È accaduto…38 – Quattro zampe in pediatria

E' avvenuto... e avviene

Si chiamano Nina, Pina e Shila e sono pronte a passare qualche ora, nel pomeriggio di oggi, tra i piccoli ricoverati del reparto pediatrico all’Ospedale di Rieti. Loro sono cani addestrati al contatto ludico e terapeutico con i bambini. E tra le corsie del San Camillo de Lellis arriveranno per l’iniziativa rilanciata con lo slogan «Quattro zampe in Pediatria», voluta dalla direzione aziendale dell’Asl reatina, in collaborazione con l’unità cinofila della Croce Rossa Italiana. Un pomeriggio dell’Epifania, per i bambini costretti a trascorrere in ospedale una festa assai cara alla tradizione delle famiglie italiane, allietato dalla presenza delle tre cagnette.

È la prima volta che animali entrano nel nosocomio di Rieti. Assieme a loro, nell’unità pediatrica diretta dal dottor Mauro de Martinis, una squadra di volontari, esperti “trucca-bimbi”, che nello stile della patch therapy, vogliono regalare ai piccoli pazienti momenti di allegra spensieratezza, colorandoli con appositi trucchi anallergici.

La nuova iniziativa va a sommarsi a quella che ormai da tanti anni vede protagonista l’associazione Alcli, onlus locale assai attiva nella multiforme vicinanza ai malati oncologici, che sempre oggi organizza in ospedale l’arrivo della Befana nei reparti di Pediatria e Geriatria.

A completare il quadro di una Epifania ospedaliera comunque lieta la consueta visita dei Magi, con doni, canti natalizi e bacio del Bambinello, che arriva a tutti i malati ricoverati al «de Lellis» grazie alla parrocchia reatina di San Michele Arcangelo.

Nazareno Boncompagni, «Quattro zampe in pediatria», in “Avvenire”, sabato 6 gennaio 2018, p. 26.

Annunci

È accaduto…37 – Harry Potter. L’ultima magia è in biblioteca

Harry Potter

A vent’anni dall’uscita del primo libro, la British Library ospita una mostra che racconta la saga ideata da J.K.Rowling attraverso appunti, inediti e illustrazioni. Un viaggio affascinante fra le stregonerie della scuola di Hogwarts.

Uno dei pezzi più sorprendenti è il biglietto con cui la figlia del direttore della Bloomsbury “approvò” le prime pagine: «È il miglior libro che un bambino possa leggere»

La rivincita di Harry Potter sulla cultura “alta” passa attraverso una mostra epocale, che si tiene curiosamente a poche centinaia di metri dal binario 9 ¾ della stazione londinese di King’s Cross, vero luogo di culto per gli appassionati della saga ideata da J.K. Rowling. Attraversato un gigantesco crocevia di traffico si raggiunge la vicina Euston road dove sorge la British Library, uno dei templi della cultura mondiale.

Sembra trascorso un secolo da quando il grande critico letterario statunitense Harold Bloom, in un articolo uscito sul Wall Street Journal, stroncò la storia del maghetto di Hogwarts definendola «banale» e «piena di cliché». Oggi la biblioteca nazionale del Regno Unito, che custodisce circa 200 milioni di documenti, tra cui le preziose bibbie di Gutenberg, la Magna Charta e l’unica copia esistente del poema epico Beowulf, celebra nelle sue sale al piano terra il ventennale dell’uscita del primo episodio della serie con la mostra Harry Potter. A History of Magic.

Visitarla non è facile perché i biglietti – tutti rigorosamente a orario – sono stati in gran parte esauriti in prevendita, anche se con ogni probabilità sarà prolungata anche oltre la scadenza prevista per il prossimo 28 febbraio.

Curata dall’esperto di manoscritti medievali Julian Harrison, la mostra affianca sapientemente le curiosità fornite dall’editore Bloomsbury alle testimonianze dell’antica tradizione storica e folkloristica cui la saga è ispirata. La stessa Rowling ha aperto per la prima volta i suoi archivi mettendo a disposizione appunti, manoscritti annotati, correzioni, bozzetti e pagine inedite dei suoi sette romanzi. Tra i pezzi esposti figurano anche le opere originali realizzate dal disegnatore Jim Kay per le edizioni illustrate di Harry Potter, insieme a contributi multimediali che spiegano il suo lavoro. Ma la parte più affascinante della mostra è sicuramente quella che approfondisce le materie insegnate nella scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. Ciascuna sala è dedicata a una di esse: incantesimi, pozioni, storia della magia, astronomia, divinazione, erbologia e difesa contro le arti oscure.

Attraverso un dialogo costante tra realtà e magia, una selezione di libri rari, antichi manoscritti e oggetti della collezione della British Library, del British Museum e del museo della scienza, oltre a prestiti provenienti da istituzioni nazionali e internazionali racconta l’universo di fonti del più grande fenomeno letterario degli ultimi decenni. Tra bacchette magiche e sfere di cristallo, sirene e bestiari, pozioni e ossa di drago, spuntano liste di erbe medicinali e prontuari compilati da grandi botanici del XVI e XVII secolo come Gherardo Cibo e Nicholas Culpeper, un calderone rinvenuto quattro secoli fa su una spiaggia della Cornovaglia e un mappamondo stellare risalente al 1693, mostrato con una tecnologia di realtà aumentata, in collaborazione con Google Arts, che consente ai visitatori di esplorare virtualmente le costellazioni del cielo notturno, alcune delle quali portano i nomi dei personaggi delle storie di Harry Potter, come Remus Lupin, Sirius Black, Bellatrix Le Strange e Draco Malfoy.

Nella sala dedicata all’alchimia spicca il Ripley Scroll, una pergamena medievale lunga sei metri che spiega come realizzare la pietra filosofale, da secoli uno dei grandi misteri dell’alchimia, un amuleto ritenuto capace di trasformare i metalli in oro e di fornire l’elisir dell’immortalità. Accanto all’antico manoscritto giace la pietra tombale dell’unico personaggio realmente esistito che compare nella saga di Harry Potter: l’alchimista francese del XIV secolo Nicolas Flamel, da sempre collegato alla leggenda della pietra filosofale e già citato da Victor Hugo in Notre Dame de Paris e da Umberto Eco in Il Pendolo di Foucault.

Ma tra i tanti oggetti magici, misteriosi o semplicemente singolari esposti nella mostra londinese, il più stupefacente non proviene da un’antica collezione museale ma dalla camera di una bambina. È un bigliettino stropicciato e scritto a matita da Alice, la figlia di otto anni di Nigel Newton, direttore della casa editrice Bloomsbury, che oltre due decenni fa fu incaricata dal padre di leggere il capitolo iniziale del primo romanzo. «Le emozioni di questo libro – scrisse la bimba – mi hanno fatto sentire calda dentro. Credo che possa essere il miglior libro che un bambino di 8 o 9 anni possa leggere». Il suo giudizio spassionato convinse Newton a dare fiducia a quella giovane scrittrice sconosciuta che era già stata respinta da otto editori. Una fiducia inizialmente assai prudente, visto che la prima tiratura di Harry Potter e la pietra filosofale fu di appena cinquecento esemplari.

Il resto è storia: l’incredibile successo letterario della saga del maghetto di Hogwarts (sette romanzi tradotti in 68 lingue, quasi 500 milioni di copie vendute, una serie di otto film al cinema) avrebbe segnato un’epoca, imponendosi in pochi anni come uno dei fenomeni culturali e di costume più importanti dei nostri tempi.

Più che una legittimazione culturale dell’opera di J.K. Rowling, la mostra in corso alla British Library – che in ottobre si sposterà alla Historical Society di New York – rappresenta un’operazione di fondamentale importanza per un ente il cui finanziamento pubblico è legato al numero dei suoi visitatori e al successo delle sue iniziative.

Riccardo Michelucci, «Harry Potter. L’ultima magia è in biblioteca», in “Avvenire”, sabato 13 gennaio 2018, p. 20.

È accaduto…36 – Napoli, il presepe come quotidianità

E' avvenuto... e avviene

Il presepio napoletano fa proseliti in tutto il mondo. La magìa della Natività del Bambino si irradia dal cuore, dal centro delle pregiate sculture natalizie di Jimmie Durham, artista statunitense (nato nel 1940) che espone ancora in questi giorni le sue creazioni al museo Madre di Napoli e nel cortile dell’antico Lanificio Borbonico.

Nel quartiere San Lorenzo, il presepio di questo “artigiano”, ormai entrato nella collezione permanente del museo, rievoca il miracolo della nascita del Cristo nel segno più rigoroso della tradizione napoletana evocata dal Eduardo de Filippo in “Natale in casa Cupiello”. In verità, Durham riesce bene a coniugare passato e presente con la raffigurazione di “pastori” che non sono altri che gli uomini semplici della Napoli popolare di oggi. Un’umanità modesta, ma soltanto se vista con gli occhi del consumismo: personaggi, dal tappezziere al falegname, che nascondono nel loro cuore una grandezza straordinaria che egli rivela.

Non a caso questo artista d’adozione napoletana è anche un attivista politico per il riconoscimento dei diritti degli indiani nella sua patria nativa. Il presepio così diviene ciò che già alle origini, nel Settecento, si proponeva di essere: un’opera d’arte a pieno titolo che ritrae un evento eterno e insieme contemporaneo della realtà di ogni epoca storica da duemila anni a questa parte.

Vittorio Gennarini, «Napoli, il presepe come quotidianità», in “Avvenire”, martedì 9 gennaio 2018, p. 28.

È accaduto…35 – In Mauritania tolta condanna ingiusta

E' avvenuto... e avviene

Il 2018 è iniziato senza che fosse più in cella Mohamed Mkhaïtir, il blogger condannato a morte in Mauritania per un post “blasfemo” su Facebook. A novembre, la Corte d’appello ha annullato la sentenza del 2014. Per Amnesty International è una delle buone notizie dello scorso anno. Nel 2013 Mkhaïtir aveva pubblicato un testo nel quale criticava l’uso della religione per giustificare pratiche discriminatorie contro la casta dei blacksmith, a cui appartiene.

In Mauritania, segnata da un forte contrasto culturale tra il Nord arabo-berbero (70% circa dei 3,6 milioni di abitanti) e il Sud più legato all’Africa nera, il potere è rigidamente distribuito secondo un sistema di caste, con la popolazione di origine araba al vertice della piramide. È l’organizzazione su ci si basava il sistema della schiavitù (i gruppi etnici neri erano schiavi), sulla carta abolita ma di fatto ancora presente. I blacksmith sono artigiani che, per esempio, non possono per legge essere eletti in Parlamento o divenire sindaci.

Molte violazioni sono basate sulla religione, solo i musulmani possono ottenere la cittadinanza e chi si converte la perde. Mkhaïtir, arrestato il 5 gennaio 2014, per sei mesi era stato posto in una cella d’isolamento priva di doccia e servizi igienici. Nel corso del processo si era ripetutamente scusato spiegando che non era stata sua intenzione offendere il profeta Maometto (lui stesso è musulmano). Ora che è stato rimesso in libertà, Amnesty lancia un appello: «Va tutelato dalle minacce: folle di facinorosi erano scese in piazza chiedendo la sua testa e suo padre è stato costretto all’esilio».

Stefano Pasta, «In Mauritania tolta condanna ingiusta», in “Avvenire”, mercoledì 10 gennaio 2018, p. 28.

È accaduto…34 – Terapie per tutti basta videopoker

E' avvenuto... e avviene

Un ricco e attrezzato poliambulatorio, di alta qualità e senza frontiere, in un bene confiscato al re dei videopoker. È una gran bella storia di solidarietà e cittadinanza attiva quella scritta a Villa San Giovanni dall’associazione Smail – «Solidarietà medica assistenza integrata locale» – presieduta da Domenico Cotroneo, nata in seno alla consulta comunale del terzo settore. È un medico anche lui come i molti che hanno già dato la disponibilità per essere coinvolti nella realtà sanitaria intitolata al medico santo Giuseppe Moscati. «Nel suo stile – spiega Cotroneo – offriamo diagnostica e visite specialistiche a chi non può permetterselo, stranieri inclusi. Non è previsto neanche il rimborso spese».

Nella struttura saranno attivi un neonatologo, un neuropsichiatra infantile, un pediatra, un internista nefrologo, un cardiologo, un ginecologo, un chirurgo urologo, uno psichiatra e un geriatra. Anche personale amministrativo e addetti alle pulizie sono volontari.

La struttura, una vecchia sala biliardi, è stata ristrutturata grazie all’aiuto di chi ha donato ciò che ha potuto. La recente sistemazione della targa che ricorda la vittoria dello Stato sui clan grazie alla confisca è stata l’ultimo passo prima dell’entrata in funzione del poliambulatorio.

Domenico Marino, «Terapie per tutti basta videopoker», in “Avvdenire”, mercoledì 2 gennaio 2019, p. 25.

È accaduto 33 – Adr, festeggiata a Fiumicino la 15milionesima turista. Ed Emirates apre la nuova sala per i clienti business. Premio al risorante Beck nell’Hub

E' avvenuto... e avviene

Ha chiuso il 2018 con il “botto” Adr, la società che gestisce i due scali romani. Il 28 dicembre è atterrata a Fiumicino la turista numero “15 milioni” in visita alla Città Eterna nell’anno. Un risultato che si somma ai riconoscimenti internazionali da poco avuti per i progressi nei servizi offerti. La turista era una signora cinese, Jia Guilin, arrivata da Shanghai con un volo della China Eastern Airlines, a riprova dell’importanza assunta dalle rotte verso il “gigante” asiatico con 25 frequenze a settimana, 8 città servite e 4 vettori cinesi operanti. «Adr è lieta di festeggiare questo risultato, segno della vivacità della filiera turistica romana, questo – ha dichiarato Raffaele Pasquini, capo del Marketing & business di Adr – si traduce in un costante impegno nello stimolare nuovi flussi passeggeri dai mercati intercontinentali».

Nelle ultime settimane, peraltro, altre novità hanno riguardato Fiumicino. Emirates, a esempio, ha aperto una nuova sala lounge per i clienti di prima e business class, su un’area di quasi 950 metri quadri, capace di ospitare 162 passeggeri: è l’unica con imbarco diretto sull’aereo. «È un investimento di oltre 4 milioni di euro che porta a 42 le nostre lounge », ha detto il manager per l’Italia, Flavio Ghiringhelli, a nome della compagnia di Dubai che ha la flotta più vasta al mondo di superjumbo Airbus 380.

E sempre a dicembre “Attimi”, il ristorante di Heinz Beck attivo a Fiumicino (unico scalo al mondo a ospitare il famoso chef), ha vinto il premio “Best restaurant in mobility” de La Liste, prestigiosa selezione internazionale culinaria con sede in Francia.

«Adr, festeggiata a Fiumicino la 15milionesima turista. Ed Emirates apre la nuova sala per i clienti business. Premio al ristorante Beck nell’Hub», in “Avvenire”, mercoledì 2 gennaio 2019, p. 17.

È accaduto…32/2 – Povertà estrema. Sono già 13 i clochard stroncati dal freddo dal novembre 2017 al 6 gennaio 2018

E' avvenuto... e avviene

Spesso muoiono per infarto o hanno patologie che, col freddo, si acutizzano. Perdono la vita così, per strada e all’aperto, protetti solo da un cartone o da coperte riciclate all’infinito. Sono ben 13 i senza dimora trovati morti da inizio dicembre. Due a Genova, tre a Palermo, 1 a Roma e gli ultimi quattro, ieri, a Rovereto, a Verona, a Sorrento e, ancora una volta nella capitale.

Questi sono i numeri “ufficiali”, quelli che tutti più o meno conoscono perché, soprattutto se il decesso avviene nelle grandi città, se ne parla. Non c’è una “contabilità” ufficiale. E potrebbero essere molte di più le morte silenziose di vite altrettanto invisibili. «Quando un senza dimora muore a Milano o a Roma se parla ma se avviene in un piccolo centro o una piccola città di provincia spesso non se ne ha neanche notizia» conferma il portavoce della Fiopsd, la Federazione italiana organismi per le persone senza dimora, Michele Ferraris.

L’ultima indagine Istat sulla povertà estrema (del 2014) parla di circa 50mila persone senza dimora in tutta Italia. Sono quelle conosciute, che hanno utilizzato almeno un servizio di mensa alla Caritas o sono stati intercettati da associazioni o volontari. Le città con le maggiori presenze sono Milano, Roma e Palermo. Si tratta per lo più di uomini (85,7%), con meno di 54 anni. Il numero di stranieri (che due anni fa rappresentavano il 58,2% del totale registrato) è in aumento. Cresce rispetto al passato la percentuale di chi vive solo, a svantaggio di chi vive con un partner o un figlio; poco più della metà (il 51%) dichiara di non essersi mai sposato. Anche la durata della condizione di senza dimora, rispetto agli anni passati si allunga a più di due anni e nel 21% dei casi supera anche i 4 anni.

La morte per freddo, che ieri ha colpito ben quattro persone, è il rischio maggiore per chi non ha un luogo dove ripararsi in questo periodo dell’anno. Un anno fa, proprio per l’Epifania, si erano infatti registrati ben 8 senza dimora morti in 48 ore.

D.Fas., «Povertà estrema. Sono già 13 i clochard stroncati dal freddo dal novembre scorso», in “Avvenire”, sabato 6 gennaio 2018, p. 9.