È accaduto…29 – Palermo. “Safari” a scuola. Cinghiale attacca i bidelli

E' avvenuto... e avviene

Una movimentata “caccia al cinghiale” in una scuola di Palermo ha impegnato ieri mattina, per circa due ore, le forze dell’ordine. La vicenda si è conclusa nel peggiore dei modi, con la decisione di abbattere l’animale che aveva già ferito una persona. Il compito è stato affidato ad un tiratore scelto della Forestale che già in altre occasioni era stato costretto a intervenire per risolvere situazioni analoghe sulle montagne delle Madonie. Ma questa volta l’improvvisato safari si è svolto in piena città. Quando il personale scolastico lo ha avvistato il cinghiale era già dentro il giardino dell’Istituto comprensivo Antonino Caponnetto, che si trova nella borgata di Tommaso Natale. Già in passato alcuni residenti del quartiere avevano fotografato i grossi suini che cercavano cibo tra i cassonetti. È la prima volta però che si spingono fin dentro la scuola, fortunatamente senza alunni a causa delle vacanze natalizie. C’erano, però, alcuni bidelli e insegnanti che hanno avuto appena il tempo di barricarsi all’interno, chiudendo il portone d’ingresso. Pensavano di essere in salvo. Invece il grosso animale, forse impaurito, si è scagliato contro la vetrata fino a sfondarla. Poi l’attacco a un dipendente. Alla fine la decisione di abbatterlo.

«Palermo. “Safari” a scuola Cinghiale attacca i bidelli», in “Avvenire”, venerdìì 5 gennaio 2018, p. 9.

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È accaduto…28 – Notte di bene tra neve e rifugi

E' avvenuto... e avviene

Martina ha 24 anni, suo fratello Pietro uno di meno. Abitano nella Bassa padana, ma la sera di Capodanno erano ospiti di un amico a Madonna di Campiglio. L’addio al 2017 volevano darlo al Graffer, uno spartano rifugio a 2.260 metri nel cuore delle piste. E volevano arrivarci con le pelli di foca sotto gli sci, l’antico espediente per scivolare in salita. Partenza in località Campo Carlo Magno, arrivo previsto due ore dopo. Niente cenone: il pasto serale iniziava come sempre alla 19.30, ma alla stessa ora – nella chiesetta del “Campo” – don Romeo Zuin avrebbe celebrato la Messa con il Te Deum di fine anno. Lì tutto vive di turismo, la liturgia deve tenerne conto. Una telefonata del parroco: i due fratelli accettano di animare i canti, l’amico di suonare l’organo. A costo di arrivare al Graffer dopo le 22.30.

Ma a quell’ora i tre sono molto indietro. Martina non ha più energie. Le nuvole basse offuscano il fascio della pila frontale. Bisogna avvertire il Graffer, ma il gelo ha compromesso la carica dei cellulari. I tre sono isolati nel nulla, sanno però che poco più avanti c’è un altro rifugio: il Boch. L’amico si stacca dal gruppetto, spinge sugli sci “pellati” in salita, e a un’ora dal Capodanno chiede di poter avvertire il Graffer, cioè la struttura diretta concorrente, duecento metri più in alto. Il gestore del Boch, Roberto Scalfi, non dà loro un telefono, ma nel cuore del cenone – lì sì che la serata meritava il superlativo – fa accendere la motoslitta. Costo del servizio: nemmeno un euro. Anzi: «Siete già stati bravi ad arrivare fin qui». E poi, «con tutti i favori che ci fa il Roberto…» (Manni, gestore del Graffer). Bene che ritorna, notte di Capodanno compresa.

Marcello Palmieri, «Notte di bene tra neve e rifugi», in “Avvenire”, giovedì 4 gennaio 2018, p. 26.

È accaduto…27 – Genova. Gli sfollati restituiscono la tenda

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Era diventato il simbolo della resistenza del quartiere alla catastrofe del ponte Morandi di Genova. Dal 14 agosto, la tenda gonfiabile della Protezione civile, montata sotto il ponte di ferro di via Fillak, era il punto di riferimento degli sfollati della Certosa, che qui trascorrevano le giornate, a poche decine di metri dalle loro case, abbandonate in tutta fretta dopo il crollo del viadotto autostradale. Ora, il comitato ha deciso di restituire la tenda alla Protezione civile, perché la impieghi in situazioni di maggiore emergenza. «Visto le calamità in Italia – ha scritto su Facebook, Giusy Moretti, tra i portavoce degli sfollati – pensiamo che anche una tenda possa servire. A noi ha fatto da casa… le sue pareti hanno visto pianti, risa, politici, promesse, volontari, militari, Protezione civile, ma soprattutto tanti, tantissimi amici venuti a trovarci…da vicino e molti anche da lontano».

A quasi cinque mesi dalla tragedia, ora il comitato ha una sede dove tenere gli incontri, anche se quella tenda non sarà dimenticata da nessuno. «Questa tenda era il posto caldo dove incontrarsi la mattina o dove offrire il caffè ai militari nelle giornate fredde – prosegue Moretti –. Per noi è stata una casa ma adesso è giusto che vada a chi ne ha bisogno. Noi, per primi, volevamo dare un esempio».

Sotto i monconi del Morandi, gli sfollati hanno anche aspettato il nuovo anno, augurandosi reciprocamente un «nuovo futuro» con un ponte ricostruito entro il prossimo Natale, come promesso dal sindaco Marco Bucci. «È stato un anno difficile ma abbiamo dimostrato di essere una città coesa. E nel nuovo anno dimostreremo di essere capaci di fare le cose difficili, di farle tutte e di farle bene», ha detto il primo cittadino e commissario alla ricostruzione, a margine dei festeggiamenti di Capodanno in piazza De Ferrari.

Alle 43 vittime del ponte Morandi è andato il primo pensiero anche del presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti. «Il 2018 è stato un anno difficile, per molti aspetti tragico, ma anche un anno di svolta: un anno in cui la Liguria ha riacquistato la consapevolezza della sua forza, della sua determinazione, del suo coraggio», ha detto il governatore.

Paolo Ferrario, «Protezione civile, gli sfollati restituiscono la tenda», in “Avvenire”, mercoledì 2 gennaio 2019, p. 10.

È accaduto…26 – Libri a Scampia dov’era la camorra

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Scaffali di libri dove prima erano depositate armi. È questo il regalo che il Natale ha portato a Scampia, il quartiere di Napoli che non finisce di sorprendere per la voglia di riscatto. Si è appena inaugurata presso il centro Officina delle Culture Gelsomina Verde “la Biblioteca di Scampia”, un progetto ideato da Anart – Associazione nazionale autori radiotelevisivi e finanziato da Siae – Società italiana degli autori ed editori, con il sostegno dell’Associazione italiana biblioteche, dell’Associazione Amici di Città della Scienza, dell’Associazione italiana editori e patrocinato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli.

Officina delle Culture, nei cui spazi sono state allestite la biblioteca e una sala di lettura attrezzata, è un ex istituto scolastico utilizzato per anni dalla camorra come deposito di armi e ricovero abusivo per tossicodipendenti. Ciro Corona, presidente dell’Associazione (R)esistenza Anticamorra, insieme a 2.500 volontari l’ha bonificato e riqualificato come punto di incontro e promozione culturale del quartiere. La biblioteca verrà inserita nel circuito delle biblioteche pubbliche. Le prime collezioni sono libri per la prima infanzia e ragazzi consigliati da LiBeR, la biblioteca della legalità sui temi dell’antimafia e dell’impegno civile. L’Officina delle Cultura nasce nel 2015 e prende il nome da una giovane vittima innocente della camorra, Gelsomina Verde. «I nostri sacrifici – dice il fratello, Francesco – non sono stati vani. Mia sorella credeva che la cultura è riscatto e strumento per dare libertà alle persone».

Angela Calvini, «Libri a Scampia dov’era la camorra», in “Avvenire”, mercoledì 3 gennaio 2018, p. 24.

È accaduto…25 – Inizio anno

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I vagiti dei piccoli che hanno salutato con gioia l’inizio d’anno e la cronaca ordinaria di danni a persone e cose a causa di festeggiamenti oltre i limiti: ecco cosa è successo

C’è chi nella notte di Capodanno ha gioito per la nascita di una nuova vita e chi invece è finito all’ospedale, e rischia di morire, per l’esplosione di razzi e petardi. Il divieto di sparare botti imposto da numerose ordinanze di sindaci e sostenuto da una intensa campagna nazionale di sensibilizzazione, è stato ignorato un po’ ovunque. Fortunatamente, per il sesto anno consecutivo, non ci sono stati decessi, ma il bilancio dei feriti è allarmante: il ministero degli Interni ne ha contati su tutto il territorio nazionale 216, tra cui 13 con prognosi superiore ai 30 giorni. E 41 sono i minorenni coinvolti in incidenti pirotenici.

A Cesate, nel Milanese, un 23enne è ricoverato in prognosi riservata al Niguarda: ha avuto le mani dilaniate dalla deflagrazione di un tubo di plastica usato come mortaio che gli ha procurato anche fratture e ustioni al volto, all’inguine e alla testa. I medici gli hanno dovuto amputare un avambraccio.

A Sant’Agata dei Goti, in provincia di Avellino, una 36enne ha subìto la perforazione di un polmone a causa di una scheggia partita da un petardo sparato all’interno di un tendone in cui si trovava per il cenone: operata, la donna è in terapia intensiva, in pericolo di vita, all’ospedale Rummo di Benevento.

A Napoli e provincia quest’anno i feriti sono stati 37.

Uno studente di 19 anni è rimasto gravemente ferito per lo scoppio di un petardo fuori da una discoteca a Bardonecchia, in alta Valle Susa: il giovane è stato portato con l’elisoccorso al Centro traumatologico di Torino, avrebbe perso la mano destra riportando gravi lesioni a una gamba.

Ma ai botti dei mortaretti e dei tappi dello spumante saltati allo scoccare della mezzanotte si sono aggiunti, come sempre, anche i vagiti di neonati che hanno allietato famiglie e comunità.

Il primo nato del 2019 in Italia è una femminuccia di nome Anna, affacciatasi al mondo un secondo dopo le 24, nella sala parto del Fatebenefratelli di Roma, sull’isola Tiberina. A contendere il “primato” alla piccola Anna, forse per pochi centesimi di secondo, è Michele (4 chili di peso e 50 centimetri di altezza, per adesso), partorito all’ospedale San Carlo di Potenza che ha reso indimenticabile la festa d’ inizio d’anno per mamma Laura e papà Antonio. Alcuni istanti più tardi è stata la volta di Italo, nato all’ospedale romano di San Filippo Neri: i genitori, originari dello Sri Lanka, lo hanno chiamato così in omaggio al Paese che li accoglie da nove anni. Italo pesa 4 chili e 800 grammi ed è il secondogenito della coppia asiatica, di religione buddista, che abita in zona San Pietro: 18 mesi fa mamma Ranga, 32 anni, sposata con un connazionale 42enne che di mestiere fa il badante, aveva già dato alla luce Romano. «Abbiamo scelto questo nome – spiega la puerpera – perché è legato all’Italia, posto in cui viviamo e ci troviamo bene. Poi lo abbiamo scelto perché piaceva molto a Giorgio, il signore per cui lavorava mio marito: è scomparso un mese fa, gli eravamo molto affezionati».

Anche il piccolo Tancredi concorre al record, essendo spuntato fuori poco meno di un minuto dopo la mezzanotte nella sala parto della clinica Santa Famiglia di Roma. E a Milano, all’ospedale Sacco, Prince Joaquim è stato messo tra le braccia di mamma Nayale prima delle tre.

Nella lista dei nuovi arrivati ci sono tanti altri neonati: Aurora a Palermo (la mamma è una diciottene studentessa liceale, il papà, 26 anni, fa il cameriere), Alice, Matilde e Emma in Sardegna, regione che festeggia il 2019 con tre fiocchi rosa.

Il primo lieto evento festeggiato a Torino, al Sant’Anna, si chiama Viviana ed è figlia di Silvia, igienista dentale, e Andrea, agente di sicurezza, entrambi 28enni.

I nomi più gettonati di questo inizio 2019? Sofia, Aurora, Leonardo, Alessandro e Lorenzo.

Fulvio Fulvi, «Divieti ignorati nelle città. Ancora feriti per i fuochi. Il piano dei sindaci non ha funzionato. Sono Italo a Roma, Aurora a Palermo e Viviana a Torino i primi nati 2019», in “Avvenire”, mercoledì 2 gennaio 2019, p. 11.

Unicef: oltre 395mila i nati a Capodanno

Secondo una stima dell’Unicef i nati nel mondo nel Capodanno 2019 sarebbero stati circa 395.072. Di questi, un quarto solo in Asia Meridionale, mentre in Italia ne sarebbero nati circa 1.335. Dallo scoccare della mezzanotte, Sydney, in Australia, ha dato il benvenuto a 168 bambini, Tokyo, capitale del Giappone, a 310, Pechino a 605, Madrid a 166, Roma a 89 e New York a 317.

Il consuntivo diffuso dal Viminale

216
I feriti provocati dallo scoppio di petardi in Italia nel Capodanno del 2019.
658
Gli interventi dei vigili del fuoco per incidenti pirotecnici nella notte.
171
Gli interventi dei pompieri a Capodanno nel Lazio, regione con più richieste.
37
I feriti tra Napoli e provincia: uno in meno rispetto al 2018.
250mila
Gli accessi registrati, tra romani e turisti, al Circo Massimo a Roma.

Da “Avvenire”, mercoledì 2 gennaio 2019, p. 11.

È accaduto…24 – A Matera in mille contro la guerra e per la buona politica

matera

Caiazzo: c’è un Occidente che schiaccia il Sud del mondo. Ricchiuti: i governanti riflettano. Santoro: il Meridione vive un’emergenza

Sono stati circa mille i protagonisti della 51ª Marcia nazionale della pace nella serata di San Silvestro a Matera. Il tradizionale appuntamento organizzato dall’Ufficio nazionale dei problemi sociali e del lavoro della Cei, da Caritas italiana, Pax Christi, dall’Azione cattolica e quest’anno dall’arcidiocesi di Matera-Irsina, ha preso il via alle 18 con l’accoglienza dei partecipanti presso la parrocchia dell’Immacolata. Alle 20, dopo la Messa celebrata dall’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, è partito il cammino vero e proprio che nel suo percorso ha toccato anche il carcere cittadino. La chiusura è stata alla chiesa di San Pietro Caveoso, con un momento ecumenico. Le mille borse dei marciatori sono state prodotte dal laboratorio sartoriale Silent Academy, con l’aiuto di giovani rifugiati.

Il Papa all’Angelus di ieri ha voluto ricordare le varie marce per la pace che si sono svolte nel mondo menzionando esplicitamente quella di Matera. Diversi sacerdoti e vescovi come in passato hanno voluto essere personalmente presenti all’appuntamento. Tra loro, degno di nota, Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, dall’alto dei suoi ben 95 anni…

«Papa Francesco già da tempo denuncia con forza che nel mondo è in atto una terza guerra mondiale a spezzatino» ha ricordato Caiazzo nell’omelia della Messa, «sono tanti, tantissimi i focolai di guerra che quotidianamente infrangono la convivenza civile, il rispetto della diversità, il diritto a professare liberamente la propria fede, il diritto ad avere il giusto per soddisfare i bisogni e le necessità di tutti e non di alcuni. In questo clima, direbbe san Giovanni Paolo II, c’è un Occidente del mondo che schiaccia il Sud del mondo».

«Quest’anno la Marcia della pace lancia da Matera un appello chiaro ai politici, ai governanti: fermarsi per riflettere e operare per la concordia tra i popoli» ha detto Giovanni Ricchiuti, arcivescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti e presidente nazionale di Pax Christi, ricollegandosi al tema scelto dal Papa per la Giornata mondiale della pace che si è celebrata ieri, ossia “La buona politica a servizio della pace”. «È un appello che parte da Matera, nel 2019 capitale della cultura», ha detto sempre Ricchiuti.

Presente alla Marcia anche Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto, secondo cui «realmente abbiamo bisogno di una buona politica, perché in molte situazioni al sud viviamo un’emergenza. Mi riferisco ai dati delle classifiche della qualità della vita, secondo cui per esempio Puglia e Basilicata, le regioni che conosco meglio, sono tra le ultime dieci per quanto riguarda la disoccupazione giovanile e la questione ambientale. Giustamente il Papa dice che la buona politica deve promuovere i diritti dei cittadini, innanzitutto il diritto alla vita, poi quello alla salute, al lavoro. Una politica che non fa questo smarrisce la sua missione. A Taranto ci sono stati alcuni passi in avanti, ma un’iniziativa come il Centro istituzionale di sviluppo si è purtroppo fermata. Come si è fermata la valorizzazione della Zes – zona economica speciale – di Taranto, che coinvolgeva anche gran parte della Basilicata».

Andrea Galli, «A Matera in mille contro la guerra e per la buona politica», in “Avvenire”, mercoledì 2 gennaio 2019, p. 5. (Ha collaborato Lindo Monaco)

È accaduto…23 – «Una donna di pace uccisa dalla follia omicida di mafiosi»

E' avvenuto... e avviene

Il rito celebrato da monsignor D’Urso: «Impegno forte dello Stato, delle comunità ecclesiali, delle famiglie, della scuola per creare agenzie educative e rimuovere la violenza da questa città»

Commozione e dolore per l’estremo saluto ad Anna Rosa Tarantino, l’84enne vittima innocente della guerra tra i clan mafiosi, colpita a morte per errore durante una sparatoria tra bande rivali sabato scorso nel centro storico della città pugliese. Obiettivo dell’agguato costato la vita alla pensionata era il 20enne Giuseppe Casadibari, già noto alle forze di polizia e che è stato ferito a una spalla da un proiettile che gli ha anche perforato un polmone, ricoverato e piantonato al Policlinico di Bari.

Sotto un cielo gonfio di pioggia in un pomeriggio livido e grigio, la comunità bitontina che non vuole arrendersi ha stretto in un ideale e affettuoso abbraccio una donna umile e semplice benvoluta da tutti uccisa da criminali senza scrupoli. Tantissima gente nella Cattedrale, distante un centinaio di metri dal luogo un cui si è compiuto l’omicidio, per le esequie celebrate da monsignor Alberto D’Urso, vicario episcopale territoriale di Bitonto e Palo del Colle. Davanti al feretro i familiari affranti e costernati della signora Tarantino. Presenti anche il prefetto di Bari, Marilisa Magno, il sindaco di Bitonto, Michele Abbaticchio e il primo cittadino di Bari, Antonio Decaro.

«Anna Rosa aveva una grande fede in Dio e amava pregare – ha ricordato nell’omelìa D’Urso –. Lei ci lascia alcuni messaggi significativi di un’esistenza esemplare caratterizzata da onestà e opere di carità, tra cui la grande dedizione nell’assistere e curare la sorella non vedente Lucia. Molti l’apprezzavano come sarta, un lavoro fatto di sacrifici che le consentiva di guadagnarsi da vivere. Una donna di pace che ha pagato con la vita la follia omicida di cosche mafiose che non hanno rispetto per il prossimo e che offendono la dignità delle persone».

Questo inaudito fatto di sangue ha fatto ripiombare la città di Bitonto nel buio più fitto. Monsignor D’Urso ha invitato tutti a reagire: «Il vero credente non si lascia spezzare né piegare dalle difficoltà. La comunità bitontina è stata umiliata da questa tragica esperienza, dalla forza bruta di chi semina violenza e terrore. Ma, seguendo l’esempio dell’apostolo San Paolo c’è sempre una strada da percorrere che porta alla pace. Serve un sussulto delle nostre coscienze seguendo l’insegnamento di Gesù. Non bisogna spegnere la speranza di affermare e promuovere la sacralità della vita, la legalità attraverso il dialogo e il confronto. Un impegno forte da parte dello Stato, delle comunità ecclesiali, delle famiglie, della scuola per creare agenzie educative e per rimuovere la violenza da questa nostra città».

Prima della benedizione della salma di Anna Rosa Tarantino la nipotina Lucia ha letto un commovente messaggio: “Grazie di tutto zia per quello che hai fatto per noi. Non ti dimenticheremo mai, sperando che faccia lo stesso tutta la città”.

La risposta dello Stato non si è fatta attendere, come ha dichiarato il Ministro degli Interni, Marco Menniti al termine del vertice per l’ordine pubblico e la sicurezza convocato d’urgenza in Prefettura a Bari ieri mattina. «È inaccettabile che in Italia una persona perda la vita per essersi trovata al posto sbagliato nel momento sbagliato, come purtroppo è successo alla signora Tarantino. A Bitonto la criminalità organizzata ha raggiunto un alto livello di pericolosità, con movenze e modi di agire tipicamente mafiosi soprattutto nella gestione del mercato della droga. Lo Stato interverrà con durezza, non darà tregua ai delinquenti e non consentirà zone franche. La magistratura e le forze dell’ordine stanno lavorando intensamente per individuare e arrestare in tempi rapidi i colpevoli dell’omicidio di Anna Rosa Tarantino. Inoltre, abbiamo varato un piano straordinario per il controllo del territorio».

Annunciata la presenza massiccia di uomini e mezzi, mentre ci sarà un’intensificazione dell’attività investigativa per combattere ogni forma di illegalità. Le operazioni di contrasto alla malavita locale si protrarranno fino a quando sarà necessario.

In serata manifestazione collettiva di cordoglio a cui hanno partecipato i sindaci dei comuni dell’Area Metropolitana di Bari. Poi, un corteo silenzioso si è diretto verso il centro storico dove in via delle Martiri, teatro dell’omicidio di Anna Rosa Tarantino, è stata scoperta una targa commemorativa.

Nicola Lavacca, «”Una donna di pace uccisa dalla follia omicida di mafiosi”. Bitonto, i funerali dell’84enne ammazzata per errore», in “Avvenire”, mercoledì 3 gennaio 2018, p. 9.