La foto 13 – La tempesta «Eleanor» sferza l’Europa

la foto

Ha colpito l’Europa con tutta la sua violenza, la tempesta Eleanor. In Francia una donna è morta sulle piste da sci dell’Alta Savoia per la caduta di un albero, altri quindici cittadini sono stati feriti, almeno 200mila case sono rimaste per tutto il giorno senza luce. La Gran Bretagna (nella foto Ansa) è stata sferzata con venti di velocità superiore ai 160 chilometri orari.

La furia della perturbazione ha anche scatenato il caos nei trasporti aerei del Continente: sono stati centinaia i voli cancellati, in particolare in Olanda e Svizzera, ma anche in Francia e nel Regno Unito. Nel solo scalo di Schiphol, ad Amsterdam, sono stati annullati 252 collegamenti. Mentre in Francia sono stati addirittura chiusi gli aeroporti di Bale-Mulhouse e Strasburgo. In Svizzera è, inoltre, deragliato un treno, con otto persone ferite, e 14mila case sono rimaste senza corrente.

«La tempesta “Eleanor” sferza l’Europa», in “Avvenire”, giovedì 4 gennaio 2018, p. 2.

Annunci

La foto 12

Asia Bibi 15

Eisham Ashiq, la maggiore delle figlie di Asia Bibi, negli ultimi nove anni, ha dato voce alla madre, chiusa in cella per 3.421 giorni. La giovane ha girato il mondo, facendo conoscere la persecuzione dei cristiani in Pakistan. In due occasioni ha incontrato papa Francesco. Nell’aprile 2015, con il padre all’Udienza generale del mercoledì e il 24 febbraio 2018 in udienza privata.

Lo stesso giorno ha visitato la redazione romana di “Avvenire”.

La foto 10 – Disinteresse per un’azione, disagio per un’immagine

Foto1

Non ha quasi lasciato tracce nell’informazione ecclesiale digitale la notizia che un’attivista delle Femen, il giorno di Natale, disabbigliata secondo lo stile caratteristico del movimento cui appartiene, ha tentato di prendere dal presepe di Piazza San Pietro la statua di Gesù Bambino mentre gridava “Dio è donna”. Se il mio robot non mente, ne ha dato cenno a posteriori, entro un severo commento sulla “foga cristianofobica” contro i presepi in tutto il mondo, solo il sito di CorrispondenzaRomana (tinyurl.com/y79n8wox).

In effetti, il gesto è stato l’esatta replica di quello compiuto lo stesso giorno, nello stesso luogo, con le stesse modalità, dallo stesso gruppo, nel 2014. Tanto esatta che, facendo una ricerca in Rete, si potrebbero facilmente confondere le notizie di allora, più numerose, con quelle di oggi. Salvo che la Femen di tre anni fa era bionda e si chiamava Iana Aleksandrovna Azhdanova, mentre quella di oggi è bruna e si chiama Alisa Viniogradova. È questo, probabilmente, il principale motivo per cui, sebbene il sito delle Femen sia prodigo di rivendicazioni del gesto e di esortazioni a imitarlo, anche le fonti generaliste vi hanno dedicato poco spazio.

In quasi tutte è uno spazio video: se non fossero visibili, queste azioni non esisterebbero. Qui appaiono la donna che si getta nel presepe, le forze dell’ordine che, in numero sovrabbondante, cercano di bloccarla, lei che reagisce, mentre il povero Gesù Bambino perde l’aureola e rimane in disordine e un paio di angioletti diventano tremebondi.

Immagini che mettono a disagio, da qualunque punto di vista le si guardi. Eccone uno, che prescinde dall’inutile dissacrazione: la colluttazione di una donna poco vestita con molti uomini in divisa evoca tragedie di guerra troppo grandi per essere così strumentalizzate.

Guido Mocellin, «Disinteresse per un’azione, disagio per un’immagine», in “Avvenire”, domenica 31 dicembre 2017, p. 2.

La foto 9 – L’orrore delle fosse comuni a Raqqa

fosse-comuni

Le autorità siriane hanno fatto sapere di aver rinvenuto due fosse comuni con i corpi di decine tra civili e militari che si presume siano stati uccisi dall’Isis nella regione settentrionale di Raqqa al confine con la Turchia. In un comunicato della protezione civile governativa siriana e diffuso dall’agenzia ufficiale “Sana”, si precisa che il ritrovamento è avvenuto a ovest di Raqqa, la città rimasta a lungo nota come la cosiddetta capitale dello “Stato islamico” in Siria.

«SIRIA. L’orrore delle fosse comuni a Raqqa», in Avvenire, domenica 31 dicembre 2017, p. 3

La foto 8 – Chiesa di San Pietro in Bosco ad Ala (TN)

San Pietro in Bosco (Ala)

San Pietro in Bosco è una piccola chiesa immersa tra i vigneti a sud di Ala, in località “Sdruzzinà” sul tracciato stradale che risale la valle dell’Adige e collega la provincia di Trento con quella di Verona. In stile romanico minore, accoglie inserimenti di epoca tardo-quattrocentesca e successive.

Risalente al VI secolo, presenta pianta rettangolare ad asse maggiore longitudinale con presbiterio rettangolare. Nel pavimento della chiesa sono stati lasciati a vista gli scavi archeologici che mostrano i resti del primo edificio preromanico a pianta rettangolare ad asse maggiore longitudinale con presbiterio concluso da abside semicircolare.

La facciata a due salienti è percorsa orizzontalmente da cornice marcapiano. Sotto la cornice si apre un portale architravato affiancato da due finestre rettangolari. Alla sommità è posta una piccola monofora strombata. Alla facciata è anteposto un atrio coperto da tetto a due falde con travi lignee a vista.

Chiesa-di-San-Pietro-in-Bosco

Le strutture portanti verticali in muratura sono in pietrame, in parte a vista e in parte coperto da finiture esterne ed interne ad intonaco tinteggiato, mentre il tetto a doppia falda con mantello è ricoperto da coppi.

All’interno, la navata è suddivisa da semipilastri addossati alle pareti in due campate quadrate coperte da volte a crociera e il presbiterio rettangolare rialzato è pure coperto da volta a crociera e illuminato da due finestre semicircolari. Lungo le pareti del presbiterio corre un cornicione marcapiano in stucco modanato. Il pavimento è in pietra irregolare in navata e in mattonelle di cotto nel presbiterio.

Sul fianco settentrionale della chiesa si innalza un campanile a pianta rettangolare. Parato esterno in mattoni di cotto con ampie inserzioni di conci in pietrame non squadrato nella parte inferiore. Feritoie sui fianchi. La cella campanaria, dotata di bifore romaniche, presenta una copertura di forma conica affiancata da pinnacoli angolari terminanti con pigna lapidea dotata di croce apicale. Mattoni di cotto rosso coprono la guglia conica del campanile.

Gli affreschi della chiesa di San Pietro in Bosco di Ala

Il restauro condotto fra il 1998 e 1999 su iniziativa dell’Ufficio Beni Storici – Artistici della Provincia di Trento sotto la direzione del dot. C. Strocchi e l’arch. E. Tabarelli de Fatis ha riguardato gli intonaci e i dipinti murali di varie epoche presenti nella chiesa: la facciata ed ampie porzioni delle pareti della navata sono decorate da affreschi la cui realizzazione, dovuta a più artisti succedutisi nel tempo, forse di ambito veronese, è comunque collocabile tra la metà del XII secolo e il XIII secolo, mentre la parete settentrionale della prima campata è decorata da affreschi trecenteschi.

11

Sulla facciata al centro in nicchia si può ammirare un Cristo benedicente e alla sua destra una Madonna e a sinistra San Pietro.

campata

Nella prima campata settentrionale si trovano affreschi di storie di San Pietro e di Santi e Sante, con S. Lucia patrona dei Vellutai e degli occhi,

mentre nella seconda campata meridionale è raffigurata la lotta tra San Giorgio e il drago.

Chiesetta-di-San-Pietro-in-Bosco

Interesse architettonico, artistico e archeologico

La chiesa di San Pietro in Bosco rappresenta il più antico monumento di Ala ed è interessante non solo dal punto di vista architettonico e per i suoi affreschi, ma anche sotto l’aspetto archeologico: sono state infatti rinvenute testimonianze della presenza romana e una pietra miliare risalente al IV secolo, ora esposta presso la Biblioteca Comunale.

Leggenda

Si narra che nei pressi di questa chiesetta la principessa Teodolinda, figlia del duca di Baviera, Garibaldo, abbia incontrato il suo futuro sposo Autari, terzo re dei Longobardi, nel 598. Anzi, secondo la leggenda, è il luogo dove Teodolinda andò in sposa al re Autari, nel 589 (in realtà questa unione avvenne in territorio veronese).

Da sapere

Tutti gli approfondimenti storici ed artistici nonché quelli relativi all’intervento di restauro sono stati pubblicati di recente in Beni Artistici e Storici del Trentino Quaderni/19, “Affreschi medievali in Trentino. La chiesa di San Pietro in Bosco di Ala.”, Trento 2011.

La chiesa di San Pietro in Bosco è ora sito archeologico. Per visitarla è necessario chiedere all’ufficio Cultura del Comune di Ala (TN), tel. 0464/674068.

La foto 7 – Storni rosei sulla Vallagarina (Tn)

stormi-rosa

Dopo la tappa del Giro d’Italia, le sponde dell’Adige tornano a tingersi di rosa. Questa volta merito della spettacolare quanto insolita migrazione di centinaia di storni rosei (Pastor roseus) che hanno fatto tappa in Bassa Vallagarina. Tra Ala e Borghetto l’avvistamento più consistente con oltre 200 esemplari appollaiati sul grande cedro accanto al campanile della chiesa di San Pietro in Bosco, a Sud di Ala.

Uccello originario dell’Europa orientale, Russia e Asia centrale, lo storno roseo è un migratore eccellente che sverna in India, Sri Lanka e Asia tropicale dove è possibile vederlo aggirarsi in immensi stormi, ma spostamenti «irregolari» lo possono portare in primavera verso Occidente, come capitato in questi giorni in Trentino.

Livrea rosa brillante e sul capo una particolare cresta di piume nere, questo uccello migratore, che si orienta molto spesso in base al periodo in cui prevale l’abbondanza di cibo, non ama la solitudine e tende a vivere in colonie formate da centinaia di coppie.

Sfogliando l’Atlante degli uccelli nidificanti e svernanti in Trentino, lo storno roseo è descritto come un uccello che «appare irregolarmente», «una specie accidentale» e il suo passaggio «straordinario e assai raro».

Un’irruzione inusuale che, seppur sporadica, si è consolidata in maniera del tutto eccezionale quest’anno, con l’arrivo di migliaia di esemplari che in queste ore stanno colorando a tinte rosa anche i cieli lagarini.

«Stormi “rosa” sulla Vallagarina. Sono i “Pastor roseus”: 200 esemplari tra Ala e Borghetto. Irruzione inusuale per gli uccelli originari dell’Est Europa», in “l’Adige”, martedì 29 maggio 2018, p. 24.

Lo storno roseo è lungo 22 cm, ha un’apertura alare di 36 cm e pesa 75 g. Gli esemplari adulti presentano testa, collo, ali e coda di color nero con riflessi metallici, specie in primavera. Sul capo è situata una cresta di piume nere. Il resto del corpo è di color rosa brillante molto caratteristico. Fra ottobre e gennaio il piumaggio è di toni più spenti, e la femmina in generale è meno lucida del maschio.

Gli esemplari giovani sono di colore brunastro a strisce o a macchie castane, pochissimo vistoso. Sono privi quasi interamente della cresta di piume.