Preghiere a Maria 31 – Preghiera per il mondo

Maria1

Al termine di questo mese di maggio,
trascorso riflettendo e pregando con te, o Maria,
permettimi di allargare l’ambito della mia preghiera
a tutto il mondo.
Tu hai detto, nel tuo cantico di lode al Padre:
«Hai ricolmato di beni gli affamati,
hai rimandato i ricchi a mani vuote».

Guarda allora a questo mondo che, dopo duemila anni,
è ancora diviso, affamato, preoccupato
del suo avvenire e dell’avvenire dei suoi figli.
Tu che hai glorificato
Colui che ricolma di beni gli affamati,
aiuta ciascuno di noi a essere promotore
dello sviluppo dei popoli,
della giustizia tra le nazioni,
ad essere servitore della pace tra tutti gli uomini.
Suscita, Maria, nell’umanità
desideri e propositi di pace,
e per questo suscita
desideri di giustizia, di perdono,
suscita capacità di dono e di servizio.
Ancora una volta,
vogliamo fare dono di noi stessi a te
per la giustizia, per la pace,
per la verità e l’amore tra i popoli.
Fa’, o Maria,
che il nostro umile e fragile «eccomi»
sia una testimonianza che,
rigettando l’inerzia e la noia della vita,
il consumismo e lo spreco,
l’ozio e la perdita di tempo,
le divagazioni inutili,
diventi ricerca di amore,
di impegno di volontariato,
di opere di pace.
E lo diventi fin da quella prima cellula della vita
che è la famiglia;
fin da quella prima cellula della Chiesa
che è la parrocchia,
sognando grandi ideali,
grandissimi ideali mondiali, universali,
a partire dal concreto
del nostro centimetro quadrato
che calpestiamo ogni giorno.
È là, nella decisione di chiarezza
dei nostri propositi
per piccole realtà che formano la nostra esistenza,
che noi operiamo per l’umanità intera.
Allora non ci ritireremo
neppure di fronte a chiamate più grandi,
neppure di fronte a sacrifici
che ci saranno richiesti.
Con il tuo aiuto, o Maria,
non temeremo le sofferenze,
le difficoltà, i momenti oscuri e difficili,
perché l’umanità conosca la pace e la giustizia.
Non temeremo perché ci doniamo a te,
ci lasceremo condurre da te,
e il tuo cuore immacolato ci ispirerà.

(Adattamento del pensiero del card. Carlo M. Martini).

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Preghiere a Maria 30 – Il canto dell’amore

Maria1

Buon giorno, Maria!
Tu sei la più evidente smentita
per chi crede che il cristiano sia una persona
che disprezza se stesso
e sta a piangere sulla sua miseria.
Noi, oggi, vogliamo rivivere con te
l’incontenibile pienezza di gioia
che ti fa proclamare quell’inno intramontabile
che è il «Magnificat»,
dove le parole sembrano uscite dall’anima
con la forza travolgente di un torrente in piena.
Lo dici disvelando il tuo intimo:
quello che pensi, che senti,
quello che ami e che vivi dentro.
E ne scaturisce un canto di lode a Dio e di amore,
di umiltà e di speranza,
che è il più bel canto di tutti i tempi.
Elisabetta ti ha fatto grandi elogi.
E tu, sentendoli veri
e godendone profondamente, esclami:
«Voglio lodare il Signore
per le sue grandi opere.
Dio è il mio Salvatore:
io sono piena di gioia…».

Nessuno meglio di te, Maria,
capisce quali grandi cose Dio opera nella tua vita.
Nessuno può intuire, quanto te,
quali grandi lodi ti saranno rivolte
in ogni tempo dalla famiglia umana.
«Tutte le generazioni mi diranno beata».
Potrebbe sembrare presunzione
e invece è una semplice certezza,
priva di ogni tipo di orgoglio.
Tu sai, semplicemente e chiaramente,
che tutto è grazia.
Le meraviglie che si compiono in te
sono dono dell’Onnipotente,
il quale, attraverso te,
vuole raggiungere e salvare tutti coloro
che lo accolgono e lo servono con amore.
Tu, semplicemente, permetti a Dio di agire in te
perché Lui stesso sia glorificato
e noi troviamo salvezza.
E sei così felice di Dio,
così soddisfatta di Lui,
così presa dal Suo amore,
che non trovi parole bastanti a esprimerlo.
È Lui che esalti.
È Lui che glorifichi.
È per Lui che esulti di gioia.
Perché Dio è al centro di te.
È in Lui e per Lui che tu vivi.

Beata te, Maria, che hai creduto!
Aiuta anche noi a crescere nella fede.
Allora intoneremo i nostri canti di felicità,
insieme a te.
Ognuno di noi e tutti insieme,
come un corpo solo, canteremo a Dio:
«Vorrei gridare al mondo che cosa sei per me,
vorrei gridare al mondo che cosa fai per me!».

(Suor Lina Farronato, «Buon giorno, Maria», Marna ed., Como, 1992, pp. 18-19).

Preghiere a Maria 29 – Canti le opere di Dio

Maria1

Tu, o Maria, canti le opere di Dio.
Proclami le Sue meraviglie.
Avendo «lasciato fare» al Signore,
adesso puoi cantare,
non le tue imprese,
ma le «grandi cose»
che ha fatto in te il Potente.
Avendo creduto all’impossibile,
puoi raccontare le imprese del Dio
per cui «niente è impossibile».
Proprio perché sei stata capace di «scomparire»,
di riconoscerti un nulla, dichiararti «serva»,
adesso sei portatrice della parola di Dio.
Tutte le generazioni ti proclamano beata,
guardando a te.
Ma, prima, c’è stato Qualcuno
che «ha guardato l’umiltà della sua serva».
E tu, da parte tua, hai guardato unicamente
in direzione del «tuo salvatore».

(Adattamento del pensiero di don Alessandro Pronzato).

Preghiere a Maria 28 – Portare il Signore nel mondo

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Per dieci volte, o Maria, ripeti: è Lui,
è Lui che guarda, è Lui che innalza,
è Lui che riempie, è Lui.
Il centro del cristianesimo è ciò che Dio fa per me,
non ciò che io faccio per Dio.
«Prima di un essere capace di amare,
Dio, facendo me, ha voluto fare
un essere capace di ricevere il suo amore.
Prima che per amare,
sono fatto per essere amato»
(Pietro De Marchi).

Maria, tu usi i verbi al passato per dire che
la speranza si realizzerà con assoluta certezza,
che il futuro è certo come se fosse già accaduto.
Che tutti i poveri avranno il nido nelle mani di Dio.

Anch’io abiterò la vita con tutta la mia complessità,
con la mia parte di Zaccaria che stenta a credere,
con la parte di Elisabetta che sa benedire,
con la tua parte, o Maria, che sai lodare,
con la parte di Giovanni che sa danzare,
portando in molti modi il Signore nel mondo,
aiutandolo a incarnarsi in queste nostre strade,
in queste nostre case.
E così sarà pronunciata anche per me,
come per te, o Maria, la benedizione:
Benedetto sei tu perché porti nel mondo il Signore.

(Adattamento del pensiero di p. Ermes Ronchi).

Preghiere a Maria 27 – Benedire/Ringraziare

Maria1

Elisabetta esclama: «Benedetta tu fra le donne!».
La prima parola è una benedizione che da te, o Maria,
discende su tutte le donne e coinvolge
in un’energia divina tutta l’umanità al femminile.
Benedetta sei tu, Maria, fra le donne
e benedette tutte le donne fra le quali tu sei!
A ogni frammento, a ogni atomo di te, o Maria,
sparso nel mondo e che ha nome donna
è ripetuta l’acclamazione di Elisabetta:
che tu sia benedetta, che benefico agli umani
sia il frutto dell’intera tua vita.

Ogni prima parola tra gli uomini, o Maria,
dovrebbe avere il “primato della benedizione”!
Dire a qualcuno: «Ti benedico!»
significa vedere il bene in lui,
prima di tutto il bene e la luce;
significa avere uno sguardo di stupore sulle persone,
senza rivalità, senza invidia;
perché, se non imparo a benedire
chi ho accanto e la vita,
non potrò mai essere felice.

Ogni prima parola con Dio, o Maria,
abbia il “primato del ringraziamento”!
Come fai tu con il tuo «Magnificat»,
che è il tuo vangelo:
non una nuova morale,
ma la lieta notizia dell’innamoramento di Dio,
che ha posto le sue mani nel folto della vita.

(Adattamento del pensiero di p. Ermes Ronchi).

Preghiere a Maria 26 – Magnificat

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Cerco nel cuore le più belle parole per il mio Dio,
l’anima danza per il mio Amato.

Perché ha fatto della mia vita
un luogo di prodigi,
ha fatto dei miei giorni un tempo di stupore.

Ha guardato me che non sono niente:
sperate con me, siate felici con me,
tutti che mi udite.

Cose più grandi di me mi stanno succedendo.
È lui che può tutto. È lui solo. Il Santo!

Santo e misericordioso, santo e dolce,
con cuore di madre verso tutti,
verso chiunque.
Ha liberato la sua forza,
ha imprigionato i progetti dei forti.

Coloro che si fidano della forza
sono senza troni.
Coloro che non contano nulla
hanno il nido nella sua mano.

Ha saziato la fame degli affamati di vita,
ha lasciato a se stessi i ricchi:
le loro mani sono vuote,
i loro tesori sono aria.

Ricordati che il tuo amore è grande,
non dimenticarti di essere misericordioso.

Così hai promesso, così prometti ad Abramo,
e a ogni figlio di Abramo,
per sempre.

Ermes Ronchi

Preghiere a Maria 25 – Non c’è frutto senza vita – Non c’è vita senza frutto

Maria1

Un antico eremita, frequentatore del deserto,
collocava l’autenticità (o la verità)
in questa secca alternativa:
«Il monaco, o è portatore di Dio (teoforo),
o è portatore di abiti (attaccapanni)».
Anche l’autenticità (o la verità) del cristiano
non può sfuggire a tale provocatorio dilemma.
Il cristiano, o è portatore di Dio,
oppure è portatore di un nome vuoto,
involucro senza contenuto,
guscio senza sostanza vitale.
Tu, Maria, non tradisci le attese
perché rechi, nel tuo grembo, il «frutto»

Frutto suggerisce qualcosa da gustare,
qualcosa di cui alimentarci,
qualcosa che fa vivere.
Il frutto nasce dalla vita, è manifestazione di vita,
ed è destinato a mantenere la vita, è a servizio della vita.
Non esiste frutto senza vita.
E non può esserci vita senza frutto.

Dio non è una dottrina, un’idea, una teoria.
E neppure una morale.
È un «frutto» destinato alla fame del mondo.
Dio non è Uno che impartisce degli ordini,
e ti punisce se non righi dritto.
È Uno che ti fa vivere.

Il cristiano non può illudersi di portare Cristo agli altri
con il cervello o con la bocca.
Cristo è «frutto del grembo».
Connivenza con la vita. Irradiazione di vita.
Soltanto in quanto «generato» dalla vita,
frutto dell’incontro tra la carne e lo Spirito,
può essere cibo e luce per gli uomini.
Troppi cristiani si illudono che basti parlare di Dio,
spiegarlo, discuterne, difenderne i diritti,
portare le prove della sua esistenza,
farsi altoparlanti della sua volontà.

Tu, Maria, la madre,
ti accontenti di portarlo
e offrirlo come «frutto del tuo grembo».
Quando si mette in tavola un frutto,
e il frutto è lì sotto lo sguardo di tutti,
da prendere e saziarsene,
allora le parole, le spiegazioni risultano inutili.
Maria, dopo averci regalato il frutto,
non hai più bisogno di parlare.
La fecondità è parola. La luce è parola.
La vita è messaggio.

Allorché il grembo è sterile, si rimedia con le chiacchiere.
Quando la persona è vuota, si ricorre al rumore.
Quando si è incapaci di celebrare la vita,
accenderne la scintilla,
ci si dedica allo spettacolo.
Non bisogna confondere i dolori del parto
con i lamenti di chi è impotente a generare la vita.

O Maria, nessuno si aspetta da me
dei ragionamenti brillanti sul conto di Dio.
Insegnami e ricordami, invece,
a portare Dio al mondo come «frutto»,
o almeno come seme.
Qualcosa che ho dentro e che produce una vibrazione
nella parte più intima dell’altro.
Quella vibrazione non è una «prova».
Qualcosa di più.
Un indizio, un sospetto, una traccia di Dio.
Che può provocare, nella zona più segreta dell’uomo,
una voglia, una nostalgia.
L’uomo del nostro tempo,
avvelenato da troppi frutti proibiti,
conserva, nelle profondità del proprio essere,
come la memoria di un frutto che assicura la vita.

(Adattamento del pensiero di don Alessandro Pronzato).