Papa Francesco: Udienze 2013 – Udienza Generale – Piazza San Pietro, mercoledì 18 settembre 2013

Francesco, Udienze

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi ritorno ancora sull’immagine della Chiesa come madre. A me piace tanto questa immagine della Chiesa come madre. Per questo ho voluto ritornarvi, perché questa immagine mi sembra che ci dica non solo come è la Chiesa, ma anche quale volto dovrebbe avere sempre di più la Chiesa, questa nostra madre Chiesa

Vorrei sottolineare tre cose, sempre guardando alle nostre mamme, a tutto quello che fanno, che vivono, che soffrono per i propri figli, continuando quello che ho detto mercoledì scorso. Io mi domando: che cosa fa una mamma?

1.Prima di tutto insegna a camminare nella vita, insegna ad andare bene nella vita, sa come orientare i figli, cerca sempre di indicare la strada giusta nella vita per crescere e diventare adulti. E lo fa con tenerezza, con affetto, con amore, sempre anche quando cerca di raddrizzare il nostro cammino perché sbandiamo un poco nella vita o prendiamo strade che portano verso un burrone. Una mamma sa che cosa è importante perché un figlio cammini bene nella vita, e non l’ha imparato dai libri, ma l’ha imparato dal proprio cuore. L’Università delle mamme è il loro cuore! Lì imparano come portare avanti i propri figli.

La Chiesa fa la stessa cosa: orienta la nostra vita, ci dà degli insegnamenti per camminare bene. Pensiamo ai dieci Comandamenti: ci indicano una strada da percorrere per maturare, per avere dei punti fermi nel nostro modo di comportarci. E sono frutto della tenerezza, dell’amore stesso di Dio che ce li ha donati. Voi potrete dirmi: ma sono dei comandi! Sono un insieme di “no”! Io vorrei invitarvi a leggerli – forse li avete un po’ dimenticati – e poi di pensarli in positivo. Vedrete che riguardano il nostro modo di comportarci verso Dio, verso noi stessi e verso gli altri, proprio quello che ci insegna una mamma per vivere bene. Ci invitano a non farci idoli materiali che poi ci rendono schiavi, a ricordarci di Dio, ad avere rispetto per i genitori, ad essere onesti, a rispettare l’altro… Provate a vederli così e a considerarli come se fossero le parole, gli insegnamenti che dà la mamma per andare bene nella vita. Una mamma non insegna mai ciò che è male, vuole solo il bene dei figli, e così fa la Chiesa.

2. Vorrei dirvi una seconda cosa: quando un figlio cresce, diventa adulto, prende la sua strada, si assume le sue responsabilità, cammina con le proprie gambe, fa quello che vuole, e, a volte, capita anche di uscire di strada, capita qualche incidente. La mamma sempre, in ogni situazione, ha la pazienza di continuare ad accompagnare i figli. Ciò che la spinge è la forza dell’amore; una mamma sa seguire con discrezione, con tenerezza il cammino dei figli e anche quando sbagliano trova sempre il modo per comprendere, per essere vicina, per aiutare. Noi – nella mia terra – diciamo che una mamma sa “dar la cara”. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che una mamma sa “metterci la faccia” per i propri figli, cioè è spinta a difenderli, sempre. Penso alle mamme che soffrono per i figli in carcere o in situazioni difficili: non si domandano se siano colpevoli o no, continuano ad amarli e spesso subiscono umiliazioni, ma non hanno paura, non smettono di donarsi.

La Chiesa è così, è una mamma misericordiosa, che capisce, che cerca sempre di aiutare, di incoraggiare anche di fronte ai suoi figli che hanno sbagliato e che sbagliano, non chiude mai le porte della Casa; non giudica, ma offre il perdono di Dio, offre il suo amore che invita a riprendere il cammino anche a quei suoi figli che sono caduti in un baratro profondo, la Chiesa non ha paura di entrare nella loro notte per dare speranza; la Chiesa non ha paura di entrare nella nostra notte quando siamo nel buio dell’anima e della coscienza, per darci speranza! Perché la Chiesa è madre!

3. Un ultimo pensiero. Una mamma sa anche chiedere, bussare ad ogni porta per i propri figli, senza calcolare, lo fa con amore. E penso a come le mamme sanno bussare anche e soprattutto alla porta del cuore di Dio! Le mamme pregano tanto per i propri figli, specialmente per quelli più deboli, per quelli che hanno più bisogno, per quelli che nella vita hanno preso vie pericolose o sbagliate. Poche settimane fa ho celebrato nella chiesa di sant’Agostino, qui a Roma, dove sono conservate le reliquie della madre, santa Monica. Quante preghiere ha elevato a Dio quella santa mamma per il figlio, e quante lacrime ha versato! Penso a voi, care mamme: quanto pregate per i vostri figli, senza stancarvi! Continuate a pregare, ad affidare i vostri figli a Dio; Lui ha un cuore grande! Bussate alla porta del cuore di Dio con la preghiera per i figli.

E così fa anche la Chiesa: mette nelle mani del Signore, con la preghiera, tutte le situazioni dei suoi figli. Confidiamo nella forza della preghiera di Madre Chiesa: il Signore non rimane insensibile. Sa sempre stupirci quando non ce l’aspettiamo. La Madre Chiesa lo sa!

Ecco, questi erano i pensieri che volevo dirvi oggi: vediamo nella Chiesa una buona mamma che ci indica la strada da percorrere nella vita, che sa essere sempre paziente, misericordiosa, comprensiva, e che sa metterci nelle mani di Dio.

Saluti:

I offer an affectionate greeting to all the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Audience. In a particular way, I welcome the Inter-Ministerial Delegation of the Vietnamese Government for Religious Affairs. I welcome also all those from England, Scotland, Ireland, Norway, India, Canada and the United States. May Jesus Christ confirm you in faith and make you witnesses of his love and mercy to all people. May God bless you!

[Saluto cordialmente i pellegrini di lingua inglese. In modo particolare, saluto la Delegazione interministeriale governativa per gli Affari Religiosi della Repubblica Socialista del Vietnam presente all’odierna Udienza. Saluto anche tutti coloro che provengono da Inghilterra, Scozia, Irlanda, Norvegia, India, Canada e Stati Uniti. Gesù Cristo vi confermi nella fede e vi faccia testimoni del suo amore e della sua misericordia per tutti. Dio vi benedica!].

Chers amis francophones, je suis heureux de vous saluer tous, ce matin, en particulier les pèlerins venant de France et du Canada. Regardez l’Église comme une bonne mère qui vous indique la route à suivre dans la vie et qui vous remet entre les mains de Dieu avec patience, miséricorde et compréhension. Bonne journée et bon pèlerinage !

[Cari amici di lingua francese, sono lieto di salutare ciascuno di voi, in particolare i pellegrini provenienti dalla Francia e dal Canada. Guardate la Chiesa come una madre buona che vi indica la strada da seguire nella vita e che vi affida alle mani di Dio con pazienza, misericordia e comprensione. Buona giornata e buon pellegrinaggio!].

Einen herzlichen Gruß richte ich an alle Brüder und Schwestern deutscher Sprache sowie an die Pilger aus den Niederlanden und aus Belgien. Besonders grüße ich die Mitglieder der Servi Jesu et Mariae sowie die Schüler und Schülerinnern der Katholischen Liebfrauenschule Berlin und die vielen Jugendlichen, die hier zugegen sind. Ich wünsche euch einen guten Aufenthalt in Rom und segne euch alle von Herzen.

[Rivolgo un cordiale saluto ai fratelli e alle sorelle di lingua tedesca nonché ai pellegrini provenienti dai Paesi Bassi e dal Belgio. In particolare saluto i membri dell’Istituto Servi Jesu et Mariae come pure gli studenti della Liebfrauenschule di Berlino e tutti i giovani qui presenti. Vi auguro un buon soggiorno a Roma e di cuore vi benedico tutti].

Saludo a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos provenientes de España, Colombia, Venezuela, Argentina, México y los demás países latinoamericanos. Invito a todos a ver la Iglesia como la mamá que indica el camino, que es paciente, misericordiosa, comprensiva y sabe poner a todos en las manos de Dios. Muchas gracias.

Queridos peregrinos de língua portuguesa, bem-vindos! Saúdo cordialmente o grupo de Bragança-Paulista e os peregrinos vindos de Portugal guiados pelos Carmelitas Descalços. O Senhor vos abençoe, para serdes em toda a parte farol de luz do Evangelho para todos. Possa esta peregrinação fortalecer, nos vossos corações, o sentir e o viver com a Igreja. Nossa Senhora acompanhe e proteja a vós todos e aos vossos entes queridos.

[Carissimi pellegrini di lingua portoghese, benvenuti! Saluto con affetto il gruppo di Bragança-Paulista e i pellegrini del Portogallo guidati dai Carmelitani Scalzi. Il Signore vi benedica, perché dovunque siate faro di luce del Vangelo per tutti. Possa questo pellegrinaggio rinvigorire, nei vostri cuori, il sentire e il vivere con la Chiesa. La Madonna accompagni e protegga voi tutti e i vostri cari!].

الأخوات والإخوة الأحباء الناطقون باللغة العربية خاصة أساقفة الكنيسة اللاتينية القادمين من الأراض المقدسة ومن سوريا ومن الأردن ومن العراق ومن لبنان ومن مصر ومن الصومال ومن دول الخليج: كما أن الأم تعرف أن تتضرع، وأن تقرع على كل الأبواب من أجل أبنائها، بدون حسابات، وبمحبة، فهكذا أيضا الكنيسة: فهي تضع بين يدي الرب، عن طريق الصلاة، جميع أوضاع ابنائها. لنثق دائما في قوة صلاة الكنيسة، لأن الرب لا يبق أبدا غير مبال أمام تضرعات كنيسته! وأمنح لكم جميعا البركة الرسولية!

[Cari fedeli di lingua araba, specialmente voi Vescovi della Chiesa latina provenienti dalla Terra Santa, dalla Siria, dalla Giordania, dall’Iraq, dal Libano, dalla Somalia e dai Paesi del Golfo! Come la madre sa chiedere e bussare ad ogni porta per i propri figli, senza calcoli, con amore, così anche la Chiesa: mediante la preghiera, essa pone nelle mani del Signore tutte le situazioni dei suoi figli. Confidiamo sempre nella forza della sua preghiera, perché il Signore non rimane insensibile alle invocazioni della Sua Chiesa! A tutti voi imparto la Benedizione!].

Serdecznie witam obecnych tu Polaków. W sposób szczególny pozdrawiam pielgrzymów z diecezji włocławskiej z biskupem Wiesławem Meringiem, przybyłych do Rzymu, aby w Roku Wiary umacniać swoje zakorzenienie w tradycji Apostołów i ożywiać zaangażowanie w życie Kościoła. Niech Duch Święty oświeca was i prowadzi. Z serca wszystkim błogosławię!

[Rivolgo un cordiale benvenuto ai polacchi qui presenti. In particolare, saluto i pellegrini della Diocesi di Wloclawek, con il Vescovo Wieslaw Mering, giunti a Roma per rafforzare, nell’Anno della Fede, il loro radicamento nella tradizione degli Apostoli e ravvivare l’impegno ecclesiale. Lo Spirito Santo vi illumini e vi guidi. Vi benedico tutti di cuore!].

Appello

Ogni anno, il 21 settembre, le Nazioni Unite celebrano la «Giornata Internazionale della Pace», ed il Consiglio Ecumenico delle Chiese si appella ai suoi membri affinché in tale giorno preghino per la pace. Invito i cattolici di tutto il mondo ad unirsi agli altri cristiani per continuare ad implorare da Dio il dono della pace nei luoghi più tormentati del nostro pianeta. Possa la pace, dono di Gesù, abitare sempre nei nostri cuori e sostenere i propositi e le azioni dei responsabili delle Nazioni e di tutti gli uomini di buona volontà. Impegniamoci tutti a incoraggiare gli sforzi per una soluzione diplomatica e politica dei focolai di guerra che ancora preoccupano. Il mio pensiero va specialmente alla cara popolazione siriana, la cui tragedia umana può essere risolta solo con il dialogo e la trattativa, nel rispetto della giustizia e della dignità di ogni persona, specialmente i più deboli e indifesi.

* * *

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana, alle numerose parrocchie, alle associazioni e ai gruppi vari, in particolare saluto i fedeli delle diocesi di Prato, accompagnati dal Vescovo Mons. Franco Agostinelli, quelli delle diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza, Vigevano, Messina e Oppido-Palmi. Possa questo vostro pellegrinaggio alle tombe degli Apostoli suscitare in ciascuno il desiderio di testimoniare con gioia i valori cristiani, per costruire una società più giusta e solidale.

Un affettuoso pensiero rivolgo ai religiosi e alle religiose qui presenti, in particolare ai membri dell’Ordine Carmelitano e alle Suore Missionarie dell’Incarnazione, che stanno celebrando i rispettivi Capitoli Generali, esortando ad un rinnovato slancio nell’opera evangelizzatrice, specialmente nelle periferie esistenziali.

Saluto infine i giovani, i malati e gli sposi novelli: carissimi, l’amicizia con Gesù sia per tutti voi fonte di speranza e motivo ispiratore di ogni vostra scelta.

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Papa Francesco: Udienze 2013 – Udienza Generale – Piazza San Pietro, mercoledì 11 settembre 2013

Francesco, Udienze

La Chiesa Madre dei cristiani

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

riprendiamo oggi le catechesi sulla Chiesa in questo “Anno della fede”. Tra le immagini che il Concilio Vaticano II ha scelto per farci capire meglio la natura della Chiesa, c’è quella della “madre”: la Chiesa è nostra madre nella fede, nella vita soprannaturale (cfr. Cost. dogm. Lumen gentium, 6.14.15.41.42). È una delle immagini più usate dai Padri della Chiesa nei primi secoli e penso possa essere utile anche per noi. Per me è una delle immagini più belle della Chiesa: la Chiesa madre! In che senso e in che modo la Chiesa è madre? Partiamo dalla realtà umana della maternità: che cosa fa una mamma?

1. Anzitutto una mamma genera alla vita, porta nel suo grembo per nove mesi il proprio figlio e poi lo apre alla vita, generandolo. Così è la Chiesa: ci genera nella fede, per opera dello Spirito Santo che la rende feconda, come la Vergine Maria. La Chiesa e la Vergine Maria sono mamme, ambedue; quello che si dice della Chiesa si può dire anche della Madonna e quello che si dice della Madonna si può dire anche della Chiesa!

Certo la fede è un atto personale: «io credo», io personalmente rispondo a Dio che si fa conoscere e vuole entrare in amicizia con me (cfr Enc. Lumen fidei, n. 39). Ma la fede io la ricevo da altri, in una famiglia, in una comunità che mi insegna a dire «io credo», «noi crediamo». Un cristiano non è un’isola! Noi non diventiamo cristiani in laboratorio, noi non diventiamo cristiani da soli e con le nostre forze, ma la fede è un regalo, è un dono di Dio che ci viene dato nella Chiesa e attraverso la Chiesa. E la Chiesa ci dona la vita di fede nel Battesimo: quello è il momento in cui ci fa nascere come figli di Dio, il momento in cui ci dona la vita di Dio, ci genera come madre.

Se andate al Battistero di San Giovanni in Laterano, presso la cattedrale del Papa, all’interno c’è un’iscrizione latina che dice più o meno così: “Qui nasce un popolo di stirpe divina, generato dallo Spirito Santo che feconda queste acque; la Madre Chiesa partorisce i suoi figli in queste onde”. Questo ci fa capire una cosa importante: il nostro far parte della Chiesa non è un fatto esteriore e formale, non è compilare una carta che ci danno, ma è un atto interiore e vitale; non si appartiene alla Chiesa come si appartiene ad una società, ad un partito o ad una qualsiasi altra organizzazione. Il legame è vitale, come quello che si ha con la propria mamma, perché, come afferma sant’Agostino, “la Chiesa è realmente madre dei cristiani” (De moribus Ecclesiae, I,30,62-63:PL32,1336).

Chiediamoci: come vedo io la Chiesa? Se sono riconoscente anche ai miei genitori perché mi hanno dato la vita, sono riconoscente alla Chiesa perché mi ha generato nella fede attraverso il Battesimo? Quanti cristiani ricordano la data del proprio Battesimo? Io vorrei fare questa domanda qui a voi, ma ognuno risponda nel suo cuore: quanti di voi ricordano la data del proprio Battesimo? Alcuni alzano le mani, ma quanti non ricordano! Ma la data del Battesimo è la data della nostra nascita alla Chiesa, la data nella quale la nostra mamma Chiesa ci ha partorito! E adesso vi lascio un compito da fare a casa. Quando oggi tornate a casa, andate a cercare bene qual è la data del vostro Battesimo, e questo per festeggiarla, per ringraziare il Signore di questo dono. Lo farete?

Amiamo la Chiesa come si ama la propria mamma, sapendo anche comprendere i suoi difetti? Tutte le mamme hanno difetti, tutti abbiamo difetti, ma quando si parla dei difetti della mamma noi li copriamo, li amiamo così. E la Chiesa ha pure i suoi difetti: la amiamo così come la mamma, la aiutiamo ad essere più bella, più autentica, più secondo il Signore? Vi lascio queste domande, ma non dimenticate i compiti: cercare la data del vostro Battesimo per averla nel cuore e festeggiarla.

2. Una mamma non si limita a dare la vita, ma con grande cura aiuta i suoi figli a crescere, dà loro il latte, li nutre, insegna il cammino della vita, li accompagna sempre con le sue attenzioni, con il suo affetto, con il suo amore, anche quando sono grandi. E in questo sa anche correggere, perdonare, comprendere, sa essere vicina nella malattia, nella sofferenza. In una parola, una buona mamma aiuta i figli a uscire da se stessi, a non rimanere comodamente sotto le ali materne, come una covata di pulcini sta sotto le ali della chioccia.

La Chiesa come buona madre fa la stessa cosa: accompagna la nostra crescita trasmettendo la Parola di Dio, che è una luce che ci indica il cammino della vita cristiana; amministrando i Sacramenti. Ci nutre con l’Eucaristia, ci porta il perdono di Dio attraverso il Sacramento della Penitenza, ci sostiene nel momento della malattia con l’Unzione degli infermi. La Chiesa ci accompagna in tutta la nostra vita di fede, in tutta la nostra vita cristiana. Possiamo farci allora delle altre domande: che rapporto ho io con la Chiesa? La sento come madre che mi aiuta a crescere da cristiano? Partecipo alla vita della Chiesa, mi sento parte di essa? Il mio rapporto è un rapporto formale o è vitale?

3. Un terzo breve pensiero. Nei primi secoli della Chiesa, era ben chiara una realtà: la Chiesa, mentre è madre dei cristiani, mentre “fa” i cristiani, è anche “fatta” da essi. La Chiesa non è qualcosa di diverso da noi stessi, ma va vista come la totalità dei credenti, come il «noi» dei cristiani: io, tu, tutti noi siamo parte della Chiesa. San Girolamo scriveva: «La Chiesa di Cristo altra cosa non è se non le anime di coloro che credono in Cristo» (Tract. Ps 86: PL 26,1084). Allora la maternità della Chiesa la viviamo tutti, pastori e fedeli. A volte sento: “Io credo in Dio ma non nella Chiesa…Ho sentito che la Chiesa dice…i preti dicono…”. Ma una cosa sono i preti, ma la Chiesa non è formata solo dai preti, la Chiesa siamo tutti! E se tu dici che credi in Dio e non credi nella Chiesa, stai dicendo che non credi in te stesso; e questo è una contraddizione. La Chiesa siamo tutti: dal bambino recentemente battezzato fino ai Vescovi, al Papa; tutti siamo Chiesa e tutti siamo uguali agli occhi di Dio! Tutti siamo chiamati a collaborare alla nascita alla fede di nuovi cristiani, tutti siamo chiamati ad essere educatori nella fede, ad annunciare il Vangelo. Ciascuno di noi si chieda: che cosa faccio io perché altri possano condividere la fede cristiana? Sono fecondo nella mia fede o sono chiuso? Quando ripeto che amo una Chiesa non chiusa nel suo recinto, ma capace di uscire, di muoversi, anche con qualche rischio, per portare Cristo a tutti, penso a tutti, a me, a te, a ogni cristiano. Tutti partecipiamo della maternità della Chiesa, affinché la luce di Cristo raggiunga gli estremi confini della terra. Evviva la santa madre Chiesa!

Saluti:

Je salue cordialement les pèlerins francophones, particulièrement le pèlerinage diocésain de Dijon et les pèlerins venus du Canada. Chers frères et sœurs, aimons l’Église, elle est notre mère. C’est elle qui nous a donné la vie et qui sans cesse nous soutient dans notre vie de foi. Bon pèlerinage!

[Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese, particolarmente i fedeli del pellegrinaggio diocesano di Dijon e i pellegrini venuti dal Canada. Cari fratelli e sorelle, amiamo la Chiesa, essa è la nostra madre. Lei ci ha donato la vita e ci sostiene incessantemente nella nostra vita di fede. Buon pellegrinaggio!].

I offer an affectionate greeting to all the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Audience, including those from England, Scotland, Wales, Denmark, Norway, Sweden, Germany, Malta, Kenya and the United States.  May your stay in the Eternal City increase your love for Church, his Church, our Mother.  May God bless you!

[Saluto cordialmente i pellegrini di lingua inglese presenti all’odierna Udienza, specialmente quelli provenienti da Inghilterra, Scozia, Galles, Danimarca, Norvegia, Svezia, Germania, Malta, Kenya e Stati Uniti. Il vostro soggiorno nella Città eterna faccia crescere il vostro amore per la Chiesa, per la sua Chiesa, nostra Madre. Che Dio vi benedica!].

Herzlich grüße ich die Pilger deutscher Sprache, besonders die vielen Schülergruppen. Liebe junge Freunde, danken wir der Kirche für das Geschenk des Lebens aus dem Glauben, für die Nahrung und die Bildung, die uns als Christen wachsen lassen. Liebt die Kirche, die unsere Mutter ist. Nehmt am Leben der Kirche teil und macht sie fruchtbar durch euren Glauben, eure Liebe und eure Begeisterung für Christus. Die Kirche zählt auf euch! Gott segne und behüte euch allezeit.

[Con affetto saluto i pellegrini di lingua tedesca, in particolare i tanti gruppi studenteschi. Cari amici giovani, ringraziamo la Chiesa per il dono della vita nella fede, per il nutrimento e l’insegnamento che ci fanno crescere da cristiani. Amate la Chiesa, che è la nostra madre. Partecipate alla sua vita e rendetela feconda con la vostra fede, il vostro amore ed entusiasmo per Cristo. La Chiesa conta su di voi! Dio vi benedica e vi protegga sempre].

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos provenientes de España, México, El Salvador, Venezuela, Paraguay, Colombia, Argentina y los demás países latinoamericanos. Invoquemos juntos al Espíritu Santo, para que conceda fecundidad a la Iglesia, no le permita que se cierre en sí misma, y salga a llevar la luz de Cristo hasta los confines de la tierra. Muchas gracias.

No se olviden del Señor. El Señor con su amor buscando el amor de un pueblo. Devuelvan con amor el amor con el cual Él buscó al pueblo salteño.

Queridos peregrinos de Portugal e do Brasil: bem-vindos! Dirijo uma saudação particular aos fiéis das Dioceses de Piracicaba, Serrinha e Colatina, acompanhados pelos seus Bispos. Lembrem-se: todos nós participamos da maternidade da Igreja! Por isso, a cada cristão corresponde a missão de partilhar a sua fé, para que a luz de Cristo possa chegar aos confins da terra. Obrigado pela sua visita!

[Cari pellegrini del Portogallo e del Brasile: benvenuti! Rivolgo un saluto particolare ai fedeli delle Diocesi di Piracicaba, Serrinha e Colatina, accompagnati dai rispettivi Vescovi. Ricordate: tutti facciamo parte della maternità della Chiesa! Perciò spetta a ciascun cristiano la missione di condividere la propria fede, affinché la luce di Cristo raggiunga gli estremi confini della terra. Grazie per la vostra visita!].

الأخوات والإخوة الأحباء الناطقون باللغة العربية خاصة القادمين من سوريا ومن لبنان ومن العراق: الكنيسة هي أم تشارك أبناءها الأفراح والآلام، الإخفاقات والنجاحات، السقطات والانتصارات؛ هي أم تلدنا في الإيمان وتغذينا بخبز الحياة وبكلمة الله وبالأسرار المقدسة؛ هي أم تصاحب نمونا وتدعونا دائما للخروج من أنفسنا لحمل البشرى السارة لكل إنسان: لأن الخير يزداد بالمشاركة، والنور يتسع بالمشاطرة، والمحبة تنمو بالمقاسمة. وأمنح لكم جميعا البركة الرسولية!

[Cari fedeli di lingua araba, specialmente quelli provenienti dalla Terra Santa, Siria e Iraq: la Chiesa è madre che condivide con i suoi figli le gioie e i dolori, i fallimenti e i successi, le cadute e le vittorie; è la Madre che ci ha generati nella fede, ci nutre con il pane della vita, con la Parola di Dio e con i Sacramenti; è la Madre che accompagna la nostra crescita e ci invita a uscire da noi stessi per portare la Buona Novella a tutti: perché il bene cresce con la condivisione, la luce si incrementa con l’espansione e l’amore si moltiplica con la diffusione. A tutti voi imparto la Benedizione Apostolica!].

Witam serdecznie pielgrzymów polskich. Bracia i Siostry, myśląc dzisiaj o Kościele pragnę powtórzyć, że nasza przynależność do Kościoła nie jest faktem tylko zewnętrznym, formalnym. Ta więź ma charakter wewnętrzny i życiodajny, taki, jaki ma dziecko z własną mamą. Życzę byście tę więź pogłębiali, umacniali, troszcząc się o osobisty wzrost w wierze oraz o dobro, piękno Kościoła. Z serca błogosławię wam i waszym bliskim.

[Do il mio benvenuto ai pellegrini polacchi. Fratelli e sorelle, parlando oggi della Chiesa vorrei ribadire che la nostra appartenenza ad essa non deve essere un fatto puramente esteriore e formale. Il legame che ci lega con lei è vitale come quello che lega il bambino alla propria madre. Vi auguro di approfondire e di rafforzare questo legame, curando la vostra personale crescita nella fede in modo che la Chiesa diventi più buona e più bella. Benedico di cuore voi e i vostri cari].

* * *

Un caloroso benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. Saluto i fedeli di Acerenza con l’Arcivescovo Mons. Ricchiuti, venuti alla Sede di Pietro per il pellegrinaggio diocesano in occasione dell’Anno della fede; le religiose, specialmente le Francescane Alcantarine, che celebrano il Capitolo Generale; le rappresentanze militari; gli adolescenti della diocesi di Chiavari, accompagnati dal Vescovo Mons. Tanasini. Saluto le associazioni e i gruppi parrocchiali, in particolare i pellegrini di Piansano con il Vescovo di Viterbo Mons. Fumagalli. A tutti auguro che la visita alle Tombe degli Apostoli serva ad irrobustire la fede e la testimonianza cristiana!

Infine un pensiero affettuoso ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Domani ricorre la memoria del SS.mo Nome di Maria. Invocatela, cari giovani, per sentire la dolcezza dell’amore della Madre di Dio; pregatela, cari ammalati, soprattutto nel momento della croce e della sofferenza; guardate a Lei, cari sposi novelli, come alla stella del vostro cammino coniugale di dedizione e fedeltà.

Papa Francesco: Udienze 2013 – Udienza Generale – Piazza San Pietro, mercoledì 4 settembre 2013

Francesco, Udienze

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Riprendiamo il cammino delle catechesi, dopo le ferie di agosto, ma oggi vorrei parlarvi del mio viaggio in Brasile, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù. È passato più di un mese, ma ritengo che sia importante ritornare su questo evento, e la distanza di tempo permette di coglierne meglio il significato.

Prima di tutto voglio ringraziare il Signore, perché è Lui che ha guidato tutto con la sua Provvidenza. Per me, che vengo dalle Americhe, è stato un bel regalo! E di questo ringrazio anche Nostra Signora Aparecida, che ha accompagnato tutto questo viaggio: ho fatto il pellegrinaggio al grande Santuario nazionale brasiliano, e la sua venerata immagine era sempre presente sul palco della GMG. Sono stato molto contento di questo, perché Nostra Signora Aparecida è molto importante per la storia della Chiesa in Brasile, ma anche per tutta l’America Latina; in Aparecida i Vescovi latino-americani e dei Caraibi abbiamo vissuto un’Assemblea generale, con il Papa Benedetto: una tappa molto significativa del cammino pastorale in quella parte del mondo dove vive la maggior parte della Chiesa cattolica.

Anche se già l’ho fatto, voglio rinnovare il ringraziamento a tutte le Autorità civili ed ecclesiastiche, ai volontari, alla sicurezza, alle comunità parrocchiali di Rio de Janeiro e di altre città del Brasile, dove i pellegrini sono stati accolti con grande fraternità. In effetti, l’accoglienza delle famiglie brasiliane e delle parrocchie è stata una delle caratteristiche più belle di questa GMG. Brava gente questi brasiliani. Brava gente! Hanno davvero un grande cuore. Il pellegrinaggio comporta sempre dei disagi, ma l’accoglienza aiuta a superarli e, anzi, li trasforma in occasioni di conoscenza e di amicizia. Nascono legami che poi rimangono, soprattutto nella preghiera. Anche così cresce la Chiesa in tutto il mondo, come una rete di vere amicizie in Gesù Cristo, una rete che mentre ti prende ti libera. Dunque, accoglienza: e questa è la prima parola che emerge dall’esperienza del viaggio in Brasile. Accoglienza!

Un’altra parola riassuntiva può essere festa. La GMG è sempre una festa, perché quando una città si riempie di ragazzi e ragazze che girano per le strade con le bandiere di tutto il mondo, salutandosi, abbracciandosi, questa è una vera festa. È un segno per tutti, non solo per i credenti. Ma poi c’è la festa più grande che è la festa della fede, quando insieme si loda il Signore, si canta, si ascolta la Parola di Dio, si rimane in silenzio di adorazione: tutto questo è il culmine della GMG, è il vero scopo di questo grande pellegrinaggio, e lo si vive in modo particolare nella grande Veglia del sabato sera e nella Messa finale. Ecco: questa è la festa grande, la festa della fede e della fraternità, che inizia in questo mondo e non avrà fine. Ma questo è possibile solo con il Signore! Senza l’amore di Dio non c’è vera festa per l’uomo!

Accoglienza, festa. Ma non può mancare un terzo elemento: missione. Questa GMG era caratterizzata da un tema missionario: «Andate e fate discepoli tutti i popoli». Abbiamo sentito la parola di Gesù: è la missione che Lui dà a tutti! È il mandato di Cristo Risorto ai suoi discepoli: «Andate», uscite da voi stessi, da ogni chiusura per portare la luce e l’amore del Vangelo a tutti, fino alle estreme periferie dell’esistenza! Ed è stato proprio questo mandato di Gesù che ho affidato ai giovani che riempivano a perdita d’occhio la spiaggia di Copacabana. Un luogo simbolico, la riva dell’oceano, che faceva pensare alla riva del lago di Galilea. Sì, perché anche oggi il Signore ripete: «Andate…», e aggiunge: «Io sono con voi, tutti i giorni…». Questo è fondamentale! Solo con Cristo noi possiamo portare il Vangelo. Senza di Lui non possiamo far nulla – ce lo ha detto Lui stesso (cfr Gv 15,5). Con Lui, invece, uniti a Lui, possiamo fare tanto. Anche un ragazzo, una ragazza, che agli occhi del mondo conta poco o niente, agli occhi di Dio è un apostolo del Regno, è una speranza per Dio!

A tutti i giovani vorrei chiedere con forza, ma io non so se oggi in Piazza ci sono giovani: ci sono giovani in Piazza? Ce ne sono alcuni! Vorrei, a tutti voi, chiedere con forza: volete essere una speranza per Dio? Volete essere una speranza, voi? [Giovani: “Si!”] Volete essere una speranza per la Chiesa? [Giovani: “Si!”] Un cuore giovane, che accoglie l’amore di Cristo, si trasforma in speranza per gli altri, è una forza immensa! Ma voi, ragazzi e ragazze, tutti i giovani, voi dovete trasformarci e trasformarvi in speranza! Aprire le porte verso un mondo nuovo di speranza. Questo è il vostro compito. Volete essere speranza per tutti noi? [Giovani: “Si!”].

Pensiamo a che cosa significa quella moltitudine di giovani che hanno incontrato Cristo risorto a Rio de Janeiro, e portano il suo amore nella vita di tutti i giorni, lo vivono, lo comunicano. Non vanno a finire sui giornali, perché non compiono atti violenti, non fanno scandali, e dunque non fanno notizia. Ma, se rimangono uniti a Gesù, costruiscono il suo Regno, costruiscono fraternità, condivisione, opere di misericordia, sono una forza potente per rendere il mondo più giusto e più bello, per trasformarlo!

Vorrei chiedere adesso ai ragazzi e alle ragazze, che sono qui in Piazza: avete il coraggio di raccogliere questa sfida? [Giovani: “Si!”] Avete il coraggio o no? Io ho sentito poco… [Giovani: “Si!”] Vi animate ad essere questa forza di amore e di misericordia che ha il coraggio di voler trasformare il mondo? [Giovani: “Si!”]

Cari amici, l’esperienza della GMG ci ricorda la vera grande notizia della storia, la Buona Novella, anche se non appare nei giornali e nella televisione: siamo amati da Dio, che è nostro Padre e che ha inviato il suo Figlio Gesù per farsi vicino a ciascuno di noi e salvarci. Ha inviato Gesù a salvarci, a perdonarci tutto, perché Lui sempre perdona: Lui sempre perdona, perché è buono e misericordioso. Ricordate: accoglienza, festa e missione. Tre parole: accoglienza, festa e missione. Queste parole non siano solo un ricordo di ciò che è avvenuto a Rio, ma siano anima della nostra vita e di quella delle nostre comunità. Grazie!

Saluti:

I offer an affectionate greeting to all the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Audience, including those from England, Wales, Malta, Ethiopia, Australia, South Korea, Canada and the United States. May your stay in the Eternal City confirm you in love for our Lord and his Church. God bless you all!

[Saluto cordialmente i pellegrini di lingua inglese presenti all’odierna Udienza, specialmente quelli provenienti da Inghilterra, Galles, Malta, Etiopia, Australia, Corea del Sud, Canada e Stati Uniti. Il vostro soggiorno nella Città eterna vi confermi nell’amore di Cristo e della Chiesa. Dio vi benedica tutti!].

Je salue avec joie les francophones présents, particulièrement les pèlerins venus de Belgique et de France. Chers jeunes, soyez une espérance pour Dieu et pour l’Église. Soyez aussi cette force d’amour et de miséricorde qui veut transformer le monde pour le rendre plus juste et plus beau. Bon pèlerinage à tous!

[Saluto con gioia i francofoni presenti, particolarmente i pellegrini venuti dal Belgio e dalla Francia. Cari giovani, siate una speranza per Dio e per la Chiesa. Siate anche quella forza d’amore e di misericordia che vuole trasformare il mondo per renderlo più giusto e più bello. Buon pellegrinaggio a tutti!].

Von Herzen grüße ich alle Brüder und Schwestern deutscher Sprache. besonders die Fahrradpilger anlässlich des fünfzigsten Jahrestags der Heiligsprechung von Vinzenz Pallotti und die Jugendlichen des „Treffpunkts Benedikt“ aus Kremsmünster in Österreich. Der Heilige Geist geleite euch stets auf eurem Lebensweg.

[Saluto di cuore tutti i fratelli e sorelle di lingua tedesca, in particolare i pellegrini venuti in bicicletta in occasione del cinquantesimo anniversario della canonizzazione di San Vincenzo Pallotti, e i giovani del gruppo “Treffpunkt Benedikt” di Kremsmünster in Austria. Lo Spirito Santo vi accompagni sempre sul vostro cammino].

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular al grupo de oficiales venidos desde Colombia, así como a los fieles provenientes de España, Argentina, México y los demás países latinoamericanos. Invito a todos a que la acogida, la fiesta y la misión vividas en Brasil no sean un mero recuerdo, sino el alma de nuestras vidas y comunidades. Gracias.

Queridos peregrinos de língua portuguesa: sede bem-vindos! Dirijo uma saudação particular aos portugueses de Bougado e aos brasileiros que estão aqui presentes, a quem quero mais uma vez agradecer pelo belo acolhimento que me deram. Verdadeiramente, tenho muitas saudades da minha visita à Aparecida e ao Rio. Peço-vos: sede sempre testemunhas alegres da fé em Jesus Cristo. Que Nossa Senhora Aparecida proteja a cada um de vós. Obrigado!

[Cari pellegrini di lingua portoghese: siate i benvenuti. Rivolgo un saluto particolare ai portoghesi di Bougado e ai brasiliani qui presenti, che ancora una volta voglio ringraziare per la bella accoglienza che mi hanno offerto. Veramente, ho molta saudade della mia visita ad Aparecida e a Rio. Vi chiedo: siate sempre testimoni gioiosi della fede in Gesù Cristo! La Madonna Aparecida protegga ognuno di voi! Grazie!].

الأخوات والإخوة الأحباء الناطقون باللغة العربية خاصة القادمين من العراق ومن الأردنومن مصر: اتحدوا بالمسيح دائما، مُشيِّدين ملكوته، ومرسخين الأخوة، والتقاسم، وأعمال الرحمة. إن الإيمان هو قوة هائلة لجعل العالم أكثر عدلا وجمالا! فاجعلوا من انفسكم علامة حضور لرحمة الله، واشهدوا للعالم بأن الضيقات والتجارب والصعاب والعنف والشر لا يمكن لهم أن ينتصروا على من انتصر على الموت: يسوع المسيح. وأمنح لكم جميعا البركة الرسولية.

[Cari fedeli di lingua araba, specialmente voi provenienti dall’Iraq, dalla Giordania e dall’Egitto: Unitevi sempre a Cristo edificando il suo Regno con la fraternità, la condivisione e le opere di misericordia. La fede è una forza potente capace di rendere il mondo più giusto e più bello! Siate una presenza della misericordia di Dio e testimoniate al mondo che le tribolazioni, le prove, le difficoltà, la violenza o il male non potranno mai sconfiggere Colui che ha sconfitto la morte: Gesù Cristo. A tutti voi imparto la Benedizione Apostolica!].

Pozdrawiam serdecznie pielgrzymów polskich. Bracia i siostry, jak wspomniałem w Rio de Janeiro, najbliższy Światowy Dzień Młodzieży odbędzie się w 2016 r., w waszej ojczyźnie, w Krakowie. Dziękuję wszystkim rodakom błogosławionego Jana Pawła II za podjęcie inicjatywy przygotowania tego spotkania. Przez wstawiennictwo Maryi, Królowej Polski, zawierzam to wydarzenie Chrystusowi Miłosiernemu. Wam tu obecnym, waszym bliskim i wszystkim Polakom z serca błogosławię.

[Saluto cordialmente i pellegrini polacchi. Fratelli e sorelle, come ho annunciato a Rio de Janeiro, l’appuntamento per la prossima Giornata Mondiale della Gioventù, nel 2016, sarà nella vostra patria, a Cracovia. Ringrazio tutti i connazionali del beato Giovanni Paolo II per aver assunto l’impegno di preparare questo incontro. A Cristo Misericordioso, per intercessione di Maria Regina della Polonia, affido questo importante evento. Di cuore imparto la mia Benedizione a voi qui presenti, ai vostri cari e a tutti i Polacchi].

Appello

Sabato prossimo vivremo insieme una speciale giornata di digiuno e di preghiera per la pace in Siria, in Medio Oriente, e nel mondo intero. Anche per la pace nei nostri cuori, perché la pace incomincia nel cuore! Rinnovo l’invito a tutta la Chiesa a vivere intensamente questo giorno, e, sin d’ora, esprimo riconoscenza agli altri fratelli cristiani, ai fratelli delle altre religioni e agli uomini e donne di buona volontà che vorranno unirsi, nei luoghi e nei modi loro propri, a questo momento. Esorto in particolare i fedeli romani e i pellegrini a partecipare alla veglia di preghiera, qui, in Piazza San Pietro alle ore 19.00, per invocare dal Signore il grande dono della pace. Si alzi forte in tutta la terra il grido della pace!

* * *

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana, alle numerose parrocchie, alle associazioni e ai gruppi vari, in particolare saluto i fedeli delle diocesi di Ivrea, Alba, Lodi, Padova, Crema, Volterra, Massa Carrara, Pontremoli, San Miniato, Spoleto, Norcia e Lucca, accompagnati dai rispettivi vescovi. Questo incontro sia per tutti uno stimolo a camminare in comunione sempre più profonda, in un impegno missionario, che spinga ad uscire dai propri recinti per incontrare ed ascoltare con amore ogni persona. Siate comunità unite nella fede, aperte all’incontro e alla testimonianza per portare a tutti l’annuncio di gioia e di pace del Vangelo.

Un affettuoso pensiero rivolgo alle religiose qui presenti, come pure ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Esorto ciascuno a cogliere sempre più l’amore di Dio, sorgente e motivo della nostra vera gioia. Soprattutto con le persone più deboli e bisognose dobbiamo condividere quest’amore che cambia la vita. L’amore di Dio cambia la vita! Ci cambia a tutti noi, ci fa più buoni, più felici. Non dimenticate che ognuno di noi, diffondendo la carità divina, contribuisce a costruire un mondo più giusto e solidale.

Papa Francesco: Udienze 2013 – Udienza Generale – Piazza San Pietro, mercoledì 26 giugno 2013

Francesco, Udienze

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

oggi vorrei fare un breve cenno ad un’ulteriore immagine che ci aiuta ad illustrare il mistero della Chiesa: quella del tempio (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 6).

Che cosa ci fa pensare la parola tempio? Ci fa pensare ad un edificio, ad una costruzione. In modo particolare, la mente di molti va alla storia del Popolo di Israele narrata nell’Antico Testamento. A Gerusalemme, il grande Tempio di Salomone era il luogo dell’incontro con Dio nella preghiera; all’interno del Tempio c’era l’Arca dell’alleanza, segno della presenza di Dio in mezzo al popolo; e nell’Arca c’erano le Tavole della Legge, la manna e la verga di Aronne: un richiamo al fatto che Dio era stato sempre dentro la storia del suo popolo, ne aveva accompagnato il cammino, ne aveva guidato i passi. Il tempio ricorda questa storia: anche noi quando andiamo al tempio dobbiamo ricordare questa storia, ciascuno di noi la nostra storia, come Gesù mi ha incontrato, come Gesù ha camminato con me, come Gesù mi ama e mi benedice.

Ecco, ciò che era prefigurato nell’antico Tempio, è realizzato, dalla potenza dello Spirito Santo, nella Chiesa: la Chiesa è la “casa di Dio”, il luogo della sua presenza, dove possiamo trovare e incontrare il Signore; la Chiesa è il Tempio in cui abita lo Spirito Santo che la anima, la guida e la sorregge. Se ci chiediamo: dove possiamo incontrare Dio? Dove possiamo entrare in comunione con Lui attraverso Cristo? Dove possiamo trovare la luce dello Spirito Santo che illumini la nostra vita? La risposta è: nel popolo di Dio, fra noi, che siamo Chiesa. Qui incontreremo Gesù, lo Spirito Santo e il Padre.

L’antico Tempio era edificato dalle mani degli uomini: si voleva “dare una casa” a Dio, per avere un segno visibile della sua presenza in mezzo al popolo. Con l’Incarnazione del Figlio di Dio, si compie la profezia di Natan al Re Davide (cfr 2 Sam 7,1-29): non è il re, non siamo noi a “dare una casa a Dio”, ma è Dio stesso che “costruisce la sua casa” per venire ad abitare in mezzo a noi, come scrive san Giovanni nel suo Vangelo (cfr 1,14). Cristo è il Tempio vivente del Padre, e Cristo stesso edifica la sua “casa spirituale”, la Chiesa, fatta non di pietre materiali, ma di “pietre viventi”, che siamo noi. L’Apostolo Paolo dice ai cristiani di Efeso: voi siete «edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù. In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo del Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito» (Ef 2,20-22). Questa è una cosa bella! Noi siamo le pietre vive dell’edificio di Dio, unite profondamente a Cristo, che è la pietra di sostegno, e anche di sostegno tra noi. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che il tempio siamo noi, noi siamo la Chiesa vivente, il tempio vivente e quando siamo insieme tra di noi c’è anche lo Spirito Santo, che ci aiuta a crescere come Chiesa. Noi non siamo isolati, ma siamo popolo di Dio: questa è la Chiesa!

Ed è lo Spirito Santo, con i suoi doni, che disegna la varietà. Questo è importante: cosa fa lo Spirito Santo fra noi? Egli disegna la varietà che è la ricchezza nella Chiesa e unisce tutto e tutti, così da costituire un tempio spirituale, in cui non offriamo sacrifici materiali, ma noi stessi, la nostra vita (cfr 1Pt 2,4-5). La Chiesa non è un intreccio di cose e di interessi, ma è il Tempio dello Spirito Santo, il Tempio in cui Dio opera, il Tempio in cui ognuno di noi con il dono del Battesimo è pietra viva. Questo ci dice che nessuno è inutile nella Chiesa e se qualcuno a volte dice ad un altro: ‘Vai a casa, tu sei inutile”, questo non è vero, perché nessuno è inutile nella Chiesa, tutti siamo necessari per costruire questo Tempio! Nessuno è secondario. Nessuno è il più importante nella Chiesa, tutti siamo uguali agli occhi di Dio. Qualcuno di voi potrebbe dire: “Senta Signor Papa, Lei non è uguale a noi”. Sì, sono come ognuno di voi, tutti siamo uguali, siamo fratelli! Nessuno è anonimo: tutti formiamo e costruiamo la Chiesa. Questo ci invita anche a riflettere sul fatto che se manca il mattone della nostra vita cristiana, manca qualcosa alla bellezza della Chiesa. Alcuni dicono: “Io con la Chiesa non c’entro”, ma così salta il mattone di una vita in questo bel Tempio. Nessuno può andarsene, tutti dobbiamo portare alla Chiesa la nostra vita, il nostro cuore, il nostro amore, il nostro pensiero, il nostro lavoro: tutti insieme.

Vorrei allora che ci domandassimo: come viviamo il nostro essere Chiesa? Siamo pietre vive o siamo, per così dire, pietre stanche, annoiate, indifferenti? Avete visto quanto è brutto vedere un cristiano stanco, annoiato, indifferente? Un cristiano così non va bene, il cristiano deve essere vivo, gioioso di essere cristiano; deve vivere questa bellezza di far parte del popolo di Dio che è la Chiesa. Ci apriamo noi all’azione dello Spirito Santo per essere parte attiva nelle nostre comunità, o ci chiudiamo in noi stessi, dicendo: “ho tante cose da fare, non è compito mio”?

Il Signore doni a tutti noi la sua grazia, la sua forza, affinché possiamo essere profondamente uniti a Cristo, che è la pietra angolare, il pilastro, la pietra di sostegno della nostra vita e di tutta la vita della Chiesa. Preghiamo perché, animati dal suo Spirito, siamo sempre pietre vive della sua Chiesa.

Saluti:

Je salue cordialement les pèlerins francophones, particulièrement les jeunes venus de France, ainsi que les pèlerins venus du Congo et du Canada. Chers frères et sœurs, que le Seigneur nous donne la grâce d’être profondément unis au Christ et, par le don de nous-mêmes, de participer généreusement à la construction de l’Eglise: telle est notre mission.

[Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese, in particolare i giovani provenienti dalla Francia, come anche i pellegrini provenienti dal Congo e dal Canada. Cari fratelli e sorelle, il Signore ci doni la grazia di essere profondamente uniti a Lui e, attraverso il dono di noi stessi, di collaborare generosamente alla costruzione della Chiesa: questa è la nostra missione!].

I offer an affectionate greeting to all the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Audience, including those from England, Scotland, Wales, South Africa, Indonesia, Canada and the United States. May your stay in the Eternal City confirm you in love for our Lord and his Church. God bless you all!

[Saluto cordialmente i pellegrini di lingua inglese presenti all’odierna Udienza, specialmente quelli provenienti da Inghilterra, Scozia, Galles, Sud Africa, Indonesia, Canada e Stati Uniti. Il vostro soggiorno nella Città eterna vi confermi nell’amore di Cristo e della Chiesa. Dio vi benedica tutti!].

Einen herzlichen Gruß richte ich an alle Pilger deutscher Sprache. Liebe Brüder und Schwestern! Im geistlichen Bau der Kirche wird jeder Stein gebraucht, keiner ist überflüssig. Fragen wir uns, wie wir unser Kirche-Sein leben, ob wir vielleicht brüchige Steine geworden sind. Der Heilige Geist will uns durch das Feuer der Liebe neue Festigkeit verleihen, Eifer und Begeisterung, um nach dem Vorbild Christi zu leben. Gott segne euch.

[Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua tedesca. Cari fratelli e sorelle, ogni pietra fa parte dell’edificio spirituale della Chiesa ed è necessaria: nessuna è inutile! Riflettiamo su come viviamo il nostro essere Chiesa, se siamo forse diventati pietre friabili. Affidiamoci allo Spirito Santo, che ci dona nuova solidità attraverso il fuoco dell’amore, lo zelo e l’entusiasmo per vivere secondo l’esempio di Cristo. Dio vi benedica].

Saludo a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos provenientes de España, Argentina, Bolivia, Colombia, México y los demás países latinoamericanos. Pidamos al Señor que, animados por su Espíritu, seamos siempre piedras vivas de su Iglesia. Muchas gracias.

Queridos peregrinos de língua portuguesa, particularmente vós, brasileiros de Goiânia e Santa Maria: sede bem-vindos! Saúdo-vos como pedras vivas do edifício espiritual que é a Igreja, encorajando-vos a permanecer profundamente unidos a Cristo para que, animados pelo seu Espírito, possais contribuir na edificação de uma Igreja sempre mais bela. Abençôo-vos a vós e as vossas comunidades.

[Cari pellegrini di lingua portoghese, in particolare voi brasiliani provenienti da Goiânia e da Santa Maria: benvenuti! Vi saluto quali pietre vive dell’edificio spirituale che è la Chiesa, incoraggiandovi a restare profondamente uniti a Cristo, perché, animati dal suo Spirito, possiate contribuire all’edificazione di una Chiesa sempre più bella! Benedico voi e le vostre comunità!].

المؤمنون الأحباء الناطقون باللغة العربية خاصة القادمون من مصر والعراق ومن الأراضي المقدسة: كونوا حجارة حية في بناء الله؛ ولا تسمحوا للضجر واللامبالاة بأن يحولانكم إلى حجارة مائتة ومميتة. افتحوا انفسكم لعمل الروح القدس كي تتحولوا إلى حجارة حية في المجتمع، متحدين بعمق بالمسيح، حجرة الزاوية لحياتكم ولحياة الكنيسة. وأمنح لكم جميعا البركة الرسولية!

[Cari fedeli di lingua araba, specialmente voi provenienti dall’Egitto, dall’Iraq e dalla Terra Santa: siate pietre vive dell’edificio di Dio; la noia e l’indifferenza non vi trasformino in pietre morte. Apritevi all’azione dello Spirito Santo per diventare membra vive nella società, unendovi profondamente a Cristo, la pietra angolare della nostra vita e della vita della Chiesa. A tutti voi imparto la Benedizione Apostolica!].

Witam serdecznie przybyłych na audiencję Polaków. Szczególnie pozdrawiam pielgrzymów z Archidiecezji Łódzkiej z jej Arcybiskupem Metropolitą, jak również dzieci z Domu Pomocy Społecznej ze Starej Wsi. Życzę wszystkim byście byli głęboko zjednoczeni z Chrystusem, na którym wspiera się nasze życie i całe życie Kościoła. Niech On zawsze będzie dla was źródłem mocy i radości. Z sera wam błogosławię.

[Do il mio benvenuto ai polacchi presenti a quest’udienza. Saluto in modo particolare i pellegrini venuti dall’Arcidiocesi di Łódz con il loro Arcivescovo metropolita, e i bambini della Casa dell’Aiuto Sociale in Starej Wsi. Auguro a tutti di essere profondamente uniti a Cristo sul quale si edifica la nostra vita e tutta la vita della Chiesa. Lui sia per voi la fonte della forza e della gioia. Vi benedico di cuore.]

* * *

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana: parrocchie, associazioni, confraternite, enti, scuole e gruppi vari. In particolare, saluto i fedeli delle diocesi di Sessa Aurunca e di Caltagirone, accompagnati dai rispettivi Vescovi. Un affettuoso pensiero rivolgo al Padre Abate Pietro Vittorelli ed ai fedeli dell’Abbazia territoriale di Montecassino.

Sono lieto di salutare il Cardinale Salvatore De Giorgi e quanti gli sono vicini in occasione del suo sessantesimo anniversario di Ordinazione presbiterale e quarantesimo di Ordinazione episcopale. Pensate che bel servizio alla Chiesa: sessanta anni di sacerdozio e quaranta di episcopato! È un bel servizio che lui ha fatto con cuore di padre, con bontà di padre, e con questo cuore di padre ha fatto tanto bene alla Chiesa. Questa mattina abbiamo celebrato la Messa e c’era un piccolo gruppo di preti che sono stati ordinati da lui. Era piccolo il gruppo: ce n’erano più di ottanta! Immaginatevi quanti ne ha ordinati: ringraziamolo per tutto quello che ha fatto per la Chiesa. Saluto le Figlie della Chiesa e le Suore delle Poverelle che celebrano i loro Capitoli Generali. Vorrei, inoltre, come di consueto, rivolgere il mio cordiale saluto ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli.

A ciascuno auguro che questo incontro costituisca un incoraggiamento a diffondere con entusiasmo la novità del perenne messaggio salvifico portato da Cristo.

Papa Francesco: Udienze 2013 – Udienza Generale – Piazza San Pietro, mercoledì 19 giugno 2013

Francesco, Udienze

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi mi soffermo su un’altra espressione con cui il Concilio Vaticano II indica la natura della Chiesa: quella del corpo; il Concilio dice che la Chiesa è Corpo di Cristo (cfr Lumen gentium, 7).

Vorrei partire da un testo degli Atti degli Apostoli che conosciamo bene: la conversione di Saulo, che si chiamerà poi Paolo, uno dei più grandi evangelizzatori (cfr At 9,4-5). Saulo è un persecutore dei cristiani, ma mentre sta percorrendo la strada che porta alla città di Damasco, improvvisamente una luce lo avvolge, cade a terra e sente una voce che gli dice «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Lui domanda: «Chi sei, o Signore?», e quella voce risponde: «Io sono Gesù che tu perseguiti» (v. 3-5). Questa esperienza di san Paolo ci dice quanto sia profonda l’unione tra noi cristiani e Cristo stesso. Quando Gesù è salito al cielo non ci ha lasciati orfani, ma con il dono dello Spirito Santo l’unione con Lui è diventata ancora più intensa. Il Concilio Vaticano II afferma che Gesù «comunicando il suo Spirito, costituisce misticamente come suo corpo i suoi fratelli, chiamati da tutti i popoli» (Cost. dogm. Lumen gentium, 7).

L’immagine del corpo ci aiuta a capire questo profondo legame Chiesa-Cristo, che san Paolo ha sviluppato in modo particolare nella Prima Lettera ai Corinzi (cfr cap. 12). Anzitutto il corpo ci richiama ad una realtà viva. La Chiesa non è un’associazione assistenziale, culturale o politica, ma è un corpo vivente, che cammina e agisce nella storia. E questo corpo ha un capo, Gesù, che lo guida, lo nutre e lo sorregge. Questo è un punto che vorrei sottolineare: se si separa il capo dal resto del corpo, l’intera persona non può sopravvivere. Così è nella Chiesa: dobbiamo rimanere legati in modo sempre più intenso a Gesù. Ma non solo questo: come in un corpo è importante che passi la linfa vitale perché viva, così dobbiamo permettere che Gesù operi in noi, che la sua Parola ci guidi, che la sua presenza eucaristica ci nutra, ci animi, che il suo amore dia forza al nostro amare il prossimo. E questo sempre! Sempre, sempre! Cari fratelli e sorelle, rimaniamo uniti a Gesù, fidiamoci di Lui, orientiamo la nostra vita secondo il suo Vangelo, alimentiamoci con la preghiera quotidiana, l’ascolto della Parola di Dio, la partecipazione ai Sacramenti.

E qui vengo ad un secondo aspetto della Chiesa come Corpo di Cristo. San Paolo afferma che come le membra del corpo umano, pur differenti e numerose, formano un solo corpo, così tutti noi siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo (cfr 1Cor 12,12-13). Nella Chiesa quindi, c’è una varietà, una diversità di compiti e di funzioni; non c’è la piatta uniformità, ma la ricchezza dei doni che distribuisce lo Spirito Santo. Però c’è la comunione e l’unità: tutti sono in relazione gli uni con gli altri e tutti concorrono a formare un unico corpo vitale, profondamente legato a Cristo. Ricordiamolo bene: essere parte della Chiesa vuol dire essere uniti a Cristo e ricevere da Lui la vita divina che ci fa vivere come cristiani, vuol dire rimanere uniti al Papa e ai Vescovi che sono strumenti di unità e di comunione, e vuol dire anche imparare a superare personalismi e divisioni, a comprendersi maggiormente, ad armonizzare le varietà e le ricchezze di ciascuno; in una parola a voler più bene a Dio e alle persone che ci sono accanto, in famiglia, in parrocchia, nelle associazioni. Corpo e membra per vivere devono essere uniti! L’unità è superiore ai conflitti, sempre! I conflitti se non si sciolgono bene, ci separano tra di noi, ci separano da Dio. Il conflitto può aiutarci a crescere, ma anche può dividerci. Non andiamo sulla strada delle divisioni, delle lotte fra noi! Tutti uniti, tutti uniti con le nostre differenze, ma uniti, sempre: questa è la strada di Gesù. L’unità è superiore ai conflitti. L’unità è una grazia che dobbiamo chiedere al Signore perché ci liberi dalle tentazioni della divisione, delle lotte tra noi, degli egoismi, delle chiacchiere. Quanto male fanno le chiacchiere, quanto male! Mai chiacchierare degli altri, mai! Quanto danno arrecano alla Chiesa le divisioni tra i cristiani, l’essere di parte, gli interessi meschini!

Le divisioni tra noi, ma anche le divisioni fra le comunità: cristiani evangelici, cristiani ortodossi, cristiani cattolici, ma perché divisi? Dobbiamo cercare di portare l’unità. Vi racconto una cosa: oggi, prima di uscire da casa, sono stato quaranta minuti, più o meno, mezz’ora, con un Pastore evangelico e abbiamo pregato insieme, e cercato l’unità. Ma dobbiamo pregare fra noi cattolici e anche con gli altri cristiani, pregare perché il Signore ci doni l’unità, l’unità fra noi. Ma come avremo l’unità fra i cristiani se non siamo capaci di averla tra noi cattolici? Di averla nella famiglia? Quante famiglie lottano e si dividono! Cercate l’unità, l’unità che fa la Chiesa. L’unità viene da Gesù Cristo. Lui ci invia lo Spirito Santo per fare l’unità.

Cari fratelli e sorelle, chiediamo a Dio: aiutaci ad essere membra del Corpo della Chiesa sempre profondamente unite a Cristo; aiutaci a non far soffrire il Corpo della Chiesa con i nostri conflitti, le nostre divisioni, i nostri egoismi; aiutaci ad essere membra vive legate le une con le altre da un’unica forza, quella dell’amore, che lo Spirito Santo riversa nei nostri cuori (cfr Rm 5,5).

Saluti:

Je salue cordialement les pèlerins francophones, particulièrement les nombreux jeunes présents, venus de Suisse et de France. Chers frères et sœurs, devenons chaque jours plus unis à Jésus. Demandons cette grâce au Seigneur de ne plus faire souffrir le Corps de son Eglise par nos égoïsmes et nos divisions. Que l’Esprit de communion soit toujours le plus fort !

[Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese, specialmente i numerosi giovani provenienti dalla Svizzera e dalla Francia. Cari fratelli e sorelle, unitevi sempre più intimamente a Gesù. Domandiamo al Signore la grazia di non far soffrire il Corpo della sua Chiesa con i personali egoismi e le divisioni. Lo spirito di comunione sia sempre più forte!].

I offer an affectionate greeting to all the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Audience, including those from England, Scotland, Slovakia, Sweden, South Africa, Papua New Guinea, India, Indonesia, Pakistan, the West Indies and the United States. May your stay in the Eternal City confirm you in love for our Lord and for his Body which is the Church. God bless you all!

[Saluto cordialmente i pellegrini di lingua inglese presenti all’odierna Udienza, specialmente quelli provenienti da Inghilterra, Scozia, Slovacchia, Svezia, Sud Africa, Papua Nuova Guinea, India, Indonesia, Pakistan, Indie Occidentali e Stati Uniti. Il vostro soggiorno nella Città eterna vi confermi nell’amore di Cristo e del suo Corpo che è la Chiesa. Dio vi benedica tutti!].

Von Herzen grüße ich alle Gäste aus den Ländern deutscher Sprache. besonders die verschiedenen Schülergruppen und die Ehejubilare aus München. Der Heilige Geist lasse uns teilhaben an seiner Liebe, damit wir in Einheit und Frieden mit allen unseren Mitmenschen leben. Gott geleite euch stets auf eurem Lebensweg.

[Saluto di cuore tutti gli ospiti giunti fin qui dalle terre di lingua tedesca, in particolare i diversi gruppi di studenti e le coppie da Monaco di Baviera, che festeggiano diversi giubilei. Lo Spirito Santo ci renda partecipi del suo amore, affinché viviamo in concordia e in pace con tutti i nostri vicini. Dio vi protegga sempre nel cammino della vostra vita].

Saludo a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos provenientes de España, Argentina, Costa Rica, Honduras, México, República Dominicana y los demás países latinoamericanos. Pidamos al Señor que nos ayude a ser miembros vivos de su Cuerpo unidos por el amor que el Espíritu Santo derrama en los corazones. Muchas gracias.

Dirijo uma cordial saudação ao grupo de Jurisprudentes Católicos de Língua Portuguesa, aos peregrinos de Lisboa e quantos provêm do Brasil e dos vários países lusófonos. Que esta peregrinação aos túmulos dos Apóstolos São Pedro e São Paulo fortaleça, nos vossos corações, o sentir e o viver com a Igreja, sob o terno olhar da Virgem Mãe. Aprendei com Ela a ler os sinais de Deus na história, para serdes construtores de uma nova humanidade. Com estes votos, invoco sobre vós e vossas famílias a abundância das bênçãos do Céu.

[Saluto il gruppo dei Giuristi cattolici di lingua portoghese, i pellegrini di Lisbona e quanti provengono dal Brasile e dai diversi Paesi lusofoni. Possa questo pellegrinaggio alle tombe degli Apostoli San Pietro e San Paolo rinvigorire, nei vostri cuori, il sentire e il vivere con la Chiesa, sotto il tenero sguardo della Vergine Madre. Con Lei imparate a leggere i segni di Dio nella storia, per essere costruttori di una nuova umanità. Con questi auguri, invoco su di voi e sulle vostre famiglie l’abbondanza delle benedizioni del Cielo].

المؤمنون الأحباء الناطقون باللغة العربية خاصة القادمون من مصر والعراق ولبنان: إن الكنيسة هي جسد المسيح، ولهذا يجب علينا الاتحاد أكثر بالمسيح، والسماح له بأن يعمل في حياتنا. لترشدنا كلمته، وليغذينا حضوره الإفخارستي، ويهبنا القوة كي نحب القريب، كما أحبنا هو. ليعضد الرب، بواسطة نعمته، عزمنا في ألا نكون سبب ألم لجسد الكنيسة بصراعاتنا، وانقساماتنا، وأنانياتنا. وأمنح لكم جميعا البركة الرسولية!

[Cari fedeli di lingua araba, specialmente voi provenienti dall’Egitto, dall’Iraq e dal Libano: la Chiesa è il Corpo di Cristo, perciò dobbiamo rimanere uniti a Lui e permettere che Egli operi in noi. La sua Parola ci guida, la sua presenza eucaristica ci nutre e ci dona la forza per amare il prossimo, come Lui ci ha amati. Il Signore sostenga, con la sua Grazia, il nostro proposito di non far soffrire il Corpo della Chiesa con i nostri conflitti, le nostre divisioni, i nostri egoismi. A tutti voi imparto la Benedizione Apostolica]!

Drodzy polscy pielgrzymi, prośmy Boga, aby pomógł nam być członkami Ciała Kościoła zawsze głęboko zjednoczonymi z Chrystusem. Módlmy się, abyśmy nie zadawali cierpień Kościołowi przez nasz egoizm, podziały i konflikty. Niech Pan nam pomoże być żywymi członkami połączonymi jedyną siłą miłości, jaką Duch Święty rozlewa w naszych sercach (por. Rz 5,5). Z serca wam błogosławię.

[Cari pellegrini polacchi, chiediamo a Dio che ci aiuti ad essere membra del Corpo della Chiesa sempre profondamente unite a Cristo. Preghiamo perché non facciamo soffrire la Chiesa con il nostro egoismo, le divisioni e i conflitti. Il Signore ci aiuti ad essere membra vive legate da un’unica forza, quella dell’amore, che lo Spirito Santo riversa nei nostri cuori. Vi benedico di cuore]!

APPELLI

Domani si celebrerà la Giornata Mondiale del Rifugiato. Quest’anno siamo invitati a considerare specialmente la situazione delle famiglie rifugiate, costrette spesso a lasciare in fretta la loro casa e la loro patria e a perdere ogni bene e sicurezza per fuggire da violenze, persecuzioni, o gravi discriminazioni a motivo della religione professata, dell’appartenenza ad un gruppo etnico, delle loro idee politiche.

Oltre ai pericoli del viaggio, spesso queste famiglie si trovano a rischio di disgregazione e, nel Paese che li accoglie, devono confrontarsi con culture e società diverse dalla propria. Non possiamo essere insensibili verso le famiglie e verso tutti i nostri fratelli e sorelle rifugiati: siamo chiamati ad aiutarli, aprendoci alla comprensione e all’ospitalità.

Non manchino in tutto il mondo persone e istituzioni che li assistano: nel loro volto, è impresso il volto di Cristo!

* * *

Domenica scorsa, nell’Anno della fede, abbiamo celebrato Dio che è Vita e fonte della vita, Cristo che ci dona la vita divina, lo Spirito Santo che ci mantiene nella relazione vitale di veri figli di Dio. Vorrei rivolgere ancora una volta l’invito a tutti ad accogliere e testimoniare il “Vangelo della vita”, a promuovere e a difendere la vita in tutte le sue dimensioni e in tutte le sue fasi. Il cristiano è colui che dice “sì” alla vita, che dice “sì” a Dio, il Vivente.

Rivolgo un cordiale benvenuto a tutti i fedeli di lingua italiana: parrocchie, associazioni, gruppi, enti vari. In particolare, ai pellegrinaggi delle Diocesi di Pozzuoli, Lecce, Velletri-Segni e Alessandria, guidati dai rispettivi Pastori. Saluto i fedeli di Osimo, con il loro Arcivescovo, della Vicaria di Marino, con il Vescovo di Albano; e quelli della Parrocchia dei Santi Crisante e Daria, in Roma. Un pensiero speciale rivolgo ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli.

Ringrazio tutti per la presenza a questo incontro. Vi chiedo di pregare per me e per il mio servizio alla Chiesa, e auspico per ciascuno di voi abbondanti grazie, perché siano rafforzati i vostri generosi propositi di fedeltà alla chiamata del Signore.

Papa Francesco: Udienze 2013 – Udienza Generale – Piazza San Pietro, mercoledì 12 giugno 2013

Francesco, Udienze

Cari fratelli e sorelle, buon giorno!

Oggi vorrei soffermarmi brevemente su un altro dei termini con cui il Concilio Vaticano II ha definito la Chiesa, quello di “Popolo di Dio” (cfr Cost. dogm. Lumen gentium, 9; Catechismo della Chiesa Cattolica, 782). E lo faccio con alcune domande, sulle quali ognuno potrà riflettere.

1. Che cosa vuol dire essere “Popolo di Dio”? Anzitutto vuol dire che Dio non appartiene in modo proprio ad alcun popolo; perché è Lui che ci chiama, ci convoca, ci invita a fare parte del suo popolo, e questo invito è rivolto a tutti, senza distinzione, perché la misericordia di Dio «vuole la salvezza per tutti» (1Tm 2,4). Gesù non dice agli Apostoli e a noi di formare un gruppo esclusivo, un gruppo di elite. Gesù dice: andate e fate discepoli tutti i popoli (cfr Mt 28,19). San Paolo afferma che nel popolo di Dio, nella Chiesa, «non c’è più giudeo né greco… poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3,28). Vorrei dire anche a chi si sente lontano da Dio e dalla Chiesa, a chi è timoroso o indifferente, a chi pensa di non poter più cambiare: il Signore chiama anche te a far parte del suo popolo e lo fa con grande rispetto e amore! Lui ci invita a far parte di questo popolo, popolo di Dio.

2. Come si diventa membri di questo popolo? Non è attraverso la nascita fisica, ma attraverso una nuova nascita. Nel Vangelo, Gesù dice a Nicodemo che bisogna nascere dall’alto, dall’acqua e dallo Spirito per entrare nel Regno di Dio (cfr Gv 3,3-5). È attraverso il Battesimo che noi siamo introdotti in questo popolo, attraverso la fede in Cristo, dono di Dio che deve essere alimentato e fatto crescere in tutta la nostra vita. Chiediamoci: come faccio crescere la fede che ho ricevuto nel mio Battesimo? Come faccio crescere questa fede che io ho ricevuto e che il popolo di Dio possiede?

3. L’altra domanda. Qual è la legge del Popolo di Dio? È la legge dell’amore, amore a Dio e amore al prossimo secondo il comandamento nuovo che ci ha lasciato il Signore (cfr Gv 13,34). Un amore, però, che non è sterile sentimentalismo o qualcosa di vago, ma che è il riconoscere Dio come unico Signore della vita e, allo stesso tempo, l’accogliere l’altro come vero fratello, superando divisioni, rivalità, incomprensioni, egoismi; le due cose vanno insieme. Quanto cammino dobbiamo ancora fare per vivere in concreto questa nuova legge, quella dello Spirito Santo che agisce in noi, quella della carità, dell’amore! Quando noi guardiamo sui giornali o alla televisione tante guerre fra cristiani, ma come può capitare questo? Dentro il popolo di Dio, quante guerre! Nei quartieri, nei posti di lavoro, quante guerre per invidia, gelosie! Anche nella stessa famiglia, quante guerre interne! Noi dobbiamo chiedere al Signore che ci faccia capire bene questa legge dell’amore. Quanto è bello amarci gli uni con gli altri come fratelli veri. Quanto è bello! Facciamo una cosa oggi. Forse tutti abbiamo simpatie e non simpatie; forse tanti di noi sono un po’ arrabbiati con qualcuno; allora diciamo al Signore: Signore io sono arrabbiato con questo o con questa; io ti prego per lui e per lei. Pregare per coloro con i quali siamo arrabbiati è un bel passo in questa legge dell’amore. Lo facciamo? Facciamolo oggi!

4. Che missione ha questo popolo? Quella di portare nel mondo la speranza e la salvezza di Dio: essere segno dell’amore di Dio che chiama tutti all’amicizia con Lui; essere lievito che fa fermentare tutta la pasta, sale che dà il sapore e che preserva dalla corruzione, essere una luce che illumina. Attorno a noi, basta aprire un giornale, – l’ho detto – vediamo che la presenza del male c’è, il Diavolo agisce. Ma vorrei dire a voce alta: Dio è più forte! Voi credete questo: che Dio è più forte? Ma lo diciamo insieme, lo diciamo insieme tutti: Dio è più forte! E sapete perché è più forte? Perché Lui è il Signore, l’unico Signore. E vorrei aggiungere che la realtà a volte buia, segnata dal male, può cambiare, se noi per primi vi portiamo la luce del Vangelo soprattutto con la nostra vita. Se in uno stadio, pensiamo qui a Roma all’Olimpico, o a quello di San Lorenzo a Buenos Aires, in una notte buia, una persona accende una luce, si intravvede appena, ma se gli oltre settantamila spettatori accendono ciascuno la propria luce, lo stadio si illumina. Facciamo che la nostra vita sia una luce di Cristo; insieme porteremo la luce del Vangelo all’intera realtà.

5. Qual è il fine di questo popolo? Il fine è il Regno di Dio, iniziato sulla terra da Dio stesso e che deve essere ampliato fino al compimento, quando comparirà Cristo, vita nostra (cfr Lumen gentium, 9). Il fine allora è la comunione piena con il Signore, la familiarità con il Signore, entrare nella sua stessa vita divina, dove vivremo la gioia del suo amore senza misura, una gioia piena.

Cari fratelli e sorelle, essere Chiesa, essere Popolo di Dio, secondo il grande disegno di amore del Padre, vuol dire essere il fermento di Dio in questa nostra umanità, vuol dire annunciare e portare la salvezza di Dio in questo nostro mondo, che spesso è smarrito, bisognoso di avere risposte che incoraggino, che diano speranza, che diano nuovo vigore nel cammino. La Chiesa sia luogo della misericordia e della speranza di Dio, dove ognuno possa sentirsi accolto, amato, perdonato, incoraggiato a vivere secondo la vita buona del Vangelo. E per far sentire l’altro accolto, amato, perdonato, incoraggiato la Chiesa deve essere con le porte aperte, perché tutti possano entrare. E noi dobbiamo uscire da quelle porte e annunciare il Vangelo.

Saluti:

Je salue cordialement les pèlerins francophones, particulièrement le Comité International de la Société de Saint Vincent de Paul qui fête le 200ème anniversaire de la naissance de Frédéric Ozanam. Chers frères et sœurs, Dieu est plus fort que le mal ! Dans un monde parfois difficile, soyez porteurs de l’espérance et de l’amour de Dieu. Que, dans l’Eglise, chacun se sente accueilli, aimé et encouragé à vivre selon la bonne nouvelle de l’Evangile.

[Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese, in particolare il Comitato Internazionale della Società di San Vincenzo de’ Paoli, che ricorda il secondo centenario della nascita di Federico Ozanam. Cari fratelli e sorelle, Dio è più forte del male. In un mondo talvolta difficile, siate portatori della speranza e dell’amore di Dio. Nella Chiesa, ciascuno si possa sentire accolto, amato e incoraggiato a vivere secondo la buona novella del Vangelo].

I offer an affectionate greeting to all the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Audience, including those from England, Scotland, Ireland, Malta, Australia, Japan, South Korea, Vietnam and the United States. May your stay in the Eternal City confirm you in love for our Lord and his Church. God bless you all!

[Saluto cordialmente i pellegrini di lingua inglese presenti all’odierna Udienza, specialmente quelli provenienti da Inghilterra, Scozia, Irlanda, Malta, Australia, Giappone, Sud Corea, Vietnam e Stati Uniti. Il vostro soggiorno nella Città eterna vi confermi nell’amore di Cristo e della sua Chiesa. Dio vi benedica tutti!].

Mit Freude grüße ich alle deutschsprachigen Pilger. Es ist schön, zur Kirche zu gehören, zum Volk Gottes. Kirche sein heißt teilnehmen am Plan der Liebe Gottes, nämlich Sauerteig des Herrn zu sein unter den Menschen und der Welt sein Heil zu bringen. In der Kirche erfahren wir Gottes Erbarmen; in ihr spüren wir, dass wir angenommen und geliebt sind, dass wir Vergebung erlangen sowie die Kraft zu einem guten Leben nach dem Evangelium. Der Herr segne euch alle.

[Con gioia saluto tutti i pellegrini di lingua tedesca. È bello far parte della Chiesa, del Popolo di Dio. Essere Chiesa vuol dire partecipare al piano dell’amore di Dio, cioè essere fermento del Signore tra gli uomini e portare la Sua salvezza al mondo. Nella Chiesa sperimentiamo la misericordia di Dio; in essa sentiamo di essere accolti e amati, di essere perdonati e di ricevere la forza per una vita buona secondo il Vangelo. Il Signore vi benedica tutti].

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos provenientes de España, Argentina, México, Puerto Rico, Costa Rica, Colombia y los demás países latinoamericanos. Invito a todos a acoger la llamada de Dios a pertenecer a su pueblo; a hacer crecer la fe que recibimos en el bautismo; a vivir la ley de la caridad; a proclamar con convicción que Dios es más fuerte que el mal y que juntos podemos iluminar el mundo, si nuestra vida refleja a Cristo y vivimos en comunión con Él. Muchas gracias.

Dirijo uma cordial saudação aos peregrinos vindos do Brasil e demais países de língua portuguesa. O Senhor vos chama a ser fermento no mundo, irradiando sua a misericórdia e a sua salvação, com o testemunho de uma vida evangélica. Que o Senhor vos abençoe a todos!

[Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini venuti dal Brasile e da altri Paesi di lingua portoghese. Il Signore vi chiama ad essere lievito nel mondo, trasmettendo la sua misericordia e la sua salvezza, con la testimonianza di una vita evangelica. Il Signore vi benedica tutti!].

الأخوات والإخوة الأحباء الناطقون باللغة العربية، أن نكون كنيسة، أن نكون شعب الله يعني إعلان وإحضار خلاص الله في هذا العالم، المحتاج للرجاء. لتكن الكنيسة مكانا لرحمة الله، حيث يشعر كل شخص بأنه مقبول، ومحبوب، ومغفور له، ومشجع في الشهادة للإنجيل. وأمنح لكم جميعا البركة الرسولية!

[Cari fratelli e sorelle di lingua araba, essere Chiesa vuol dire essere Popolo di Dio per annunciare e portare la salvezza di Dio in questo mondo, bisognoso di speranza. La Chiesa sia luogo della misericordia e della speranza di Dio, dove ognuno possa sentirsi accolto, amato, perdonato e incoraggiato a testimoniare il Vangelo. A tutti voi imparto la Benedizione Apostolica!].

Pozdrawiam pielgrzymów polskich. Przynależność do Ludu Bożego wymaga od nas, byśmy byli Bożym zaczynem dla świata. Nieśmy braciom orędzie Ewangelii, przypominając o bliskości Boga, o którym wielu dzisiaj zapomina. Niech świadectwo waszego życia rodzi w sercach ludzi nadzieję, dodaje im odwagi, budzi ducha wiary. Wam tu obecnym i waszym bliskim z sera błogosławię.

[Saluto cordialmente i pellegrini polacchi. L’appartenenza al Popolo di Dio richiede di essere fermento nel mondo. Portiamo pertanto ai fratelli il messaggio del Vangelo, ricordando la vicinanza di Dio, che oggi molti dimenticano. La testimonianza della vostra vita faccia nascere nei cuori degli uomini la speranza, rafforzi in essi il coraggio, risvegli lo spirito di fede. Di cuore benedico voi qui presenti e i vostri cari].

APPELLO

Oggi si celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale contro il lavoro minorile, con un riferimento particolare allo sfruttamento dei bambini nel lavoro domestico: un deprecabile fenomeno in costante aumento, specialmente nei Paesi poveri. Sono milioni i minori, per lo più bambine, vittime di questa forma nascosta di sfruttamento che comporta spesso anche abusi, maltrattamenti e discriminazioni. È una vera schiavitù questa!

Auspico vivamente che la Comunità internazionale possa avviare provvedimenti ancora più efficaci per affrontare questa autentica piaga. Tutti i bambini devono poter giocare, studiare, pregare e crescere, nelle proprie famiglie, e questo in un contesto armonico, di amore e di serenità. È un loro diritto e un nostro dovere. Tanta gente invece di farli giocare li fa schiavi: è una piaga questa. Una fanciullezza serena permette ai bambini di guardare con fiducia verso la vita e il domani. Guai a chi soffoca in loro lo slancio gioioso della speranza!

* * *

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i sacerdoti novelli della Diocesi di Brescia, accompagnati dai loro familiari, come pure la Comunità del Seminario di Napoli, invocando la continua assistenza del Signore, perché ciascuno possa corrispondere con fedeltà alla sua chiamata. Saluto il pellegrinaggio della Diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, guidato dall’Arcivescovo Mons. Domenico Sorrentino. Un affettuoso pensiero rivolgo ai rappresentanti della Confagricoltura di Bisceglie, ringraziandoli per il gradito dono destinato alle opere di carità del Papa. Saluto, poi, i fedeli delle Parrocchie, delle Associazioni e dei vari gruppi presenti così numerosi a questo incontro. Saluto, infine, i giovani, gli ammalati e gli sposi novelli.

A tutti auguro di sperimentare la consolante presenza del Signore e di essere, nella vita di ogni giorno, strumenti del suo amore misericordioso.

Papa Francesco: Discorsi 2013 – Udienza al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede – Sala Regia venerdì, 22 marzo 2013

Papa Francesco, Discorsi 2013

Eccellenze,
Signore e Signori,

Ringrazio di cuore il vostro Decano, Ambasciatore Jean-Claude Michel, per le belle parole che mi ha rivolto a nome di tutti e con gioia vi accolgo per questo scambio di saluti, semplice ma nello stesso tempo intenso, che vuole essere idealmente l’abbraccio del Papa al mondo. Attraverso di voi, infatti, incontro i vostri popoli, e così posso, in un certo senso, raggiungere ciascuno dei vostri concittadini, con le sue gioie, i suoi drammi, le sue attese, i suoi desideri.

La vostra numerosa presenza è anche un segno che le relazioni che i vostri Paesi intrattengono con la Santa Sede sono proficue, sono davvero un’occasione di bene per l’umanità. È questo, infatti, che sta a cuore alla Santa Sede: il bene di ogni uomo su questa terra! Ed è proprio con questo intendimento che il Vescovo di Roma inizia il suo ministero, sapendo di poter contare sull’amicizia e sull’affetto dei Paesi che voi rappresentate, e nella certezza che condividete tale proposito. Allo stesso tempo, spero sia anche l’occasione per intraprendere un cammino con quei pochi Paesi che ancora non intrattengono relazioni diplomatiche con la Santa Sede, alcuni dei quali – li ringrazio di cuore – hanno voluto essere presenti alla Messa per l’inizio del mio ministero, o hanno inviato messaggi come gesto di vicinanza.

Come sapete, ci sono vari motivi per cui ho scelto il mio nome pensando a Francesco di Assisi, una personalità che è ben nota al di là dei confini dell’Italia e dell’Europa e anche tra coloro che non professano la fede cattolica. Uno dei primi è l’amore che Francesco aveva per i poveri. Quanti poveri ci sono ancora nel mondo! E quanta sofferenza incontrano queste persone! Sull’esempio di Francesco d’Assisi, la Chiesa ha sempre cercato di avere cura, di custodire, in ogni angolo della Terra, chi soffre per l’indigenza e penso che in molti dei vostri Paesi possiate constatare la generosa opera di quei cristiani che si adoperano per aiutare i malati, gli orfani, i senzatetto e tutti coloro che sono emarginati, e che così lavorano per edificare società più umane e più giuste.

Ma c’è anche un’altra povertà! È la povertà spirituale dei nostri giorni, che riguarda gravemente anche i Paesi considerati più ricchi. È quanto il mio Predecessore, il caro e venerato Benedetto XVI, chiama la “dittatura del relativismo”, che lascia ognuno come misura di se stesso e mette in pericolo la convivenza tra gli uomini. E così giungo ad una seconda ragione del mio nome. Francesco d’Assisi ci dice: lavorate per edificare la pace! Ma non vi è vera pace senza verità! Non vi può essere pace vera se ciascuno è la misura di se stesso, se ciascuno può rivendicare sempre e solo il proprio diritto, senza curarsi allo stesso tempo del bene degli altri, di tutti, a partire dalla natura che accomuna ogni essere umano su questa terra.

Uno dei titoli del Vescovo di Roma è Pontefice, cioè colui che costruisce ponti, con Dio e tra gli uomini. Desidero proprio che il dialogo tra noi aiuti a costruire ponti fra tutti gli uomini, così che ognuno possa trovare nell’altro non un nemico, non un concorrente, ma un fratello da accogliere ed abbracciare! Le mie stesse origini poi mi spingono a lavorare per edificare ponti. Infatti, come sapete la mia famiglia è di origini italiane; e così in me è sempre vivo questo dialogo tra luoghi e culture fra loro distanti, tra un capo del mondo e l’altro, oggi sempre più vicini, interdipendenti, bisognosi di incontrarsi e di creare spazi reali di autentica fraternità.

In quest’opera è fondamentale anche il ruolo della religione. Non si possono, infatti, costruire ponti tra gli uomini, dimenticando Dio. Ma vale anche il contrario: non si possono vivere legami veri con Dio, ignorando gli altri. Per questo è importante intensificare il dialogo fra le varie religioni, penso anzitutto a quello con l’Islam, e ho molto apprezzato la presenza, durante la Messa d’inizio del mio ministero, di tante Autorità civili e religiose del mondo islamico. Ed è pure importante intensificare il confronto con i non credenti, affinché non prevalgano mai le differenze che separano e feriscono, ma, pur nella diversità, vinca il desiderio di costruire legami veri di amicizia tra tutti i popoli.

Lottare contro la povertà sia materiale, sia spirituale; edificare la pace e costruire ponti. Sono come i punti di riferimento di un cammino al quale desidero invitare a prendere parte ciascuno dei Paesi che rappresentate. Un cammino difficile però, se non impariamo sempre più ad amare questa nostra Terra. Anche in questo caso mi è di aiuto pensare al nome di Francesco, che insegna un profondo rispetto per tutto il creato, il custodire questo nostro ambiente, che troppo spesso non usiamo per il bene, ma sfruttiamo avidamente a danno l’uno dell’altro.

Cari Ambasciatori,
Signore e Signori,

grazie ancora per tutto il lavoro che svolgete, insieme alla Segreteria di Stato, per costruire la pace ed edificare ponti di amicizia e di fraternità. Attraverso di voi, desidero rinnovare ai vostri Governi il mio grazie per la loro partecipazione alle celebrazioni in occasione della mia elezione, con l’auspicio di un fruttuoso lavoro comune. Il Signore Onnipotente ricolmi dei suoi doni ciascuno di voi, le vostre famiglie e i popoli che rappresentate. Grazie!