L’Italia che non piace 5 – Capo ultras dell’Inter, arrestato per rissa

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Marco Piovella “il rosso” è finito in cella l’ultimo giorno dell’anno con gravi accuse dopo gli scontri di Santo Stefano fuori dallo stadio Meazza. Secondo il gip si tratta di un soggetto di «pericolosità elevata», con «potere di influenza rilevante sui tifosi» e molto reticente nel ricostruire i fatti

Il presidente (Mattarella, ndr) detta la linea: «Il modello di vita dell’Italia non può essere quello degli ultras violenti degli stadi di calcio, estremisti travestiti da tifosi che alimentano focolai di odio settario, di discriminazione, di teppismo. Fenomeni che i pubblici poteri e le società di calcio hanno il dovere di contrastare e debellare», ha detto infatti Sergio Mattarella reputando il pallone (forse per la prima volta) degno di citazione in un discorso di fine anno.

Segno di quanto anche il capo dello Stato sia stato colpito dalle sanguinose risse tra tifoserie e dai cori razzisti con cui il 2018 ha dato il suo colpo di coda alle cronache. Del resto poche ore prima era stato arrestato Marco Piovella, capo ultras dell’Inter, accusato di essere la “mente” degli scontri di Santo Stefano fuori dal Meazza, a Mi- lano, prima della partita col Napoli.

Piovella detto “il rosso”, leaders dei Boys San della Curva Nord, era stato tirato in ballo da Luca Da Ros, uno dei tre tifosi arrestati e per i quali il gip ha convalidato l’arresto; l’uomo, 34 anni, ha già avuto numerose denunce per violenza durante manifestazioni sportive e ora è stato fermato con le imputazioni di rissa aggravata e lesioni.

Oggi il capo degli hoolingans nerazzurri sarà interrogato dal gip Guido Salvini. Tra gli elementi che hanno portato al suo arresto – scrive lo stesso Salvini – c’è il suo «potere di influenza particolarmente rilevante sui tifosi, per cui sarebbe «in grado di condizionare le dichiarazioni di coloro che verranno ascoltati dagli inquirenti». Inoltre l’ultras, che si era presentato spontaneamente ai magistrati nei giorni scorsi sostenendo di essere stato sì presente agli scontri ma non di averli organizzati, «ha manifestato una decisa reticenza rispetto alla ricostruzione dello svolgimento dei fatti» e «un’esplicita scelta di proteggere con il silenzio la struttura dei gruppi di cui fa parte con ruolo di comando», senza mostrare «alcuna significativa resipiscenza per quanto avvenuto». Si tratta dunque di soggetto con «pericolosità elevata».

Non è ancora stato identificato invece l’autista del suv che il 26 dicembre ha investito Daniele Berardinelli, uccidendolo. Le telecamere hanno ripreso la vettura mentre sorpassava a sinistra alcuni furgoncini della colonna napoletana e con questa manovra investiva il giovane varesino al centro della carreggiata.

«Oggi l’interrogatorio del capo ultras dell’Inter, arrestato per rissa», in “Avvenire”, mercoledì 2 gennaio 2019, p. 9.

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L’Italia che non piace 4/2 – «Un esercito di ragazzini pronto a tutto»

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Parla un investigatore che conosce le faide di questo angolo di Puglia. «Soldi senza fatica e coca fanno il resto»

BITONTO (BARI). «Il pericolo è l’esercito di giovanissimi che vuole tutto e subito. La paranza dei clan. La manovalanza pronta a impugnare una pistola e a premere il grilletto per entrare nelle grazie del capoclan. I soldi facili e la cocaina, fanno il resto».

L’investigatore misura le parole, le scandisce bene. Parla perché conosce i mille volti della Piovra bitontina del malaffare. La definisce «predatoria». Si alimenta con droga, estorsioni, rapine e furti.

C’è un video su youtube di un annetto fa con 4.867 visualizzazioni che aiuta a comprendere meglio. Una telecamera di sorveglianza in piazza riprende una decina di ragazzi dai 15 ai 18 anni. Chi è seduto sul motorino, chi è in piedi vicino a un palo. Qualcuno smanetta sul telefonino, un altro si guarda attorno. Capelli col taglio all’ultima moda, vestiti firmati. Poi, improvvisamente, compaiono le luci di un ciclomotore. Gli investigatori stabiliranno, più tardi, che si trattava di due ragazzi del clan rivale. La reazione è immediata. Il gruppo si divide, in tre impugnano altrettante pistole e sparano in successione colpi su colpi, per strada, in mezzo alla gente. Poi saltano sui ciclomotori e si lanciano all’inseguimento degli avversari.

L’analisi è sempre la stessa. Quando c’erano i capibastone, nessuno sgarrava.

Gli arresti hanno due volti, come le medaglie. Tagliano la testa alla piovra, la ridimensionano, ma allo stesso tempo creano un pericoloso vuoto di potere, dove si inseriscono gli emergenti, i più giovani, quelli che scalpitano. La paranza degli irresponsabili. E sono oltre 150 i minori inseriti in comunità o sottoposti all’attenzione dell’autorità giudiziaria, la dispersione scolastica supera il 3 per cento, le frequenze saltuarie sono più del 5 per cento. Numeri da brividi se rapportati alla fascia d’età sotto i 18 anni. La disoccupazione fa il resto.

E così, gli amici di ieri, sono i nemici di oggi. Uno dei pezzi di novanta nell’obiettivo della duplice sparatoria di ieri è ai domiciliari. Estorsioni ai cantieri. Michele Emiliano, governatore della Puglia, ex magistrato, disse: «La criminalità organizzata bitontina ha assunto una sua identità, una sua autonomia e probabilmente non è mai stata affrontata, da un punto di vista investigativo, con un intento di sradicamento, ma si è cercato di contenerla».

La disponibilità di armi non è un problema. L’Albania e il Montenegro rappresentano un supermarket infinito se si conoscono le persone giuste. E sempre più spesso nei rapporti investigativi spuntano mitragliette Scorpion e pistole Zastava, facili da trovare nei bazar dei Balcani. Anche nell’ultima sparatoria i 31 bossoli repertati provengono da armi dell’Est Europa.

La palazzina presa di mira ieri è vicina alla stazione dei carabinieri. Quando i militari sono arrivati a piedi, sul luogo dell’agguato, c’è stato il classico fuggi fuggi generale della gente impegnata a raccogliere i bossoli o farli sparire.

Intanto l’amministrazione comunale ha decretato il lutto cittadino per il giorno dei funerali di Anna Maria Tarantino, vedova e senza figli e l’annullamento di tutte le manifestazioni organizzate durante le festività.

Gaetano Campione, «”Un esercito di ragazzini pronto a tutto”. Con i boss in carcere, si fanno largo le nuove leve. Più di 150 i minori «osservati», in “Avvenire”, domenica 31 dicembre 2017, p. 11.

L’Italia che non piace 4/1 – Donna uccisa a Bitonto: «Era uno scudo umano»

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Anna Rosa Tarantino era appena uscita da Messa e si è trovata al centro di uno scontro a fuoco tra le bande Conte-Cipriani-Cassano, un tempo alleate e ora nemiche

BITONTO (BARI). Sulle pietre dell’arco di Sant’Andrea, nel centro storico di Bitonto, è rimasto un alone rosa che neanche la candeggina è riuscita a cancellare. È ciò che resta dell’ultimo omicidio della città dell’olio, 50mila abitanti, a una manciata di chilometri del capoluogo pugliese. Anna Rosa Tarantino, 84 anni, è stata uccisa a pistolettate perché usata come scudo umano dal vero obiettivo dei killer. Giuseppe Casadibari, 20 anni, colpito al torace, già conosciuto da polizia e carabinieri, non è grave. Secondo una prima ricostruzione sarebbe fuggito inseguito dal commando del clan rivale. Nella corsa disperata tra i vicoli avrebbe incrociato la donna appena uscita da Messa e si sarebbe riparato dietro di lei, proprio quando i killer (almeno due secondo gli investigatori) aprivano il fuoco.

Esplode così, in maniera devastante, la guerra tra i clan Conte-Cipriani-Cassano, un tempo alleati, ora acerrimi nemici, dopo gli arresti di ottobre da parte delle forze dell’ordine. E la risposta armata alla prima sparatoria non si è fatta attendere. Raffiche di mitraglietta sono state sparate contro un appartamento della zona 167 dove risiede un personaggio di spicco della malavita bitontina. A farne le spese è stato Rocky, pastore tedesco usato come sentinella dagli affiliati ai clan.

Bitonto è sgomenta, frastornata. Le parole di uno dei pubblici ministeri che conducono le indagini, Ettore Cardinali, non sono rassicuranti. Anzi. Il magistrato, davanti alle telecamere, commenta: «Non si può andare avanti in questa maniera. Anna Rosa Tarantino è una vittima innocente, usciva dalla chiesa. Quello che è capitato a lei poteva succedere anche a un bambino».

Il sindaco Michele Abbaticchio ha poca voglia di parlare. Su Fb confessa di essere «a pezzi». Poi dice: «Sono propenso a pensare che ci sia stato qualcosa di natura personale dietro l’agguato ai danni del giovane. Perché nessuna organizzazione criminale ha interesse a che avvenga un clamore simile in città portandosi dietro la presenza costante delle forze dell’ordine sul territorio. Ma, ripeto, questa è solo una mia opinione». E aggiunge: «Solo 5 giorni fa abbiamo approvato una delibera di giunta stanziando una somma destinata a programmi di antimafia sociale nelle scuole per convincere i ragazzi a non fare più uso di stupefacenti, fonti principali di finanziamento dei criminali; e il denaro che gravita attorno alle piazze di spaccio provoca poi i fatti di sangue».

Il primo cittadino presenterà al prefetto di Bari la richiesta di convocazione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Inoltre martedì 2 gennaio, con altri sindaci dell’area metropolitana, parteciperà a una manifestazione per ricordare la vittima e riflettere, con i cittadini, sull’accaduto.

Parole di dura e ferma condanna nei confronti degli autori dell’omicidio sono espresse anche da monsignor Alberto D’Urso, vicario episcopale di Bitonto-Palo: «La comunità ecclesiale esprime la sua solidarietà ed è vicina alla famiglia Tarantino e prega perché il suo sangue innocente porti a conversione gli autori della sparatoria e quanti sono protagonisti della malavita organizzata “detentrice di un potere iniquo” (Papa Francesco)».

Mentre in una nota Daniela Marcone, vicepresidente nazionale di Libera, dice basta alle sottovalutazione e alle parole: «Da anni continuiamo a dire che le tante verità passeggiano per le vie delle nostre città. Perché c’è chi sa, c’è chi ha visto, c’è chi nasconde. Ed allora bisogna avere più coraggio. La lotta alle mafie non è solo compito della magistratura, delle forze dell’ordine che già fanno molto ma serve il lavoro di tutti. Abbiamo bisogno di coscienze inquiete nel Paese, di cittadini che dicano basta. Ci vuole un’altra liberazione dalla presenza criminale. C’è bisogno di una nuova resistenza etica, sociale e politica».

Gaetano Campione,«Donna uccisa a Bitonto: “Era uno scudo umano”. Dietro l’anziana, si era riparato il giovane Era il vero obiettivo della guerra tra clan», in “Avvenire”, domenica 31 dicembre 2017, p. 11.

L’Italia che non piace 3 – Più morti sulle strade italiane

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Stefano e Davide avevano vent’anni e un sogno in comune, quello di diventare chef. La notte del 26 dicembre tornavano in auto in Maremma, dove lavoravano in un ristorante, per i preparativi del cenone di fine d’anno. Ma nei pressi di Spoleto, il loro sogno si è infranto sulla strada, fra lo stridio dei freni e il fragore agghiacciante dello scontro frontale con un’altra vettura. Rosa invece aveva 45 anni e, in una sera di settembre, viaggiava insieme al marito sulla statale fra Trani e Barletta, quando un uomo alla guida di un’altra auto ha invaso la loro corsia. Era ubriaco e sotto l’effetto di droghe. Lei non ce l’ha fatta, il guidatore killer è stato arrestato con l’accusa di omicidio stradale.

Sono solo due fra le tragedie registrate nel 2017, anno in cui, rivelano i dati raccolti da Polizia Stradale e Carabinieri, i morti sulle strade sono purtroppo tornati a crescere, compresi i giovanissimi nelle stragi del sabato sera.

Meno incidenti, più vittime.

Il dossier, elaborato dalla Polstrada, aggiornato al 20 dicembre e visionato in anteprima da “Avvenire”, fa registrare da un lato il calo del numero complessivo di incidenti (72.015, il 2,5% in meno rispetto al 2016) e delle persone ferite (39.178, -0,6%). Ma, dall’altro, induce al rammarico per l’aumento degli incidenti mortali (1.519, +0,8% ossia 12 in più) e delle vittime (1.656, +2,2% pari a 36 deceduti in più del 2016). Una tendenza confermata dall’Istat, che nel primo semestre 2017 ha rilevato un analogo decremento degli incidenti con lesioni alle persone (3,9%), ma anche la preoccupante inversione di tendenza per le vittime, tornate a crescere del 7,5%.

Stragi del sabato sera: 105 morti.

Dal 1° gennaio al 10 dicembre, nelle notti dei fine settimana, Polstrada e Carabinieri hanno schierato nei pressi di locali e discoteche 165.443 pattuglie, rilevando 2.785 incidenti (55 in più rispetto al 2016) che hanno causato 105 vittime (3 in più dello scorso anno). Oltre 234mila conducenti controllati con etilometri e precursori: fra loro, il 5,12% (11.981, di cui 10.327 uomini e 1.654 donne) è risultato positivo al test di verifica del tasso alcolemico (nel 2016 era il 5,10%). Le persone denunciate per guida sotto effetto di stupefacenti sono state 493 e 601 i veicoli sequestrati per la confisca. Inoltre, una campagna di controlli attuati non solo nei weekend, ha scovato (su quasi 37mila conducenti esaminati con alcol test e drug test) 2mila guidatori con tasso alcolemico superiore a 0,5 grammi per litro e 567 positivi a una o più droghe.

Tre milioni di punti in meno.

La Polstrada ha rafforzato l’uso della tecnologia «non a fini esclusivamente sanzionatori, ma in modo coerente con l’obiettivo di ridurre drasticamente gli incidenti», come ha chiesto il ministro dell’Interno Marco Minniti con una direttiva. Così, 474.450 pattuglie hanno accertato «1.999.469 infrazioni», ritirando 44.305 patenti di guida (in media, 125 al giorno) e 45.875 carte di circolazione. Notevole la somma dei punti decurtati dalle patenti, per infrazioni più o meno gravi (passaggio col rosso; inversione a U; uso del cellulare senza auricolari e altro ancora): 2.946.906.

Tutor e Vergilius.

L’utilizzo del Tutor (333 postazioni su 3.100 km di autostrada) ha accertato, fra gennaio e novembre, 468.389 violazioni dei limiti di velocità, il 21,2% in meno rispetto al 2016. Mentre il nuovo sistema Vergilius (attivo su alcuni tratti delle statali SS 1 Aurelia, SS 7 quater Domitiana, SS 309 Romea e SS 145 var. Sorrentina) ha beccato “20.160 violazioni dei limiti di velocità, l’87% in più rispetto all’analogo periodo del 2016”. Sempre Vergilius, sui primi 100 chilometri dell’autostrada del Mediterraneo, ha pizzicato 85.556 violazioni.

Angeli in divisa.

La Polstrada (che ha compiuto 70 anni) non corre solo per arrestare trasgressori: nel 2017, in risposta a 185 richieste di assistenza sanitaria, ha dato aiuto a 102 malati, trasportato organi per il trapiano (33 casi), plasma o vaccini. E lavorare in strada è rischioso: i poliziotti della Stradale sono il 10% degli organici di Polizia, ma contano il 50% dei caduti in servizio (ben 374, dal 1938). L’ultimo è l’assistente capo Giuseppe Beolchi, ucciso dieci giorni fa sull’A1 da un Tir che ha investito la sua pattuglia. Aveva 45 anni e lascia cinque figli, ai quali parenti e amici racconteranno del suo silenzioso coraggio quotidiano.

Vincenzo R. Spagnolo, «Più morti sulle strade italiane. Polstrada: giù gli incidenti, salgono le vittime il sabato sera», in “Avvenire”, domenica 31 dicembre 2017, p. 10.

Gite scolastiche: Quasi 5mila bus irregolari su 32mila controlli

Fermare i pullman non revisionati o malandati, per evitare che un evento divertente come la gita di fine anno possa tramutarsi in una tragedia. È l’obiettivo dell’iniziativa, in collaborazione col ministero dell’Istruzione, che i poliziotti della Stradale hanno messo in campo in occasione delle gite e dei viaggi d’istruzione, per «garantire, grazie a controlli preventivi su autobus ed autisti, viaggi più sicuri. Dall’avvio dell’iniziativa, sono stati 32.623 gli autobus controllati, di cui 21.232 su richiesta delle scuole». Il risultato? Uno su sei era fuori norma, visto che «quelli che presentavano una o più irregolarità sono stati 4.867». In totale, sono state «6.862 le infrazioni rilevate, con 94 patenti e 112 carte di circolazione ritirate».

Vincenzo R. Spagnolo, «Gite scolastiche: Quasi 5mila bus irregolari su 32mila controlli», in “Avvenire”, domenica 31 dicembre 2017, p. 10.

Nelle autostrade: il fenomeno delle rapine nelle stazioni di servizio. In un anno ci sono stati ben 690 furti in autogrill

Furfanti e mariuoli non risparmiano la rete autostradale. A volte la preda è una vettura carica di bagagli, oppure l’incasso di giornata del casellante.

Secondo la Polstrada, nel 2017 «ai danni delle stazioni di esazioni di pedaggio autostradale, sono state consumate 13 rapine e 31 furti». Dopo le indagini, gli agenti hanno «eseguito 13 arresti e 2 deferimenti all’autorità giudiziaria». Negli autogrill, sono avvenute «23 rapine e 203 furti ai danni di esercizi di ristorazione», con 14 arresti e 105 denunce. Anche i benzinai hanno subito «10 rapine e 48 furti», che hanno portato a «2 arresti e a 23 deferimenti». Infine, il capitolo più dolente per i viaggiatori: in un anno, «690 furti su veicoli in sosta nelle aree di servizio», per i quali sono stati eseguiti 38 arresti e 47 denunce.

Vincenzo R. Spagnolo, «Nelle autostrade: il fenomeno delle rapine nelle stazioni di servizio. In un anno ci sono stati ben 690 furti in autogrill», in “Avvenire”, domenica 31 dicembre 2017, p. 10.

L’Italia che non piace 2 – Benetutti, il comune della Sardegna simbolo dell’Italia a metà

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Benvenuti nel paese delle opere realizzate e mai utilizzate. È l’ultimo simbolo di sperpero del denaro pubblico e, per trovarla, basta venire in un angolo di Sardegna. Siamo infatti a Benetutti, comune di 2mila abitanti della provincia di Sassari, luogo in cui questi lavori fanno ancora bella mostra di sé, pur non essendo neppure fruibili dalla collettività. In questo piccolo centro agricolo, nel corso degli ultimi 30-40 anni, sono state realizzate non meno di cinque opere pubbliche, tra le quali un piccolo ospedale, un palazzetto dello sport, una piscina olimpionica. Il tutto per un finanziamento di circa 13 milioni di euro, attinti dalla Provincia di Sassari e dalla Comunità montana locale, che sono state sì ultimate, ma mai utilizzate e sono in preda ai vandali.

L’opera più significativa è la struttura con tanto di centro di riabilitazione motoria i cui lavori erano iniziati nel lontano 1974. Ebbene i lavori sono stati ultimati solo nel 2004. L’opera, prima della Comunità montana, è stata ceduta al Comune di Benetutti, che non può inaugurarla perché sono stati rubati tutti gli arredi e occorrerebbero ben 350mila euro per riacquistarli, soldi che l’amministrazione comunale non possiede.

Ma tra le opere che fanno bella mostra ci sono anche una piscina olimpionica e l’adiacente palazzetto dello sport. L’inizio dei lavori della piscina sono relativi agli inizi degli anni ’80, grazie ad un finanziamento della Comunità montana. Ben 3mila metri quadrati di superficie per quanto riguarda la piscina e altri 1.500 di coperto per il palazzetto.

Altre opere realizzate e non fruibili sono i 6 campi da tennis, un campo di calcio a 5, bar, servizi igienici e un parco. I lavori, anche in questo caso finanziati dalla Comunità montana, iniziarono negli anni ’80 e comprendevano anche un ippodromo. Sono stati ultimati nel Duemila.

Ma tra le opere inutilizzate c’è anche un punto di ristoro turistico e un parco fluviale che accompagna i turisti verso le sorgenti del paese. I lavori, finanziati dalla Provincia di Sassari ebbero inizio circa 15 anni fa e furono ultimati nell’arco di un anno. Il paradosso è che i proprietari (privati) dei terreni hanno fatto causa alla Provincia di Sassari in quanto non sono soddisfatti della cifra avuta per l’esproprio degli stessi. Ciò ha portato all’ennesimo blocco dei lavori.

Il sindaco, Vincenzo Cosseddu, in carica dal giugno 2016, lancia quindi un appello. «Purtroppo il nostro Comune non ha i fondi per rilanciare queste opere – afferma –. Quindi mi rivolgo ai privati cittadini, ma anche agli imprenditori disponibili a prendere in gestione queste infrastrutture. Per quanto mi riguarda, ho già lanciato la mia proposta, ma per ora nessuno si è fatto avanti. Quello che mi preme sottolineare è che per la realizzazione di queste infrastrutture sono stati spesi qualcosa come 24 miliardi delle vecchie lire, senza che la nostra comunità potesse trarne beneficio».

Paolo Caboni, «A Benetutti le opere non si usano. Il Comune della Sardegna simbolo dell’Italia a metà», in “Avvenire”, domenica 1 ottobre 2017, p. 13.

L’Italia che non piace 1 – Falsi braccianti in Calabria. Cooperativa agricola con 335 assunzioni solo “su carta”

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Cosenza. La Guardia di finanza di Corigliano Calabro ha scoperto una maxi-truffa ai danni dell’Inps perpetrata da una cooperativa agricola con 335 false assunzioni e un danno alle casse dello Stato di oltre 800.000 euro. L’impresa, secondo l’accusa, presentava falsi contratti di fornitura di frutta e contratti di comodato d’uso gratuito e di affitto di terreni riconducibili a soggetti ignari estranei alla truffa, oltre a false denunce aziendali per l’impiego di operai, mai avvenuto, per ottenere indennità di disoccupazione, malattia e maternità. Durante le indagini sono state acquisite informazioni dai proprietari dei terreni estranei alla truffa e con l’analisi dei documenti sono state ricostruite le false dichiarazioni e comunicazioni all’Inps. Il rappresentante legale dell’impresa ed i 335 falsi braccianti sono stati denunciati per truffa aggravata.

«Falsi braccianti in Calabria, sventata maxi-truffa all’Inps. Cooperativa agricola con 335 assunzioni solo “su carta”», in “Avvenire”, venerdì 29 settembre 2017, p. 21.