L’angolo del buon umore 36

un giovane vicecurato

Mons. X, prefetto di un’importante Congregazione romana, sta parlando a un giovane pretino:
«Sono molto contento di lei. Lei è entrato in questa Congregazione come semplice vice-cancelliere. In capo a poche settimane soltanto è diventato cancelliere. Poi, in neppure tre mesi è diventato aiuto-segretario e poi segretario. Sto pensando seriamente alla possibilità di nominarla vice-prefetto. Ha qualche cosa da dire?».
«Grazie, zio!».

 

«Siete un branco di miscredenti – tuona il parroco dall’alto del pulpito -. A me non volete bene, visto che non date mai un centesimo per la questua. Non vi volete bene fra voi, dato che in questo paese non si celebra mai un matrimonio. E Dio stesso non sa che farsene di voi, visto che qui non muore mai nessuno…».

 

Ad un ricevimento, Gaultiero l’altero, si vanta:
«Noi possiamo far risalire l’ascendenza della nostra famiglia all’imperatore Barbarossa. E la sua famiglia a chi risale?».
«Vorrei poterglielo dire. Ma so che tutti i nostri documenti sono andati perduti con l’arca di Noè».

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L’angolo del buon umore 34

Mons X

Un giovane vicecurato tiene la sua prima predica. Al termine, chiede al parroco che gli dica il suo parere.
«Mica male… Ho solo tre rimproveri da farti: in primo luogo di aver letto; in secondo luogo di aver letto male; e in terzo luogo di aver letto un testo che non valeva niente…».

 

In un seminario aperto alle nuove esperienze postconciliari, in certe classi sono state ammesse allo studio alcune ragazze.
«Be’, come va ‘sta faccenda?», chiede dopo un po’ il vescovo al rettore del seminario.
«Da quando ci sono le ragazze, Eccellenza, il morale è salito del 50 per cento; il profitto è diminuito del 100 per cento…».

 

Un ladro è processato per aver rubato nella chiesa di sant’Agostino e gli viene letta la sentenza:
«Tre mesi da scontare nel carcere di San Vittore per aver rubato nella chiesa di san Francesco».
Il condannato protesta:
«Non è valida questa sentenza perché io ho rubato nella chiesa di sant’Agostino».
Il giudice gli fa osservare che la sostanza non cambia perché «un santo vale l’altro».
Al che il condannato risponde:
«Se è vero che un santo vale l’altro, perché invece che a san Vittore non mi manda a san Remo»?

L’angolo del buon umore 33

Aaliyah Love3

A una vecchietta, i figli, a parziale “risarcimento” per la loro mancanza di presenza e per riempiere la sua solitudine, regalarono un pappagallo. Questo pappagallo, però, diceva sempre e solo:
«Brutta vecchia! Devi morire!».
La donna ci rimaneva male, e un giorno si sfogò con il parroco dicendogli che il pennuto, ricevuto in dono, l’apostrofava in cotal guisa.
«Non si preoccupi, signora – la tranquillizzò il parroco -. Il mio pappagallo è molto religioso: sa le preghiere e pronuncia solo frasi gentili. Lo metta vicino al suo e vedrà che le insegnerà anche a lui».
La donna, sollevata, prese il pappagallo del parroco e fece ritorno a casa.
Appena entrata dalla porta, il pappagallo di casa l’apostrofò alla solita maniera:
«Brutta vecchia! Devi morire!».
Al che, il pappagallo del parroco rispose:
«Ascoltaci, Signore!».

Un carabiniere è ai comandi di un jet supersonico nella scuola di addestramento al volo. Terminata l’esercitazione, la torre di controllo gli ordina il rientro:
«Qui torre di controllo… appuntato Esposito, faccia rientro alla base!».
«Qui appuntato Esposito in fase di avvicinamento…».

«Mi trovo a 500 metri dalla pista di atterraggio…».
«Bene, atterraggio autorizzato! Esegua pure le manovre di rientro!».
«Negativo, torre di controllo! Non posso atterrare! La pista è troppo corta!».
«Non dica idiozie, appuntato! Atterri e basta!».
«Non posso, la pista è troppo corta!».
«Esegua gli ordini senza discutere!».
«Ma la pista è troppo corta!».
«Niente ma!».
Il carabiniere atterra, ma distrugge l’aereo: perde il carrello, spezza le ali e fa a pezzi la carlinga. Il tenente corre con i soccorsi al recupero del carabiniere-pilota. Si avvicina al rottame dell’aereo e ci sale sopra.
Esposito tira indietro il cupolino e, ancora intontito per l’impatto, dice:
«Gliel’avevo detto, signor tenente, che la pista era troppo corta!».
Poi, girando la testa a destra e a sinistra:
«Ammazza, però, quant’è larga!».

L’angolo del buon umore 32

Aaliyah Love2

Di ritorno da un pranzo di nozze, nel quale il vino è corso con generosità, un canonico entra in sacrestia e vede su un tavolo un calice capovolto.
Lo prende e lo esamina con curiosità.
«Roba da pazzi! –farfuglia a voce alta -. Adesso, con questa nuova riforma liturgica, si mettono a fabbricare dei calici chiusi in alto…».
Capovolge macchinalmente il calice e il suo stupore aumenta:
«E per di più li fanno anche senza fondo!».

Una donna entra in cucina e vede suo marito che si aggira con in mano un ammazzamosche.
«Che stai facendo?».
«Ammazzo le mosche!».
«Come procede?».
Lui: «Ho già ucciso 3 mosche maschi e 2 mosche femmine!».
Lei: «Come fai a sapere di che sesso erano?».
«Tre erano sulle lattine della birra e due sul telefono!».

Carabiniere telefona all’ufficio informazioni dell’aeroporto:
«Quanto tempo impiega il volo Bologna-Roma?».
La centralinista: «Un attimo…».
E il carabiniere: «Grazie» e riattacca.

L’angolo del buon umore 31

Aaliyah Love1

«Mio zio è monsignore – si vanta un bambino con gli amici – e tutti lo chiamano “Eccellenza!”».
«Il mio invece
– dice un altro bambino – è cardinale e tutti lo chiamano “Eminenza!”».
«E questo è niente – dice un terzo bambino -. Mio zio è talmente grasso, che quando passa per strada tutti dicono “Signore onnipotente”».

Tre matti decidono di scappare dal buco della serratura.
Prova il primo, ma batte la testa contro la porta e sviene;
prova il secondo, prendendo la rincorsa, ma fa la stessa fine del primo.
Il terzo allora guarda nel buco della serratura e poi commenta:
«Ecco perché non riuscivano a passare, dall’altra parte c’è la chiave».

Due amiche parlano dei rispettivi gusti in fatto di letture.
«Io – dice una – amo i libri nei quali non si riesce a capire come andranno a finire le cose, nei quali c’è una continua tensione, dove tutte le conclusioni sono possibili, tanto in bene quanto in male».
«Hai un titolo da suggerirmi, di questo genere?».
«Il mio libro di cucina».

L’angolo del buon umore 30

A. J. Lee (April Jeanette Mendez Brooks)18

«Non mi vedrà più in chiesa!», dice un parrocchiano al suo parroco. «La prima volta che ci sono venuto, al mio battesimo, lei mi ha buttato dell’acqua in testa. La seconda volta, la cresima, mi ha dato uno schiaffo. La terza volta, il mio matrimonio, mi ha rifilato una moglie. Adesso basta!».
«Tanto peggio per lei
– risponde il parroco -. La prossima volta le tirerò sopra una palata di terra…».

«Io ho fatto fortuna con gli errori degli altri!», si vantava un ricco industriale.
«È forse avvocato?».
«No».
«Professore?».
«No, produco gomme da cancellare!».

Su una strada, che scendeva a valle con molte curve, un uomo fermò la macchina e chiese a un montanaro del luogo:
«È pericolosa questa discesa?».
«Qui no, è laggiù in fondo alla valle che molti si ammazzano».

L’angolo del buon umore 29

A. J. Lee (April Jeanette Mendez Brooks)13

Durante la sepoltura del capo di una ricchissima famiglia inglese, al fondo della chiesa un poveretto sta piangendo a dirotto.
Commosso il viceparroco gli si avvicina:
«Scusi, lei fa parte della famiglia?».
«No»,
risponde l’altro singhiozzando.
«Ma scusi, allora perché piange?».
«Proprio perché non faccio parte della famiglia…».

Su sagrato della chiesa un giovane viceparroco gioca con i ragazzi dell’oratorio.
Due tizi lo osservano e uno dice all’altro:
«Non riesco a capire perché i preti debbano stare con i ragazzi, dar loro consigli e dar consigli anche ai genitori! Non sono mica sposati e padri di famiglia!».
Al che l’altro risponde:
«Ma scusa; per saper guidare i cavalli non è mica necessario essere cavalli, no?».

In treno. Due viaggiatori parlano dei loro viaggi reali o … immaginari in ferrovia.
«Io, una volta, mi sono addormentato a Milano e mi sono svegliato a Napoli», dice uno.
L’altro, che non ha molta dimestichezza con la geografia, ma vuol far colpo, replica:
«Oh, questo non è nulla. Pensi che io mi sono addormentato, una volta, a Roma e mi sono svegliato a Londra …».
Il suo interlocutore obietta timidamente:
«Ma la Manica?».
«Oh, grazie!
– ribatte l’interrogato, spolverandosi una manica della giacca -, questi vagoni son sempre polverosi …».