Riscoprire l’Eucaristia: Il senso dei riti/81 – La Liturgia eucaristica/Il rito di conclusione – È questione di vita!

Riscoprire l'Eucaristia

Abbastanza spesso si domanda se la Messa della domenica è sempre obbligatoria.

Si può rispondere con una storia, una storia vera, accaduta ad Abitene in Tunisia. Siamo ai primi di febbraio dell’anno 304. Quarantanove cristiani (31 uomini, 18 donne) sono arrestati dalle forze dell’ordine. L’accusa? Si sono riuniti illegalmente nel giorno del sole – cioè la domenica – e hanno celebrato insieme l’Eucaristia. Il 12 febbraio subiscono il processo a Cartagine davanti al proconsole Anulino.

Una giovane ragazza, Vittoria, è interrogata: «Perché hai disobbedito alla legge, tu che sei una ragazza da tutti molto stimata?». La sua risposta è di una semplicità disarmante: «Sono stata all’assemblea perché sono cristiana». Per lei un cristiano alla domenica va alla Messa. Ciò non si discute, è una cosa evidente.

Viene poi interrogato Saturnino, che è sacerdote. Nella sua qualità di sacerdote non doveva forse dare l’esempio? Perché non si è sottomesso all’editto imperiale? Risponde con chiarezza: «Noi cristiani dobbiamo celebrare il giorno del Signore. È la nostra legge». Nella vita ci sono leggi pignole, altre sono tutto il contrario. Mettono in luce valori importanti. È certamente in questo senso che Saturnino dice della riunione domenicale: «È la nostra legge».

Infine è il turno di Emerito, un uomo di età matura, presso il quale i cristiani si sono radunati. Sapeva che rischiava grosso agendo come ha fatto. Ma perché l’ha fatto? La sua risposta è splendida: «Non potevo sbarrare la porta ai miei fratelli cristiani. NON POSSIAMO VIVERE SENZA CELEBRARE IL GIORNO DEL SIGNORE». Detto in altre parole, il giorno del Signore, la celebrazione dell’Eucaristia della domenica, è questione di vita!

La risposta di Emerito va riletta, meditata, tenuta a mente.

Il 13 febbraio 304 quarantanove cristiani e cristiane furono messi a morte. Sono stati chiamati i martiri delle domenica.

Ce ne sono molti fra noi, in questi tempi, che rischierebbero la loro pelle per la celebrazione dell’Eucaristia della domenica?

Termina qui questa catechesi sulla celebrazione eucaristica (o Messa), iniziata il 21 marzo 2018.

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Riscoprire l’Eucaristia: Il senso dei riti/80 – La Liturgia eucaristica/Il rito di conclusione – Andate!

Riscoprire l'Eucaristia

«Andate in pace». Sono le ultime parole che il sacerdote pronuncia nella celebrazione eucaristica. È stato sottolineato giustamente e spesso che non hanno per scopo soltanto di mettere un punto fermo all’azione liturgica, rimandando tutti a casa. Sono anche un invio, una missione.

«Voi che avete ascoltato la Parola di Dio – potrebbe dire il sacerdote -, voi che avete meditato e acclamato l’insegnamento di Cristo, andate ora a metterlo in pratica. Andate a testimoniare ciò che avete ascoltato e ciò in cui credete».

«Voi che siete venuti a render grazie a Dio Padre, che avete riconosciuto come il Creatore del cielo e della terra non cessa di compiere nel mondo e nei cuori le sue meraviglie, andate! Ritornate nelle vostre case, andate là dove lavorate ogni giorno, aprite gli occhi per scoprire il Signore che, misteriosamente, trasforma il mondo e quelli che l’abitano. Andate! E vivete in azione di grazie. A quelli che sono disperati, dite la bellezza del mondo e fate vedere il senso della vita. Avete celebrato il sacramento dell’azione di grazie, vivete ora nella gioia».

«Nella celebrazione eucaristica avete fatto memoria che Cristo ha dato la sua vita per amore e avete riconosciuto che bisogna imitare questo dono. Avete ricevuto il pane eucaristico, vi siete comunicati al corpo e al sangue di Cristo; e sapete che non si può comunicare al corpo e al sangue di Cristo senza prendere parte al suo destino. Ora andate! Andate a dare la vostra vita come Lui ha dato la sua. Andate a vivere per gli altri come Lui vi ha dato l’esempio. Andate ad amare, andate a perdonare, andate a seminare speranza in ogni luogo».

«Nella celebrazione eucaristica avete pregato poco fa per la pace, avete domandato a Dio di espandere i suoi benefici su tutti quelli che soffrono e sono addolorati. Era giusto; la preghiera è indispensabile e porta in se stessa la sua efficacia. Ora dovete aiutare Dio a compiere ciò che gli avete domandato. Andate dunque! Andate a sollevare i sofferenti. Andate a confortare chi è nel dolore. Andate a costruire la pace».

«Sì, andate! La celebrazione eucaristica in chiesa è terminata. Ora comincia la messa nel cuore del mondo».

Riscoprire l’Eucaristia: Il senso dei riti/79 – La Liturgia eucaristica/Il rito di conclusione – La benedizione finale

Riscoprire l'Eucaristia

La celebrazione eucaristica è finita. I fedeli stanno per ritornare alle loro occupazioni. Le ultime parole, con le quali sacerdote e partecipanti all’Eucaristia si lasciano, sono nello stesso tempo brevi e dense.

«Il Signore sia con voi», dice il sacerdote. «E con il tuo spirito», risponde l’assemblea. La medesima formula era stata pronunciata all’inizio della celebrazione eucaristica, per sottolineare la presenza del Risorto in mezzo a quelli che si riuniscono nel suo nome. Ripresa al termine della celebrazione, essa riafferma con più forza ancora la presenza di Gesù in mezzo ai suoi. Quelli che sono venuti alla celebrazione eucaristica si sono infatti riavvicinati a Lui sacramentalmente. Hanno mangiato il suo pane, bevuto il suo sangue. Il sacerdote augura loro di continuare a vivere alla presenza del loro Salvatore.

Poi viene la benedizione finale: «Vi benedica Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo». Un segno di croce accompagna queste parole.

Al momento di ritornare al Padre, Gesù aveva benedetto i suoi discepoli che stava per lasciare (Lc 24,50).

Nella vita di tutti i giorni abbiamo anche noi le nostre formule di benedizione: «Salute! Buona fortuna! Stammi bene!». Augurano felicità e buon tempo a quelli che si amano.

La benedizione finale della celebrazione eucaristica implora la protezione del Padre, del Figlio e dello Spirito su quelli che stanno per allontanarsi. Domanda che rimangano in loro i doni che hanno ricevuto, perché continuino a vivere secondo lo spirito dell’Eucaristia che hanno appena celebrato.

Il segno di croce tracciato sopra di loro è suggestivo. Tracciandolo lentamente il sacerdote non domanda forse alla Trinità di fare in modo che questi uomini e queste donne venuti alla celebrazione eucaristica, siano protetti dalla croce e che lascino la chiesa portando come bagaglio tutte le ricchezze della croce?

Per quelli che credono in Cristo è dalla croce che nascono la gioia, la pace, il perdono, l’amore, l’unità e la speranza.

Riscoprire l’Eucaristia: Il senso dei riti/78 – La Liturgia eucaristica/Il rito della comunione – Nell’azione di grazie uno scambio tra Dio e il suo popolo

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Il movimento della liturgia eucaristica è molto semplice e può essere schematizzato come segue.
1. Offerta dei doni (l’umanità offerta a Dio)
2. Preghiera eucaristica
3. Comunione (Dio offerto all’umanità)

1. Anzitutto c’è l’offerta del pane e del vino, frutti della terra e del lavoro dei suoi abitanti.
Con l’offerta di questi doni l’assemblea cristiana manifesta la sua volontà di passare in Dio e di far passare in lui l’umanità intera. È il primo tempo di un’offerta che troverà il suo culmine nel cuore della preghiera eucaristica. Una tale offerta passa necessariamente per le mani di Cristo e non può realizzarsi senza la presenza attiva dello Spirito Santo.

2. Sui doni presentati, il sacerdote proclama la preghiera eucaristica, a cui si unisce tutta l’assemblea. Ricordo delle meraviglie di Dio verso il suo popolo e implorazione perché la Chiesa rimanga nell’unità, questa preghiera domanda la trasformazione del pane e del vino perché diventino corpo e sangue di Cristo. È il luogo per eccellenza dell’offerta di Cristo e della sua Chiesa.

3. Accogliendo l’offerta che gli viene fatta, il Padre ridona ai suoi, in comunione, il pane e il vino che gli sono stati presentati. Ma sono trasformati! Sono stati invasi dallo Spirito. Ora sono segni del Risorto offerto come cibo e come bevanda.

Portando i suoi doni all’altare l’assemblea aveva manifestato il suo desiderio di passare in Dio. Ora è Dio che manifesta la sua volontà di abitare nel cuore delle persone che lo amano.
La liturgia eucaristica è dunque una liturgia di scambio e di comunione, vissuta nell’azione di grazie.

Riscoprire l’Eucaristia: Il senso dei riti/77 – La Liturgia eucaristica/Il rito della comunione – Ultima preghiera

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Il rito d’inizio della celebrazione eucaristica termina con una preghiera che aiuta a prendere coscienza che siamo riuniti nel nome di Gesù per vivere insieme un’azione importante. Questa preghiera mette in rilievo di solito il mistero particolare della vita di Cristo, che viene celebrato in questo o quel giorno.

Al termine della liturgia della Parola si colloca la preghiera dei fedeli. Essa ha lo scopo di sensibilizzare i partecipanti alle necessità dei membri della comunità, come pure a quelle della Chiesa e dell’intera umanità. Implora i benefici di Dio su tutte le persone che abitano sulla faccia della terra.

L’offerta dei doni, con cui ha inizio la liturgia eucaristica propriamente detta, termina pure con una preghiera in cui, a nome di tutta l’assemblea, il presidente domanda la trasformazione del pane e del vino nel corpo e sangue di Cristo.

Non ci si deve stupire dunque se, al momento in cui la celebrazione eucaristica termina, il sacerdote pronuncia un’ultima preghiera: la preghiera dopo la comunione.

Questa preghiera è di solito strutturata in due tempi. Dapprima ricorda i benefici che abbiamo ricevuto facendo la comunione col pane (e col vino). Poi domanda che la comunione porti in noi tutti i frutti che può produrre. Per esempio:

«Donaci di esprimere in un fedele servizio la forza rinnovatrice di questi santi misteri» (I domenica ordinaria).

«Infondi in noi lo Spirito del tuo amore» (II domenica ordinaria).

«Fa’ che la vera fede si estenda sino ai confini della terra» (IV domenica ordinaria).

«Fa’ che uniti al Cristo portiamo con gioia frutti di vita eterna per la salvezza del mondo» (V domenica ordinaria).

«Guidaci con il tuo Spirito, perché non solo con le parole, ma con le opere e la vita possiamo renderti testimonianza» (IX domenica ordinaria).

Come si vede, la celebrazione eucaristica è ritmata da numerose preghiere, ciascuna delle quali chiude una tappa. La preghiera dopo la comunione merita sicuramente un’attenzione particolare. È come quando si rivolge la parola a una persona cara che stiamo per lasciare. Sono parole da conservare in fondo al cuore per il giorno seguente.

Riscoprire l’Eucaristia: Il senso dei riti/76 – La Liturgia eucaristica/Il rito della comunione – La comunione ai malati

Riscoprire l'Eucaristia

Da qualche anno ai laici può essere affidato il compito di «ministri straordinari dell’Eucaristia». Diventa possibile dunque portare spesso la comunione ai malati.

In diverse parrocchie lo si fa ogni settimana. Non bisognerebbe mancare di farlo anche e soprattutto la domenica. Essa è infatti il giorno dell’assemblea, il giorno dell’unità. L’Eucaristia è il segno e la sorgente della nostra unità. «C’è un solo pane – scrive san Paolo – e noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane» (1 Cor 10,17).

I malati non dovrebbero essere mai dimenticati, e meno ancora la domenica, dai membri della comunità che si riunisce. Più che negli altri giorni, è alla domenica che conviene favorire il loro accostarsi al pane consacrato. Come membri sofferenti del corpo di Cristo hanno diritto ad una tenerezza e ad un sostegno particolari da parte dei loro fratelli e sorelle nella fede.

Nei primi secoli della Chiesa era cosa frequente alla domenica portare la comunione non solamente ai malati, ma ad ogni persona che non poteva andare in chiesa a celebrare l’Eucaristia. Ce lo conferma un celebre testo di san Giustino. Descrivendo brevemente la celebrazione eucaristica che si celebrava ai suoi tempi (II secolo), egli scrive così:

«Si portano pane, vino e acqua. Colui che presiede recita allora delle preghiere e rende grazie, secondo le sue capacità. E tutto il popolo risponde, acclamando: Amen! Poi si distribuisce e si divide il pane eucaristico a ciascuno, e si mandano i diaconi a portarne agli assenti».

La consegna del pane consacrato alle persone incaricate di portarlo ai malati non dovrebbe essere fatta di nascosto. Dopo che tutti i membri dell’assemblea hanno fatto la comunione, perché non far venire avanti i ministri per affidare a loro il pane consacrato? Consegnandolo a loro, il sacerdote potrebbe dire: «Ricevete il pane della vita e portatelo a nome nostro ai fratelli e sorelle ammalati, assicurandoli della nostra preghiera e della nostra amicizia». Portando il corpo di Cristo in una custodia destinata appositamente a questo scopo, i ministri della comunione potrebbero essere i primi a lasciare la chiesa, dopo la benedizione finale che il sacerdote dà a tutta l’assemblea.

L’attenzione che una comunità cristiana reca ai suoi malati è un segno non ambiguo dell’autenticità della sua carità e della sua unità. Quanto ai malati, nelle ore della malattia sono chiamati a partecipare in modo particolare alle sofferenze di Cristo. Proprio per questo hanno bisogno di essere nutriti in modo speciale con «il pane dei forti», con «il pane dell’unità», con «il pane della vita eterna».

Riscoprire l’Eucaristia: Il senso dei riti/75 – La Liturgia eucaristica/Il rito della comunione – Abbiamo paura del silenzio?

Riscoprire l'Eucaristia

In diversi momenti della celebrazione eucaristica è opportuno mantenere il silenzio: prima delle preghiere che il sacerdote pronuncia, ad esempio; prima delle letture o ancora dopo l’omelia. E, naturalmente, un silenzio particolarmente profondo è necessario dopo la comunione.

Guardiamo la maggior parte dei fedeli. Dopo aver ricevuto il pane eucaristico ed essere ritornati al loro posto, s’inginocchiano spontaneamente e, tenendo la testa fra le mani, fanno silenzio.

Si capisce perché. Hanno appena ricevuto il Risorto, pur avendo riconosciuto di non essere degni di riceverLo. Si sono appena nutriti di un pane che dà la vita eterna, mentre sono esseri mortali. Hanno appena aperto il cuore al Santo dei santi, mentre sono dei peccatori. Che fare di meglio, allora, se non mettersi in silenzio? «Dopo la comunione – è scritto nella Presentazione generale del messale romanoil silenzio permette la lode e la preghiera interiore» (n. 23).

Silenzio dopo la comunione. Silenzio di raccoglimento. Silenzio d’intimità con Cristo. Silenzio di contemplazione e di adorazione. Silenzio ispirato da quello di Maria che portava in sé il Figlio di Dio.

Capita che il silenzio dopo la comunione non sia rispettato, o che sia così breve da avere appena il tempo di attingervi. Dieci, quindici secondi… è il tempo necessario solo per socchiudere la porta del regno del silenzio.

Avremmo forse paura del silenzio? È vero che è pericoloso. È nel silenzio che Dio lavora i cuori. È nel silenzio che le resistenze più tenaci cedono alla grazia. È nel silenzio che si prendono le decisioni di seguire generosamente Cristo.

Il giorno in cui le assemblee cristiane oseranno immergersi lungamente nel silenzio del dopo-comunione, forse avverranno cose che non si sono mai viste finora.

Attenzione al silenzio! Può cambiare tutto.