Racconti per lo spirito 59 – L’occhio del boscaiolo

boscaiolo

Un boscaiolo non trovava più la sua ascia preferita. Aveva girato tutta la casa, rovistato un po’ dappertutto. Niente da fare. L’ascia era sparita. Cominciò a pensare che qualcuno gliel’avesse rubata.
In preda a questo pensiero si affacciò alla finestra. Proprio in quel momento passava il figlio del suo vicino di casa.
«Ha proprio l’andatura di un ladro di asce!», pensò il boscaiolo. «E ha anche gli occhi da ladro di asce… e perfino i capelli da ladro di asce!».
Qualche giorno dopo, il boscaiolo ritrovò la sua ascia preferita sotto il divano, dove lui l’aveva buttata una sera tornando dal lavoro.
Felice per il ritrovamento, si affacciò alla finestra. Proprio il quel momento passava il figlio del suo vicino di casa.
«Non ha proprio l’andatura da ladro di asce!», pensò il boscaiolo. «Anzi, ha gli occhi da bravo ragazzo… e anche i capelli!».

Etichette di ogni tipo, viviamo di etichette. Attaccate sui pantaloni, sulle camicie, sulle scarpe e anche sulla fronte.
Affibbiamo etichette. Guardiamo il mondo come fosse un teatrino e a ciascuno diamo una parte da recitare: quello è il bello, quella la scema, quello il cattivo, quell’altro il traditore…
E a decidere se uno deve fare il carnefice o la vittima, il più delle volte è il colore della cravatta.
Ha detto Gesù: «Non condannate e Dio non vi condannerà. Infatti Dio vi giudicherà con lo stesso criterio che usate voi per giudicare gli altri, vi misurerà con lo stesso metro che usate voi con loro.
Perché stai a guardare la pagliuzza che è nell’occhio di un tuo fratello, e non ti preoccupi della trave che è nel tuo occhio?»
(Mt 7,1-3).

Bruno Ferrero, «40 storie nel deserto. Piccole storie per l’anima», Ed. Elle Di Ci, Leumann (T0) 1996, pp. 72-73.

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Racconti per lo spirito 58 – La più piccola enciclopedia

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Un giovane re chiamò i suoi saggi e disse:
«So che un uomo matura in saggezza di vita, se segue scienza e virtù. Vi prego, riassumete da tutti i libri dell’uomo quanto mi insegni a vivere bene».
Quelli, dopo un enorme lavoro di anni, gli diedero in regalo mille volumi: la biblioteca universale d’ogni sapienza e bontà.
Lui scosse la testa, poi ordinò che gli fosse portato il riassunto di tutti quei libri, per poterlo più in fretta imparare tra le molte fatiche del regno.
Passarono gli anni in un duro lavoro. Poi la carovana dei sapienti tornò portando solo cento grandi volumi.
«Vi prego, o saggi – disse nuovamente il re -, fate ancora una sintesi più adatta al poco tempo che ho».
Era ormai stanco e vicino al tramonto, quando un saggio su un solo cammello, con un solo volume, giunse ansimante e gli disse all’orecchio:
«O re, non voglio vederti partire dal mondo senza dirti il segreto d’una vita veramente felice. Ascolta:
“Ama il tuo Dio, se vuoi amare ogni uomo!”».

Allora il re riprese le forze quasi d’incanto e rispose:
«No, è meglio così:
“Ama l’uomo, se vuoi amare il tuo Dio!”».

E spirò.

«E Gesù: “Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai”» (Lc 10,28).

Racconti per lo spirito 57 – Una poesia d’amore

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Una delle più belle poesie d’amore degli ultimi tempi è stata scritta da una ragazza americana. È intitolata: «Le cose che non hai fatto». Eccola:

Ricordi il giorno che presi a prestito la tua macchina nuova e l’ammaccai?
Credevo che mi avresti uccisa, ma tu non l’hai fatto.
E ricordi quella volta che ti trascinai alla spiaggia, e tu dicevi che sarebbe piovuto, e piovve?
Credevo che avresti esclamato: «Te l’avevo detto!». Ma tu non l’hai fatto.
Ricordi quella volta che civettavo con tutti per farti ingelosire, e ti eri ingelosito?
Credevo che mi avresti lasciata, ma tu non l’hai fatto.
Ricordi quella volta che rovesciai la torta di fragole sul tappetino della tua macchina?
Credevo che mi avresti picchiata, ma tu non l’hai fatto.
E ricordi quella volta che dimenticai di dirti che la festa era in abito da sera e ti presentasti in jeans?
Credevo che mi avresti mollata, ma tu non l’hai fatto.
Sì, ci sono tante cose che non hai fatto.
Ma avevi pazienza con me, e mi amavi, e mi proteggevi.
C’erano tante cose che volevo farmi perdonare quando tu saresti tornato dal Vietnam. Ma tu non sei ritornato.
Ma tu non sei tornato.

Una regola d’oro: passeremo nel mondo una sola volta. Tutto il bene, dunque, che possiamo fare o la gentilezza che possiamo manifestare a qualunque essere umano, facciamoli subito.
Non rimandiamolo a più tardi, né trascuriamolo, poiché non passeremo nel mondo due volte.

Bruno Ferrero, «40 storie nel deserto. Piccole storie per l’anima», Ed. Elle Di Ci, Leumann (T0) 1996, pp. 66-67.

Racconti per lo spirito 56 – La perla più preziosa

Perla

Un giorno un grande principe orientale fece chiamare a corte il più saggio dei maestri religiosi del suo regno.
Gli chiese: «Sento dire che è vostra opinione che la varie religioni portano tutte ad un unico Dio: e perciò, secondo voi, poco importa essere musulmano, buddista o cristiano».
Rispose il maestro: «Ascoltate, o sovrano, questo racconto.
Un padre aveva numerosi figli e un ricco tesoro. Nel tesoro erano custodite molte perle preziose, tutte simili; ma tra esse ce n’era una d’inestimabile valore.
A chi lasciarla senza far torto a nessuno?
Alla sua morte i figli si divisero il tesoro. Tutti pensavano d’avere la perla preziosissima e contenti si sparsero per il mondo.
Quando qualcuno di loro scopre finalmente che la sua perla non è quella d’inestimabile valore, con dispiacere, ma anche con gioia raduna gli altri fratelli e dice loro:
“Questa mia perla non è la più bella, tuttavia sicuramente attesta che io sono vostro fratello e che vostro padre è anche il mio!”».

Piacque al re l’insegnamento e da allora nel suo regno tutti i fedeli delle varie religioni si amano come fratelli e onorano con nomi e riti diversi il Padre di tutti.

(Pietro prese la parola e disse): «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto» (At 10,34-35).

Foto: La perla più grande del mondo: vale oltre 100 milioni di dollari.

Racconti per lo spirito 55 – La lampada del minatore

lanterna

Un uomo scendeva ogni giorno nelle viscere della terra a scavare sale. Portava con sé il piccone e una lampada.
Una sera, mentre tornava verso la superficie, in una galleria tortuosa e scomoda, la lampada gli cadde di mano e si infranse sul suolo.
A tutta prima, il minatore ne fu quasi contento: «Finalmente! Non ne potevo più di questa lampada. Dovevo portarla sempre con me, fare attenzione a dove la mettevo, pensare a lei anche durante il lavoro. Adesso ho un ingombro di meno. Mi sento molto più libero! E poi… Faccio questa strada da anni, non posso certo perdermi!».
Ma la strada ben presto lo tradì. Al buio era tutta un’altra cosa. Fece alcuni passi, ma urtò contro una parete. Si meravigliò: non era quella la galleria giusta? Come aveva fatto a sbagliarsi così presto? Tentò di tornare indietro, ma finì sulla riva del laghetto che raccoglieva le acque di scolo.
«Non è molto profondo, – pensò – ma se ci finisco dentro, così al buio, annegherò di certo».
Si gettò a terra e cominciò a camminare carponi. Si ferì le mani e le ginocchia. Gli vennero le lacrime agli occhi quando si accorse che in realtà era riuscito a fare solo pochi metri e si ritrovava sempre al punto di partenza.
E gli venne un’infinita nostalgia della sua lampada. Attese umiliato che qualcuno scendesse per venire a cercarlo e lo portasse su facendogli strada con qualche mozzicone di candela.

«Lampada sui miei passi è la tua parola, Signore, luce sul mio cammino (Sal. 119, 105).

Bruno Ferrero, «40 storie nel deserto. Piccole storie per l’anima», Ed. Elle Di Ci, Leumann (T0) 1996, pp. 64-65.

A volte, come quel minatore, pensiamo di conoscere così bene il nostro cammino nella vita da poter fare agevolmente a meno della guida di Dio. Ci sembra che essa limiti la nostra libertà e siamo felici di farne a meno per un po’. Ma ben presto scopriamo che senza la sua luce ci perdiamo facilmente e quella che credevamo “libertà-punto-e-basta” era solo “libertà-di-sbagliare-strada-e di- soffrire”!

Racconti per lo spirito 54 – Le tracce del Creatore

Le tracce del Creatore

Alcuni anni fa, uno scienziate miscredente, attraversando il deserto con alcuni arabi come guide, osservò che, al tramonto del sole, essi stendevano un tappeto per terra e pregavano.
Chiese ad uno di loro: «Che fate?».
«Prego»
, rispose il figlio del deserto.
«Tu preghi? E chi preghi?».
«Allah, Dio».
Lo scienziato sorrise. Poi con tono saputo: «Hai visto qualche volta Dio?».
«No!».
«L’hai toccato con le tue mani? L’hai sentito con le tue orecchie?».
«No!».
«E allora, sei matto, perché credi ad un Dio, che non hai mai visto, mai sentito, mai toccato!».

L’arabo, per il momento, non seppe rispondere.

◊◊◊

L’indomani mattina, prima del levar del sole, lo scienziato, uscendo dalla sua tenda, fece notare alla sua guida:
«Qui certamente è passato un cammello!».
Un raggio di luce brillò negli occhi del figlio del deserto, che chiese allo scienziato miscredente:
«Avete voi visto il cammello?».
«No!».
«L’avete voi sentito passare?».
«No!».
«L’avete voi toccato con le vostre mani?».
«No!».
«Allora
– concluse l’arabo – voi siete matto, credendo che sia passato di qui un cammello che non avete visto, né sentito, né toccato!».
«Oh!
– replicò l’uomo di scienza. – Ma si vedono bene le sue orme sulla sabbia!».
In quel momento il sole saliva all’orizzonte con tutto lo splendore dei colori d’oriente. Con un gesto ampio e solenne l’arabo mostrò l’astro splendente e concluse:
«Guardate le tracce del Creatore! Sappiate dunque che Dio c’è e ci ama!».

(L. Vigna)

Su ogni cosa creata c’è la firma di Dio, anche se talvolta sembra cancellata. Fortunati quelli che la sanno riconoscere.

Racconti per lo spirito 53 – La foglia “opinion leader”

Alberello

C’era una volta una pianta giovane, di belle speranze. Aveva esattamente quattro foglie. Quattro belle foglie lucenti di rugiada e di sole.

Le quattro foglie erano amiche e chiacchieravano spesso. Un giorno la più grande e la più bella (faceva un po’ da «leader» nel gruppo) dichiarò che aveva deciso di fare a meno dell’acqua. Le altre tre foglie erano così piene di buona volontà (o così deboli) che decisero di accettare la richiesta della loro compagna.

Si installò un ingegnoso sistema ad ombrello: quando faceva bel tempo si chiudeva l’ombrello, appena minacciava pioggia lo apriva.

Purtroppo il povero alberello senza pioggia mostrò segni di deperimento e morì. Tutte le foglie furono portate via dal vento.

Quando tutti pensano nello stesso modo, nessuno pensa molto. C’è gente che «conta molto», anche se dice solo stupidaggini. Ci sono «grandi» che sono tali perché i «piccoli» non hanno voglia di opporsi. O non abbastanza coraggiosi per affermare le proprie opinioni. È un gioco rischioso.

Dice Gesù: «Tutti quelli che dichiareranno pubblicamente di essere miei discepoli, anch’io dichiarerò che sono miei, davanti al Padre mio che è in cielo. Ma tutti quelli che pubblicamente diranno di non essere miei discepoli, anch’io dirò che non sono miei, davanti al Padre mio che è in cielo» (Mt 10,32-33).

Bruno Ferrero, «40 storie nel deserto. Piccole storie per l’anima», Ed. Elle Di Ci, Leumann (T0) 1996, pp.62-63.