario; la chiesa profanata e adibita a deposito legname. La soppressione comportò anche la dispersione degli ex voto. Chiesa e convento, però, furono risparmiati grazie alla sensibilità del compratore Johann Gugler di Bolzano.
Dopo la soppressione del Santuario, che durò dal 1787 al 1836, i Servi di Maria di Innsbruck riacquistarono il Santuario, tornando ad esserne i custodi.
Nel 1884 furono ricostruite le due torri e la cupola.
Il 24 agosto 1885, alla presenza di 130 sacerdoti e 15 mila fedeli, il principe vescovo di Trento Giovanni Giacomo della Bona presiedette il rito della “incoronazione” della Pietà, una copia della statua considerata taumaturgica che il contadino Leonardo aveva voluto porre nella sua cappella.
A tutto questo fece seguito anche la ricostruzione della raccolta degli ex-voto.
Nel 1894 Alfonso Silber rifece la decorazione interna della chiesa.
Nel periodo fascista i monaci di lingua tedesca furono sostituiti con monaci di lingua italiana, appartenenti ai Servi di Maria di Vicenza, che lo curano ancora oggi.
Nel 1953, in occasione del IV centenario, fu abbellita la facciata e costruita una monumentale gradinata d’accesso.
In preparazione del Giubileo del 2000 fu rinnovato l’ostello della gioventù e la casa del pellegrino.
Nel 2003, il santuario fu elevato alla dignità di basilica minore.
Per quanto riguarda gli ex-voto, se ne contano, oggi, più di 4000 a testimonianza delle numerose grazie ricevute dalla Madonna di Pietralba. Purtroppo, in seguito a vari furti, gli oggetti più preziosi non vengono esposti a favore di foto, dipinti e ricami di ringraziamento a Maria.

Il Santuario attualmente
Presso il santuario vi è un unico e lungo corridoio con centinaia di ex-voto, ovvero le testimonianze di gratitudine della gente verso la Madonna. Tale corridoio costituisce l’unico accesso alla chiesa.
All’ingresso, sul lato sinistro della chiesa, guardando l’altare, si trova la primitiva cappella eretta da Leonhard. Qui è stata posta una Pietà lignea.
Il santuario è in stile barocco rococò. L’altare maggiore, opera di Giacomo Poder di Caldano del 1703, è in legno dipinto ed è ricoperto di foglie d’oro e d’argento. In alto, vi è custodita la venerata immagine della Madonna della Pietà, incoronata il 24 agosto 1885. Il diadema dorato posto sul capo dell’Addolorata risulta finemente lavorato ed arricchito di brillanti, tra i quali spicca una gemma assai preziosa dono del Papa Leone XIII; la corona sul capo del Cristo morto è simile a quella della Madre.
La volta della chiesa è abbellita da splendidi affreschi di Adam Mölk del 1753: essi hanno valore non solo artistico ma raro per il contenuto: vi è illustrato il significato del Santuario dal punto di vista della pietà popolare, della devozione mariana e della Chiesa locale.
Gli altari laterali sono opera del Pußjäger.
Nei pressi della chiesa si trova la cappella dedicata a San Pellegrino Laziosi, il patrono dei malati di tumore, e un luogo denominato “penitenzieria” dove si ha la possibilità di potersi confessare quotidianamente o semplicemente per un colloquio sia in lingua italiana sia in quella tedesca.

Da vedere
La cappella San Leonhard.
Oltre al santuario, risalendo per una ventina di minuti il sentiero nr. 4 in direzione est, è possibile raggiungere la cappella di Leonhard Weißensteiner, dove è apparsa la Vergine. Poco più in basso si trova il suo eremo, un piccolo e curioso luogo dove nel passato furono edificate anche altre piccole celle, di cui a oggi ne rimangono solo pochi resti. Da qui scendendo alcuni scalini si trova una piccola rientranza nella roccia, dove Leonhard cadde nel 1553.
Dall’eremo inoltre si ha un’ottima visuale sulle cime dolomitiche che contornano la zona: il Catinaccio, la Marmolada e il Latemar.

Altre strutture
Per chi arriva a Pietralba, il complesso offre ora una serie di servizi: affiancato al Santuario si trova infatti l’Hotel Weißenstein che offre posti letto e un tipico ristorante, costituito da un bar e da un ristorante self-service che offre specialità sud-tirolesi. Per i gruppi più numerosi di pellegrini è disponibile una Casa del Pellegrino. Inoltre è disponibile anche un Ostello.

Pellegrini famosi
Tra i visitatori illustri del santuario vi furono l’imperatore d’Austria Carlo VI, che arrivò persino a sollecitare i suoi sudditi ad onorare la Madonna di Pietralba/Weissenstein e, in un periodo più recente, Albino Luciani (papa Giovanni Paolo I), il quale da bambino, assieme alla mamma Bortola e ai fedeli dell’agordino partiva in pellegrinaggio per Pietralba. Di sua consuetudine vi trascorreva le vacanze estive quando era ancora cardinale. Prenotò per l’ultima volta nell’agosto del 1978, ma alla morte di papa Paolo VI dovette partire per le solenni esequie papali e il successivo conclave che lo avrebbe eletto 263º successore di Pietro.
Il 17 luglio 1988 si recò in pellegrinaggio al santuario della Madonna di Pietralba anche papa Giovanni Paolo II. Nel 2003 lo stesso papa ha concesso l’indulgenza plenaria a coloro che visitano questo luogo sacro.

Preghiera
Signore Gesù,
che sul Calvario
sei stato consolato
dalla presenza della Madre
e dopo la morte
hai di nuovo riposato
sulle sue ginocchia,
guarda alla nostra necessità
e accogli le suppliche,
che ti presentiamo
per mezzo della Madonna di Pietralba.
Amen.

Per raggiungere Pietralba
Con i mezzi
Il santuario di Pietralba in automobile da:
1. l’uscita “Bolzano nord” dell’A22, e da qui seguendo le indicazioni per la Val d’Ega e Nova Ponente (circa 33 km);
2. l’uscita “Egna-Ora” dell’A22, salendo in direzione Cavalese per poi deviare per Aldino (circa 22 km).
Esiste anche la possibilità di utilizzare mezzi pubblici.
A piedi
La più nota possibilità è di risalire lungo il sentiero che parte dalla chiesa parrocchiale di Laives lungo circa 11 chilometri e un dislivello totale 1290 metri. Inizialmente abbastanza ripido questo sentiero conduce sino alla cappella di San Pietro (in tedesco “St. Peter am Kofel”) dopo di che si passa il monte Franzenberg. Da qui in poi il più è fatto; si passa per il paese di Nova Ponente e si seguono le segnaletiche per raggiungere il santuario. Ogni anno si effettua in maniera solenne questo percorso a mo’ di pellegrinaggio.
Altra via per un pellegrinaggio inizia a Aldino seguendo il sentiero nr. 10 che in circa 2 ore e con un dislivello tatale di 410 metri lungo circa 6 chilometri conduce al santuario.
Ogni anno centinaia di persone partono dalle valli del Trentino, Fornace in maggio e Fierozzo San Felice in settembre, in pellegrinaggio votivo a piedi compiendo più di 50 km verso il santuario partendo di notte.

Il rapporto con la città di Laives
La statuetta della Madonna fu trasferita nel XVIII secolo nella chiesa di San Nicolò e Sant’Antonio abate a Laives. Tra il santuario e i cittadini di Laives c’è un’antica discussione che si basa appunto sulla statuetta: quando il santuario tornò in attività, venne fatta una copia della Madonnina e ancora oggi c’è il dubbio su quale sia quella autentica.

Bibliografia
1. «Cenni storici sul Santuario di Pietralba presso Bolzano : (1520 s. m.)», Pezzini, Milano, 1932.
2. Rasmo Nicolò, «Contributi alla storia del santuario di Pietralba nel quarto centenario della sua fondazione : (1553-1953)», in “Cultura atesina = Kultur des Etschlandes”, Bolzano, A.6 (1952), n. 1-4 ; pp. 154-160.
3. Rasmo Nicolò, «Il Santuario di Pietralba : nuovi contributi alla sua storia costruttiva», in “Cultura atesina = Kultur des Etschlandes”, Bolzano, A.8 (1954), n. 1-4; p. 52-78.
4. «Il santuario di Pietralba (Bolzano) m. 1520 s. m. Trentino-Alto Adige», Santuario di Pietralba, Nova Ponente (BZ), 1957.
5. Servi di Maria, «Santuario di Pietralba 1520 m. Weissenstein (Bolzano) : profilo storico», Marconi, Genova [1968?].
6. «Santuario di Pietralba Maria Weissenstein», Santuario di Pietralba, Nova Ponente (BZ) [dopo il 1988].
7. Padri Servi di Maria (a cura di); testo del padre Emilio M. Bedont, «Santuario di Pietralba : m. 1520», Rossato, Novale di Valdagno (VI), 1992.

Notizie utili
Santuario Madonna di Pietralba /Maria Weissenstein
Servi di Maria
Indirizzo: Monte San Pietro
Tel. 0471/61.51.65
Diocesi: Bolzano-Bressanone.
Calendario: La solennità principale viene celebrata la terza domenica di settembre, festa dell’Addolorata. Inoltre si festeggia il 26 luglio (Sant’Anna e San Gioacchino) e il 15 agosto (Assunzione di Maria Vergine).

Santuari mariani d’Italia/Trentino Alto Adige. Introduzione

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Il Trentino e l’Alto Adige, attraverso il valico del Brennero, costituiscono da sempre il punto di passaggio tra il mondo germanico e l’Italia. Ma l’importanza strategica di queste valli si rivelò soprattutto durante il Medio Evo, quando il Sacro Romano Impero aveva la sua sede effettiva in Germania, ma idealmente la sua capitale era a Roma, sede dell’antico impero e del Papato. Gli imperatori si preoccuparono di mettere in quei posti di passaggio obbligato delle popolazioni fidate, in modo da avere sempre sgombra la strada per l’Italia e per Roma.

Da allora (intorno al 1000) cominciò il processo di “germanizzazione” dell’alta valle dell’Adige, divenuto pressoché completo nel secolo scorso. La cultura, e quindi anche le espressioni religiose della regione, risentono fortemente dell’influsso germanico: l’Alto Adige costituisce come un’isola tedesca in Italia, mentre il Trentino ha conservato meglio la sua identità italiana.

La chiesa mariana più antica della regione è Santa Maria Maggiore di Trento, risalente, nella sua primitiva costruzione, al sec. VII. Durante il famoso concilio di Trento spesso ne ospitò le sessioni.

I santuari veri e propri più antichi (San Romedio [TN] e Senale in Val di Non [TN]) sorgono nei pressi di valichi alpini ed avevano annessi degli ospizi per il ricovero e il ristoro dei pellegrini diretti a Roma. Dapprima essi erano affidati l’uno ai Benedettini e l’altro agli Agostiniani. In seguito, sempre nel Medio Evo, passarono ai Cavalieri Teutonici (un ordine cavalleresco sorto al tempo delle crociate e particolarmente diffuso nelle terre germaniche).

I primi santuari quindi hanno alla loro origine il culto popolare o la presenza dei religiosi; dal tardo Medioevo in poi sono frequenti le apparizioni: fra le più note sono Pietralba (BZ) nel 1553 e Piné (TN) nel 1729. Sono numerosi anche i ritrovamenti di immagini: ancora Pietralba e poi Campo di Trens (BZ) nel 1345 e Trafoi (BZ) nel 1600.

Fra i titoli mariani due sono assai ricorrenti nella regione: l’Addolorata e la Beata Vergine dell’Aiuto («Hilf», in tedesco). Ambedue sono di derivazione tedesca. L’Addolorata, con la classica immagine della Vergine seduta con il Figlio morto sulle ginocchia (resa famosa dalla “Pietà” del Michelangelo), ha cominciato a diffondersi dalla Fiandre (Olanda) all’inizio del 1400, per passare rapidamente in Germania e in tutta Europa. Il culto di Maria sotto il titolo dell’Aiuto («Auxilium christianorum») si è diffuso particolarmente in Austria e in Baviera, dopo le vittorie riportate dai Cristiani contro i Turchi alle porte di Vienna nel 1529 e soprattutto nel 1683: in quelle due occasioni l’Europa cristiana corse seri pericoli. Il titolo dell’«Aiuto» richiamava tuttavia anche la vita grama che nei secoli passati si conduceva fra quei monti, belli quanto poveri di raccolto e ricchi di pericoli d’ogni genere.

Le costruzioni dei santuari non sono grandiose, anche se spesso sono molto suggestive per la posizione in cui in genere si trovano. Lo stile riflette per lo più il gotico o il barocco tedesco: sono molto frequenti perciò i tetti spioventi, i campanili dalle guglie alte e sottili o con le caratteristiche cupolette a forma di bulbo, gli interni sovrabbondanti di stucchi fantasiosi.

Anche nelle immagini è prevalente l’influsso tedesco: sono spesso delle statue, per lo più di ridotte dimensioni e riccamente paludate.

Benché la regione non abbia santuari di richiamo nazionale, pure l’afflusso vi è notevole, anche indipendentemente dal fenomeno del turismo. Dopo lo sbandamento e la pausa di riflessione del post-Concilio, i pellegrinaggi, spesso rinnovati nel loro modo di svolgimento, sono tornati a fiorire e costituiscono sovente una tappa importante della pastorale parrocchiale e diocesana. I santuari più frequentati sono quelli di Pietralba (BZ) e di Piné (TN).

Infine una parola sul folklore. Il Trentino-Alto Adige è una delle regioni italiane a maggiore vocazione turistica e il turismo ha significato quasi sempre la disgregazione della vita di villaggio che si conduceva in quelle valli. Tuttavia molti conservano con cura il costume tradizionale, specie nell’Alto Adige, e non mancano di indossarlo nelle feste, che hanno nelle solenni e compostissime processioni il momento culminante. Fra le più sentite c’è la festa del 15 agosto, in onore della «Unsere Liebe Frau» (Nostra Amata Signora, titolo che corrisponde alla nostra «Madonna»), spesso ricca di riti popolari antichi e caratteristici.

Domenico Marcucci, «Santuari mariani d’Italia. Storia, fede, arte», Ed. Paoline, Cinisello Balsamo (MI), 1992, pp. 103-104.