Lo sapevi che…? 16 – I Magi e i canti della Stella. Seguire gli astri per scoprire il vero re

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Una parte rilevante del repertorio dei canti della Chiarastella è dedicata alla narrazione del viaggio e dell’adorazione dei Re Magi alla grotta di Betlemme. Nella descrizione dei personaggi i canti sono ricchi di particolari descrittivi intorno alle figure di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, raffigurati così come nelle rappresentazioni presepiali, con abiti ricchi e sfarzosi mentre recano i tre doni.

Le figure dei Re Magi sono riportate da Matteo nel suo Vangelo e nei vangeli apocrifi , in particolare nel Vangelo Armeno dell’Infanzia, dove vengono menzionati i loro nomi, Melkor, Gaspar e Balthasar definiti come sacerdoti persiani. Secondo la tradizione i tre Re Magi rappresentano le tre popolazioni all’epoca conosciute: quella africana, l’europea e l’asiatica.

Melchiorre viene dall’Asia, ha le sembianze di un anziano con la barba lunga e porta l’incenso a ricordo della divinità di Gesù. Gaspare è il più giovane, viene dalle terre dell’Europa e trasporta l’oro, il simbolo della regalità. Baldassarre, infine, ha la pelle di colore scuro perché viene dall’Africa e reca la mirra (usata per l’imbalsamazione) quasi a predire la futura morte di Cristo.

Nei rituali eseguiti durante la notte tra il 5 e il 6 di gennaio, così come quelli ancora diffusi nell’arco alpino, i magi vengono descritti come figure capaci di leggere gli astri. Avendo intuito nella stella cometa il simbolo dell’avvento sulla terra del Figlio di Dio si mettono in viaggio per rendergli omaggio.

In questo particolare cerimoniale conosciuto nel Trentino come rito della “Stella” o dei “Tre Re” (ampiamente documentato dal Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina di San Michele all’Adige), un gruppo di cantori, gli “stelari”, mascherati da Re Magi, fa visita alle abitazioni del paese reggendo su un bastone una grande stella girevole di legno e carta colorata, talvolta illuminata da una lampadina. Ad ogni tappa il gruppo esegue uno o più “canti della Stella”, come quello qui riportato, ricevendo in cambio doni di vario genere.

“Dolce felice notte
più chiara del suo giorno
dolce felice giorno
chiara stella
chiara stella
Regina Madre bella
più bel che il mondo regge
pastori e non più gregge
Giuseppe Santo
Giuseppe Santo
E mentre che io canto
ascoltè le mie parole
da noi che siamo soli
terra splende
terra splende …”.

Ambrogio Sparagna, «I Magi e i canti della Stella. Seguire gli astri per scoprire il vero re», in “Avvenire”, giovedì 4 gennaio 2018, p. 2.

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Lo sapevi che…? 15 – Un’iniziativa per far fronte alla povertà sempre crescente: Mense vincenziane, centomila pasti in più

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Con un finanziamento di 500mila euro da parte di un fondo bancario, i gruppi della San Vincenzo garantiranno 400mila pranzi all’anno per gli indigenti. Miglioreranno anche i servizi di erogazione

Saranno 400mila l’anno i pasti offerti alle famiglie povere nelle 20 mense gestite direttamente dai volontari vincenziani. Centomila tra pranzi e cene in più rispetto al 2017. E questo grazie a un finanziamento di 500mila euro da parte del fondo bancario Intesa San Paolo.

Sono oltre 11mila, oggi, i volontari dell’opera di San Vincenzo (diretti discendenti delle “Dame di carità”) divisi in 860 gruppi presenti in 19 regioni per far fronte alle sempre più numerose richieste di persone ingenti. «La domanda di assistenza ha superato di gran lunga la nostra possibilità di aiuto, per questo motivo – spiega Gabriella Raschi, presidente nazionale dei Gruppo di Volontariato Vincenziano –, abbiamo lanciato “Pane, amore e fantasia vincenziana”, un progetto pensato per aumentare il numero di pasti erogati su base annua migliorando, al tempo stesso, le modalità del servizio. Questo significa – ha proseguito la presidente – poter garantire cibo specifico ai neonati (omogeneizzati e pappe per svezzamento), agli anziani, spesso alle prese con difficoltà di masticazione oppure a persone che per motivi di salute o religiosi devono seguire una dieta specifica». Le carenze da affrontare sono diverse, a seconda delle realtà e della tipologia di utenza: «In Sicilia – dice Gabriella Raschi – la sottoalimentazione sta diventando un problema sociale e mettere della carne in tavola per molte famiglie è diventato un lusso».

In base a un’indagine dell’Istat (dati 2017), 1 milione e 778 mila famiglie, per un totale di 5 milioni e 58 mila persone, vivono in condizione di povertà assoluta, impossibilitate cioè a procurarsi beni e servizi di prima necessità (8,4% dei residenti rispetto al 7,9% del 2016). Stessa tendenza anche per la cosiddetta povertà relativa, condizione che riguarda 3 milioni 171 mila famiglie per un totale di 9 milioni 368 mila persone (15,6% del totale contro il 14% del 2016). La povertà cresce ovunque: al Nord (+0,2%), al Centro (+0,1%) e al Sud (+5%).

«Sappiamo bene – continua Gabriella Raschi – che un pasto alla mensa o un pacco viveri da soli non risolvono il problema della povertà nel nostro Paese che, anzi, rischia di diventare strutturale con gravi conseguenze sociali. Quello che i nostri volontari fanno, anche tramite il servizio mensa, è mettersi in ascolto della persona in condizione di bisogno e collegarli ad altri servizi vincenziani (docce e distribuzione di indumenti, corsi di formazione e di avviamento al lavoro, consulenze pensionistiche o cure mediche) per garantire un’assistenza che sia davvero funzionale alle esigenze delle persone che si rivolge a noi. Il pasto è il gancio iniziale che ci serve per costruire un percorso di riscatto. Da qui l’esigenza di allargare quanto più possibile il servizio garantendo aiuto e supporto alle strutture del nostro sistema apparse più in sofferenza rispetto alle altre».

Obiettivo del progetto “Pane, amore e fantasia vincenziana” è dunque quello di portare i pasti erogati a quota 400mila all’anno migliorando anche il servizio tenendo conto delle diete e delle specifiche esigenze dell’utenza. La spesa complessiva prevista è di 627.882 euro di cui 360mila saranno destinati all’acquisto di alimenti.

I Gruppi di Volontariato Vincenziano furono fondati da San Vincenzo de’ Paoli nel 1617 per aiutare i poveri nei loro bisogni primari. Due i servizi fondamentali che vengono offerti dall’organizzazione: la visita domiciliare che consente di conoscere la persona nella sua realtà e i colloqui nei centri di ascolto che permetto alle persone di esprimere la propria situazione e ai volontari di instaurare con loro una relazione di prossimità.

F.Ful., «Un’iniziativa per far fronte alla povertà sempre crescente: Mense vincenziane, centomila pasti in più. “Pane amore e fantasia”, il progetto che riguarda 20 strutture gestite in Italia da 11mila volontari», in “Avvenire”, mercoledì 2 gennaio 2019, p. 10.

Lo sapevi che…? 14 – “Collana Areopago” edita da Agorà & Co. (Sarzana)

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“Areopago” è una collana nata nel 2014 per volere di Antonio Scollo di “Agorà & Co”, affidata alla direzione di Antonino Postorino e Alessandro Biancalani. Il primo volume La sfida della verità. La teologia come visione del fondamento invisibile è del 2015. Ora è uscito un secondo volume: L’identità europea. Fra sapere condiviso ed eredità perduta (Agorà & Co. Pagine 237. Euro 25,00).

Oltre al saggio di Diego Pancaldo La ricerca della verità in Edith Stein. Originalità e attualità di un percorso, si trovano i contributi di

Antonino Postorino (“L’erasmiana follia teologica ovvero la superiore sapienza della tolleranza, cuore profondo d’Europa”);

Alessandro Biancalani (“La conoscenza dell’amore in Paolo di Tarso: un percorso tra fondamento epistemologico e pienezza esperienziale”);

Pietro Pratolongo (“San Colombano e l’Europa”);

Gilfredo Marengo (“Memoria e sogno: Papa Francesco e l’Europa”);

Rosa Giorgi (“Per un’arte europea: i modi e i tempi di unità artistica intorno al tema della fede in Cristo”);

Leonardo Biancalani (“Illuminismo e spiritismo: la figura di Allan Kardec. Il tribunale della ragione illuministica fra assunzione razionale rigorosa e contraddizione superstiziosa”);

Luciano Tomek (“Una finestra aperta nella stanza d’analisi. Psicanalisi e fede tra post-umano e neuroscienze”);

Padre Claudiu della chiesa ortodossa romena (“Il percorso storico-liturgico della Chiesa Ortodossa dei Paesi Romeni”).

Lo sapevi che…? 13 – “Adesso 2018”

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Il mondo da vivere adesso, giorno per giorno, stagione dopo stagione, in casa, in famiglia e con gli amici. Vivere il mondo vero, «ben diverso da quello virtuale di un cellulare». C’è l’invito e la certezza di poter vivere 365 giorni «con gusto» in Adesso 2018 (Comunica. Euro 9,90), libro realizzato da Paolo Massobrio con 23 collaboratori, che a prima vista può sembrare una “classica” agenda. «Invece no, non è un ’agenda – si precisa in quarta di copertina – è il diario della vita, è il ricordo che diventa memoria, è la famiglia che non ti abbandona mai perché il gusto l’hai scoperto lì».

Lo spunto di queste pagine è questo: «C’era un tempo dove le stagioni erano attese, perché ritmicamente accadeva sempre qualcosa che sembrava una sorpresa – scrive Massobrio –. Oggi siamo noi che distrattamente rincorriamo le stagioni che quasi ci travolgono, ricordandoci comunque e sempre che l’universo mondo è governato da un suo ordine». E allora ecco un modo di «guardare il mondo intorno a noi, adesso»: portare la bellezza, il gusto, la misura della nostra vita. Tutti i giorni, ma soprattutto… adesso. Il mondo fatto dalla famiglia, dagli amici da vivere giorno per giorno. Un mondo da scoprire fra gusti, curiosità, film, arte, cose di casa, questioni di stile, tradizioni e la vita dei santi.

G.Mat., «“Adesso 2018”: Paolo Massobrio “con gusto”. Arti e santi, il diario quotidiano per la famiglia», in “Avvenire”, mercoledì 3 gennaio 2018, p. 17.

Lo sapevi che…? 12 – I musici orientali del Presepe

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Un’altra immagine suggestiva che caratterizza molti presepi meridionali è il caratteristico corteo dei musicisti orientali che accompagnano i Magi verso la grotta della Natività. La scelta di utilizzare questa tipologia di personaggi è collegabile al fenomeno dell’orientalismo, la tipica moda settecentesca generatasi sulla scia degli scambi commerciali intrapresi a seguito dello sviluppo della Compagnia delle Indie.

Questo interesse culturale si manifestò in tutte le forme artistiche in particolare nelle arti decorative. Il fascino dell’Oriente penetrò anche nella musica e in particolare nell’opera con la riproduzione di sonorità e armonie tipiche di quei luoghi così lontani e misteriosi.

La banda dei musici orientali che caratterizza molte scene presepiali è costituita da dieci elementi più un capobanda e sembra indurre lo spettatore a lasciarsi trasportare verso paesaggi e atmosfere sonore di grande fascino. La rappresentazione dei loro volti e dei loro strumenti viene proposta in modo veritiero secondo la stessa modalità impiegata per i suonatori popolari.

La diffusione di questo originale fenomeno culturale trova conferma anche nel repertorio dei canti della Chiarastella. In particolare alcuni riportano una serie di descrizioni delle diverse sonorità del corteo dei musici orientali al seguito dei Magi, mentre altri raccontano episodi di conversione alla fede cristiana come questo originale esempio diffuso a Borgetto (Palermo). Pubblicato da Giuseppe Salomone-Marino nel 1867, il canto descrive un singolare incontro tra un “turco” e un “poeta naturale”. I due personaggi dialogano sul mistero della verginità di Maria. In particolare il “turco” ,”desideroso” di accogliere il mistero dell’Incarnazione, chiede al sapiente “poeta naturale”, il cantastorie della tradizione popolare, di spiegargli come sia possibile questo mistero.

“…Nascivi veru Turcu naturali
e su vinutu di ’nta la Turchia
cu l’ogghiu santu m’appi a vattiari
tutta fu untata la pirsuna mia.
Ora ca sugnu ’nta li cristiani
pri la virtù di Cristu e di Maria
si si’ veru pueta naturali
m’ha a diri com’è virgini Maria.

Il cantastorie risolve il quesito attraverso la metafora dell’ombra riflessa in uno specchio. Infatti, se ci si mette davanti ad uno specchio, appare l’immagine riflessa, ma appena ci si sposta l’immagine scompare e lo specchio ritorna immacolato. Così come

“…fu Cristu ’n ventri di Maria
si ’ncarna nasci e virgini la lassa”.

Ambrogio Sparagna, «I musici orientali del Presepe. Una trama di rapporti tra scambi e conversioni», in “Avvenire”, mercoledì 3 gennaio 2018, p. 2.

Lo sapevi che…? 11 – L’olio extravergine prodotto con gli ultrasuoni

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L’invenzione dei coniugi Amirante di Bari è stata riconosciuta in tutto il mondo

«Ultradop olive oil», ossia un olio ultra «nutraceutico» (neologismo derivato da nutrizione e farmaceutica). Oggi “l’oro giallo” può essere estratto con gli ultrasuoni. Grazie alle innovazioni applicate nel processo di estrazione da Riccardo Amirante del Politecnico di Bari e da sua moglie Maria Lisa Clodoveo dell’Università degli Studi di Bari si può produrre un extravergine davvero particolare, con vantaggi nella resa, qualità, e quantità.

«L’idea nasce nel 2012 da un esperimento pilota condotto in laboratorio da mia moglie – spiega Amirante – poi abbiamo creato il primo impianto in scala industriale nel 2013. Lo scopo è quello di generare all’interno del fluido delle bolle di cavitazione, ossia vapore a freddo: normalmente la cavitazione viene interpretata come un fenomeno temibile, perché determina stress di tensione che deteriorano l’interno della macchina. Volendo generare la rottura inneschiamo artificialmente la cavitazione tramite l’utilizzo degli ultrasuoni, trasmettendo delle onde di pressione che si propagano all’interno di un mezzo continuo. Queste onde di pressione – continua – determinano delle oscillazioni di pressione tra valori molto bassi e valori molto alti, quindi quando la pressione è molto bassa, scendendo al di sotto della tensione di vapore, genera bolle di cavitazione. Questo transitorio di pressione è continuo, quando si rialza la pressione le bolle collassano creando l’effetto di stress tensionale. Stress che agisce sulle membrane delle cellule e quindi determina la rottura delle pareti cellulari, che costituiscono il frantumato delle olive. L’azione dello stress tensionale permette si rilascino più sostanze, cedono più olio, dunque aumenta la capacità estrattiva e più composti minori rispetto a quelli che normalmente vengono rilasciati da una frangitura tradizionale eseguita con il solo frangitore, macchina rotante che ad alta velocità determina la frantumazione delle olive, con urti prettamente meccanici».

L’innovazione apportata dai coniugi Amirante è stata riconosciuta in tutto il mondo, aggiudicandosi tra gli altri un premio al congresso internazionale «Green Extraction of Natural Products» nel 2016.

Sabina Leonetti, «L’olio extravergine prodotto con gli ultrasuoni», in “Avvenire”, martedì 2 gennaio 2018, p. 18.

Lo sapevi che…? 10 – Dall’India all’Arabia la geografia dell’orrore. La mappa della blasfemia

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Casi registrati in Indonesia, Mauritiana, ma anche nella più «laica» Turchia

Africa, Asia, ma anche Europa. La blasfemia, cioè parole o atti offensivi nei confronti di ciò che viene considerato divino, è un reato in molte regioni del mondo. Negli ultimi anni le notizie di cronaca legate alle accuse di blasfemia sono per lo più ricollegate a Paesi a maggioranza islamica, sebbene ci siano casi anche in India. Il più noto, di recente, è quello dell’attrice Priya Varrier, accusata di blasfemia per un “occhiolino” in un film.

Le proteste degli integralisti erano arrivate fino alla Corte Suprema di New Delhi, che però ha deciso di archiviarlo. In Europa, una settimana fa, in Irlanda si è svolto il referendum per l’abolizione della legge sulla blasfemia, con i “sì” che si sono affermati con il 65 per cento. Restano comunque i Paesi di religione islamica quelli in cui le accuse di blasfemia destano maggiori proteste tra le associazioni in difesa dei diritti umani.

Un anno fa, in Mauritania, è stato liberato il giovane blogger Cheick Ould Mohammed Mkhaitir, incarcerato nel 2014 per un articolo considerato appunto blasfemo e anche lui condannato a morte. Dall’Africa subsahariana al sud-est asiatico. In Indonesia, il Paese musulmano più popolato del mondo, la scorsa settimana è stata confermata dai giudici di appello la pena a 18 mesi di carcere a una donna buddista di origini cinesi (si conosce soltanto il nome, Meiliana) che aveva protestato per il richiamo alla preghiera troppo rumoroso della moschea vicino casa sua sull’isola di Sumatra.

All’Arabia Saudita spetta uno più alti tassi di condanne a morte del mondo, con la blasfemia spesso tra i capi di accusa. A settembre a un ingegnere indiano impegnato in una compagnia petrolifera (anche di lui si conosce soltanto il nome, Vishnudev) sono stati inflitti cinque anni di reclusione perché accusato di blasfemia. Persino la Turchia, in passato presa a esempio come il Paese musulmano “più europeo” e per la « laicità» delle sue istituzioni, ha le sue condanne per blasfemia. Tra i casi più recenti quello del celebre pianista Fazil Say, per cui nel 2013 erano stati chiesti dieci anni di carcere. Fazil Say è stato liberato dopo quattro di battaglia legale.

Simona Verrazzo, «Dall’India all’Arabia la geografia dell’orrore La mappa della blasfemia», in “Avvenire”, venerdì 2 novembre 2018, p. 5.