Racconti per lo spirito 52 – L’uovo

uovo

Una donna, che non aveva grandi risorse economiche, trovò un uovo. Tutta felice, chiamò il marito e i figli e disse:

«Tutte le nostre preoccupazioni sono finite. Guardate un po’: ho trovato un uovo! Noi non lo mangeremo, ma lo porteremo al nostro vicino perché lo faccia covare dalla sua chioccia. Così presto avremo un pulcino, che diventerà una gallina. Noi naturalmente non mangeremo la gallina, ma le faremo deporre molte uova, e dalle uova avremo molte altre galline, che faranno altre uova. Così avremo tante galline e tante uova. Noi non mangeremo né galline né uova, ma le venderemo e ci compreremo una vitellina. Alleveremo la vitellina e la faremo diventare una mucca. La mucca ci darà altri vitelli, finché avremo una bella mandria. Venderemo la mandria e ci compreremo un campo, poi venderemo e compreremo, compreremo e venderemo».

Mentre parlava, la donna gesticolava. L’uovo le scivolò di mano e si spiaccicò per terra.

I nostri propositi assomigliano spesso alle chiacchiere di questa donna: «Farò… Dirò… Rimedierò…». Passano i giorni e gli anni, e non facciamo niente.

Bruno Ferrero, «40 storie nel deserto. Piccole storie per l’anima», Ed. Elle Di Ci, Leumann (T0) 1996, p. 61.

Annunci

Racconti per lo spirito 51 – L’orario dei treni

1

Io conoscevo un uomo che sapeva a memoria l’orario ferroviario, perché l’unica cosa che gli dava gioia erano le ferrovie, ed egli passava tutto il suo tempo alla stazione, guardava come i treni arrivavano e come ripartivano. Egli osservava con meraviglia i vagoni, la forza delle locomotive, la grandezza delle ruote, osservava meravigliato i controllori che saltavano in carrozza e il capostazione.

Conosceva ogni treno, sapeva da dove veniva, dove andava, quando sarebbe arrivato in un certo posto e quali treni partivano da quel posto e quando sarebbero arrivati. Sapeva i numeri dei treni, sapeva in che giorno viaggiano, se hanno il vagone ristorante, se aspettano o no delle coincidenze. Sapeva quali treni hanno il vagone postale e quanto costa un biglietto per Frauenfeld, per Olten, per Niederbipp o per qualche altro posto.

Non andava al bar, non andava al cinema, non andava a spasso, non aveva né la bicicletta, né la radio, né il televisore, non leggeva giornali né libri, e se avesse ricevuto delle lettere, non avrebbe letto neanche queste. Per fare queste cose gli mancava il tempo, perché egli passava le sue giornate alla stazione, e solo quando l’orario ferroviario cambiava, a maggio e a ottobre, non lo si vedeva più per qualche settimana.

Allora se ne stava a casa seduto al suo tavolo e imparava tutto a memoria, leggeva l’orario nuovo dalla prima all’ultima pagina, faceva attenzione ai cambiamenti ed era contento quando non c’erano. Capitò anche che qualcuno gli chiese l’orario di partenza di un treno. Allora divenne raggiante in volto e volle sapere con esattezza qual era la meta del viaggio, e chi gli aveva chiesto l’informazione perse di sicuro il treno, perché egli non lo lasciò andare, non si accontentò di citare l’ora, citò anche il numero del treno, il numero dei vagoni, le possibili coincidenze, tutti gli orari di partenza; spiegò che con quel treno si poteva andare a Parigi, dove bisognava scendere e a che ora si arrivava, e non capiva che tutto ciò alla gente non interessava. Se però qualcuno lo piantava lì e se ne andava prima che gli avesse elencato tutte le sue conoscenze, si arrabbiava, lo insultava e gli gridava dietro: «Lei non ha la minima idea delle ferrovie!».

Lui personalmente non salì mai su un treno.

Ciò non avrebbe avuto senso, diceva, perché egli sapeva già prima a che ora il treno arrivava.

(Peter Bichsel).

Molte persone (tra cui molti studiosi insigni) sanno tutto della Bibbia, anche l’esegesi dei versetti più piccoli e nascosti, anche il significato delle parole più difficili e persino quello che lo scrittore sacro voleva veramente dire, anche se sembra il contrario.

Ma non trasformano in vita personale niente di quello che è scritto nella Bibbia.

Bruno Ferrero, «40 storie nel deserto. Piccole storie per l’anima», Ed. Elle Di Ci, Leumann (T0) 1996, pp.58-59.

Racconti per lo spirito 50 – Dio nel Pozzo

163

Una comitiva di zingari si fermò al pozzo di un cascinale. Un bambino di circa cinque anni uscì nel cortile, osservandoli ad occhi sgranati.
Uno zingaro in particolare lo affascinava, un pezzo d’uomo che aveva attinto un secchio d’acqua dal pozzo e stava lì, a gambe larghe, bevendo. Un filo d’acqua gli scorreva giù per la barba di fuoco, corta e folta, e con le mani forti si reggeva il grosso secchio di legno alle labbra come se fosse stata una tazza.
Finito che ebbe, si tolse la fusciacca multicolore e con quella si asciugò la faccia. Poi si chinò e scrutò in fondo al pozzo. Incuriosito, il bambino si alzò in punta di piedi per cercare di vedere oltre l’orlo del pozzo che cosa stesse guardando lo zingaro.
Il gigante si accorse del bambino e sorridendo lo sollevò da terra tra le braccia.
«Sai chi ci sta laggiù?», chiese. Il bambino scosse il capo.
«Ci sta Dio», disse.
«Guarda!», aggiunse lo zingaro e tenne il bambino sull’orlo del pozzo.
Là, nell’acqua ferma come uno specchio, il bambino vide riflessa la propria immagine. «Ma quello sono io!».
«Ah!»,
esclamò lo zingaro, rimettendolo con dolcezza a terra. «Ora sai dove sta Dio».

Bruno Ferrero, «40 storie nel deserto. Piccole storie per l’anima», Ed. Elle Di Ci, Leumann (T0) 1996, pp.56-57.

Che l’amore di Dio sia con te
e ti accompagni per tutta la vita.
Possa tu essere una stella nell’oscurità.
Possa tu essere un bastone per chi è zoppo.
E possa l’amore di Gesù Cristo riempire i cuori anche per mezzo tuo
e tu possa essere ripieno dello stesso amore.

(Antica Benedizione Celtica)

Racconti per lo spirito 49 – Il più bel ritratto del re

Racconti 49

Un grande re orientale bandì un concorso: «Artisti di tutto il mondo! Premierò chi di voi mi farà il più bel ritratto!».
Alcuni prepararono i colori più vivi, altri scelsero la creta più plasmabile, altri il marmo più bello. Giunse anche un piccolo gruppo di estrosi artisti greci. Portavano solo piccoli sacchi d’arena.
A ciascuno fu assegnata una delle stanze del palazzo reale e tutti si misero al lavoro.
Venne finalmente il giorno della sospirata premiazione.
Il re ammirò ritratti dai vivaci colori, statue plasmate con arte, marmi che sembravano vivi.
Poi entrò nella sala dei greci, che con la sabbia avevano semplicemente lucidato le pareti di marmo così da renderle riflettenti come uno specchio.
«Dov’è il mio ritratto?», chiese il re agitandosi.
Sembrava che non ci fosse, eppure su ogni parete si rifletteva un’immagine viva: portava proprio il volto adirato del re, aveva le sue stesse sembianze e movenze.
Gli estrosi artisti greci furono premiati.

«Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5,8).

Racconti per lo spirito 48 – La perla

ostrica-perla

Disse un’ostrica a una vicina:
«Ho veramente un gran dolore dentro di me. È qualcosa di pesante e di tondo, e sono stremata».
Rispose l’altra con borioso compiacimento:
«Sia lode ai cieli e al mare, io non ho dolori in me. Sto bene e sono sana sia dentro che fuori».
Passava in quel momento un granchio e udì le due ostriche, e disse a quella che stava bene ed era sana sia dentro che fuori:
«Si, tu stai bene e sei sana; ma il dolore che la tua vicina porta dentro di sé è una perla di straordinaria bellezza».

È la grazia più grande, quella dell’ostrica. Quando le entra dentro un granello di sabbia, una pietruzza che la ferisce, non si mette a piangere, non strepita, non si dispera. Giorno dopo giorno trasforma il suo dolore in una perla: il capolavoro della natura.

Bruno Ferrero, «40 storie nel deserto. Piccole storie per l’anima», Ed. Elle Di Ci, Leumann (T0) 1996, p. 54.

Racconti per lo spirito 47 – Il samurai e lo specchietto

Specchio

Tanti secoli fa, un Samurai partecipò alla festa dell’imperatore. Di ritorno, volle portare a sua moglie, rimasta nel lontano villaggio, un piccolo, ma gentile regalo: uno specchietto.
La donna guardò lo specchietto con stupore: non ne aveva mai visto uno prima di allora.
La meraviglia crebbe quando nello specchietto vide un bel viso.
Chiese: «Di chi è questo bel viso di donna»?
«È il tuo!»,
rispose il marito.
Quasi presa dall’incantesimo, la moglie nascose quel dono tra le sue cose più belle.
Passarono gli anni,
Un giorno la donna si ammalò gravemente.
Sul letto di morte regalò lo specchio fatato all’unica sua figlia, dicendole:
«Quando ti sentirai triste e sola, guarda qui dentro e mi vedrai!».
Morta la mamma, la giovane figlia si consolava guardando quel meraviglioso specchietto.
Vi vedeva un bel viso di giovane donna. Pensava che fosse quello della mamma e le parlava:
«Mamma, come sei bella e giovane ancora, eppure quando mi lasciasti eri pallida e stanca!».
Un giorno il Samurai sorprese la figlia a parlare con lo specchietto.
Chiese: «Fiore di loto, che fai?».
Rispose: «Parlo con mamma. Guarda com’è ancora giovane e bella!».
Con il pianto nel cuore, il Samurai si strinse vicino la figlia e le sussurrò:
«Questo giovane volto che vedi riflesso nello specchio lucente non è della mamma, ma il tuo!… L’unica e più bella immagine di mamma ora per me sei solo tu».

C’è un amore che non muore.

Racconti per lo spirito 46 – Morto o vivo?

mano uccellino mio1

Un giorno d’estate, il nipotino di un famoso scienziato, si presentò al nonno. Nella mano, che teneva nascosta dietro la schiena, il ragazzino stringeva un uccellino che aveva preso nella voliera del giardino.
Con gli occhi sprizzanti di maliziosa furbizia chiese al nonno:
«Il canarino che ho nella mia mano è morto o vivo?».
«Morto»,
rispose il saggio.
Il ragazzo aprì la mano e ridendo lasciò scappare l’uccellino che prese immediatamente il volo.
«Hai sbagliato!», rise.
Se il nonno avesse risposto: «Vivo», il ragazzo avrebbe stretto il pugno e soffocato l’uccellino.
Il saggio guardò il nipotino e disse:
«Vedi, la risposta era nella tua mano!».

La morte o la vita eterna sono nelle nostre mani. Anche le scelte più piccole e semplici che oggi farai determineranno il tuo destino eterno.
Una popolare preghiera ucraina dice:
«Ai tiranni Dio mandi pidocchi, ai solitari cani, farfalle ai bambini, visoni alle donne, cinghiali agli uomini. A noi tutti però un’aquila che con le sue ali ci porti fino a Lui».

Bruno Ferrero, «40 storie nel deserto. Piccole storie per l’anima», Ed. Elle Di Ci, Leumann (T0) 1996, p. 53.