Rifiuti e discariche 1 – L’economia dei rifiuti non conosce crisi

0RIFIUTI

Anche quest’anno, concluse le festività, l’incremento di rifiuti prodotti negli USA segnerà il +25%: è quanto registrato dall’Agenzia Protezione Ambiente degli Stati Uniti. E l’Italia, purtroppo, non è da meno. In questi giorni, carte, plastiche, imballaggi, prodotti elettronici e, più di tutto, cibo, stanno alimentando un vortice di rifiuti e sprechi. Secondo il rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher, quanto più gli italiani sprecano è proprio il cibo, secondo solo al denaro, che mantiene saldamente il record. E il periodo festivo è, in ogni caso, solo la punta di un iceberg, un problema, ancora sottovalutato, grande come una montagna: quella dei rifiuti, in gran parte appunto sommersa.

Un’immagine plasticamente tradotta sulla copertina, recentemente premiata, di “Trash. Tutto quello che dovreste sapere sui rifiuti” (Codice Edizioni) del fisico Piero Martin, docente all’Ateneo di Padova, e della giornalista Alessandra Viola. Un progetto letterario che affronta la questione in modo originale. «Il messaggio è che non solo i rifiuti che stanno sommergendo le città costituiscono una minima parte di quelli prodotti dagli albori della civiltà ad oggi, ma che questi parlano di noi, delle società e delle economie che abbiamo sviluppato, analogamente a quanto fatto dai nostri antenati con la Cappella Sistina o le Piramidi – spiegano gli autori –. Le discariche saranno i siti archeologi del futuro».

Per Martin i rifiuti rappresentano «un problema ambientale, perché ne produciamo sempre più di più: basta pensare all’elettronica, alla filosofia “usa e getta”, alle crescenti quantità di CO2 rilasciate in atmosfera come scarti delle combustioni». Ma il fisico spiega come siano pure «un problema economico, perché ricicliamo pochissimo delle materie prime preziose che finiscono invece bruciate o in discarica, come le plastiche. E lo sono per lo sviluppo dei paesi più poveri: 6 miliardi di persone hanno accesso alla telefonia cellulare e solo 5 dispongono di toilette dignitose! Costi e conseguenze su salute, mortalità infantile e accesso all’istruzione, soprattutto di bambine e ragazze, è gravissimo: proprio loro, infatti, nei paesi poveri, non frequentano o abbandonano le scuole per mancanza di servizi dignitosi, con un minimo di privacy».

Per migliorare l’approccio al tema dei rifiuti, secondo Martin «c’è una gerarchia ben precisa, quelle delle 4R, per il trattamento sostenibile dei rifiuti. In ordine di priorità: riduci, riusa, ricicla, recupera. Non si prescinde, dunque, dal riprogettare stili di vita personali e politiche globali alternativi alla cultura dello scarto che oggi ci permea. Come non si prescinde dal “restituire vita” a quello che non serve più: e la ricerca scientifica è fondamentale».

Ecco perché Viola sostiene che i rifiuti siano «una grande opportunità». «Laddove sono inevitabili, trattarli in maniera intelligente significa aiutare uno sviluppo sostenibile e ricavarne valore – aggiunge –. Due esempi: nel mondo siamo a corto di fosforo, estratto dalla roccia, la fosforite, che con il tempo si esaurirà. È un elemento indispensabile in agricoltura, ma l’uso è inefficiente, finisce per inquinare, quando potrebbe essere riciclato con progetti di recupero dalle fognature, essendo le deiezioni umane ricchissime».

Gli autori del volume sono convinti che ci sia un’unica strada per “valorizzare” i rifiuti: «Occorre investire in ricerca, la sola capace di veri salti di qualità. Pensiamo alla storia del bruco mangia plastica, scoperto dall’italiana Bertocchini, ma anche alla ricerca finalizzata allo sviluppo di sorgenti energetiche che non producano CO2, o alla fusione nucleare per produrre energia del sole e delle stelle, o alla realizzazione di toilette efficienti a basso consumo di acqua o a quella in campo medico per l’utilizzo del trapianto di feci per curare gravi malattie intestinali».

Silvia Camisasca, «L’economia dei rifiuti non conosce crisi», in “Avvenire”, martedì 2 gennaio 2018, p. 18.

Il modello circolare ricetta anti-spreco

Take, make, dispose (Acquista, consuma e getta): ecco i diktat dell’economia lineare, modello economico obsoleto, ma ancora imperante, che presuppone beni dal ciclo di vita possibilmente breve e uno schema che procede dall’ottenimento di materie prime, alla loro trasformazione in prodotti di consumo e si esaurisce nel loro smaltimento. Funzionante su un pianeta di risorse infinite.

Ma non è il caso del nostro: alternative?

Dare nuova vita e riciclare i prodotti, magari già pensati per “durare”. È quanto propone l’economia circolare, che sulla spinta del documento strategico emanato dal ministero dell’Ambiente “Verso un modello di economia circolare per l’Italia” si sta diffondendo a livello nazionale.

Aumenta l’attenzione delle imprese. Per esempio ad Arco (Trento), Aquafil, appena approdata in Borsa, a partire da reti da pesca dismesse ha sviluppato Econyl, un processo di riciclo del nylon 6, materiale sintetico molto usato e prezioso, riciclabile all’infinito senza perdere le proprietà iniziali. In lavorazione nelle filiali di Europa, USA e Asia, Econyl evita nuovi consumi e riduce pure il grave impatto sull’ecosistema marino delle reti abbandonate sui fondali.

S.Cam., «Il modello circolare ricetta anti-spreco», in “Avvenire”, martedì 2 gennaio 2018, p. 18.

Annunci