Agricoltura 2 – Ogm, Italia bocciata dalla Corte Ue: «Non ci sono motivi per vietarli»

OGM

La sentenza sul caso di un agricoltore friulano mette in discussione il divieto introdotto nel 2013. Contestato il principio di “precauzione”

Italia allarmista sugli Ogm secondo la Corte di giustizia europea. Il divieto di coltivazione di prodotti geneticamente modificati introdotto dal nostro paese nel 2013 e confermato due anni dopo da una direttiva Ue che dava ai paesi membri libertà di scelta (altri 16 hanno ritenuto opportuno vietarli) non è giustificato da reali pericoli e quindi non può essere applicato. Secondo il diritto Ue, qualora non sia accertato che un prodotto geneticamente modificato possa comportare un grave rischio per la salute umana, degli animali o per l’ambiente, né la Commissione europea né gli Stati membri hanno la facoltà di adottare misure di emergenza.

Con una sentenza emessa ieri e destinata a far discutere la Corte si è espressa su un caso simbolo, quello di Giorgio Fidenato, l’agricoltore friulano che aveva sfidato i divieti nel 2014 seminando mais Ogm nei suoi campi per protesta.

Il decreto interministeriale quattro anni fa aveva proibito in tutta Italia le colture da sementi nate in laboratorio, basandosi sul cosiddetto principio di precauzione, principio che però viene ora bocciato dai giudici europei per i quali dovrebbe basarsi sull’esistenza certa di un rischio. Gli Ogm, al contrario, sono oggetto di una valutazione scientifica ancor prima di essere immessi sul mercato, quindi cadrebbe l’intento precauzionale.

Fidenato era divenuto protagonista di una personale battaglia per la libertà di coltivazione degli Ogm. Aveva seminato granoturco “modificato” nella sua azienda agricola di Vivaro, in Friuli. Per questo era stato multato dalla guardia forestale e condannato a pagare una multa salata di 16mila euro. In un secondo momento però il tribunale di Pordenone aveva annullato la sanzione. Il suo mais era stato preso di mira dai movimenti No Ogm, che con un blitz avevano distrutto le piante.

Per Coldiretti non bisogna tornare indietro, dopo tutta la fatica che l’Italia ha fatto per portare avanti le sue posizioni: «Quasi 8 cittadini su 10 (76 per cento) si oppongono oggi al biotech nei campi che in Italia sono giustamente vietati in forma strutturale dalla nuova normativa». Per l’Italia secondo la Coldiretti gli Ogm «non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico del Made in Italy».

Cinzia Arena, «Ogm, Italia bocciata dalla Corte Ue: “Non ci sono motivi per vietarli”», in “Avvenire”, mercoledì 13 settembre 2017.

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Agricoltura 1 – L’Italia si oppone al granturco 0 gmn

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Dopo settimane di mal di pancia, il governo italiano ha superato una spaccatura al suo interno e ha deciso: l’Italia dirà no all’autorizzazione di due nuovi mais geneticamente modificati. Una decisione presa in vista della riunione del Comitato di appello a Bruxelles, che lunedì prossimo dovrà riaffrontare la discussione dopo che alla precedente riunione , il 27 gennaio scorso, non si era trova una maggioranza né per un divieto, né per una autorizzazione . In gioco sono due mais ogm, il Pioneer 1507 e il Syngenta Btl 1, nonché il rinnovo dell’autorizzazione al Monsanto 810. È quella che si chiama procedura di «comitologia»: a decidere su materie di questo genere «tecnico» sono comitati di esperti di tutti gli stati membri Ue, la Commissione Europea poi segue. In teoria in caso di «pareggio» in sede di comitato, la Commissione può decidere in autonomia , ma la nuova linea di Bruxelles è chiara: non consentire agli stati membri di scaricare la responsabilità di scelte impopolari sulle spalle dell’esecutivo Ue, per questo la Commissione ha voluto rimettersi alla decisione di appello.

Nei nuovi mais ogm sono stati inseriti i geni del batterio Bacillus thuringiensis, in grado di produrre una tossina denominata Bt, che uccide una serie di parassiti del mais. Il problema è che danneggiati da questa tossina sono anche coccinelle e farfalle, come rivelano modelli dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare, e anche organismi acquatici se i prodotti raggiungono i corsi d’acqua. Inoltre Greenpeace cita uno studio della National Academies of Science Usa, secondo il quale nei Paesi in cui vengono utilizzati questi prodotti, i parassiti sono a loro volta diventati resistenti alla tossina Bt, con conseguenti «perdite economiche sostanziali per gli agricoltori». La stessa Greenpeace aveva lanciato un appello al governo affinché votasse contro i tre mais transgenici. Anche la Coldiretti si è sempre espressa in modo contrario: «Per l’Italia – ha dichiarato il presidente Roberto Moncalvo – gli organismi geneticamente modificati in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico del Made in Italy».

Al momento sono 23 su 28 i paesi dell’Ue che rifiutano l’autorizzazione a livello nazionale di mais transgenico (un divieto a livello nazionale è possibile anche a fronte di un’eventuale autorizzazione a livello Ue).

Il 27 gennaio, l’Italia, rappresentata dal ministero dell’Agricoltura, aveva votato a favore sia del rinnovo del Monsanto 810, sia dell’autorizzazione del Pioneer 1507 e del Syngenta Btl1. Una decisione che non era piaciuta agli altri ministeri coinvolti, Salute e Ambiente. Ieri, invece, è stata trovata l’intesa tra il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, della Salute Beatrice Lorenzin e dell’Ambiente Gian Luca Galletti per un voto contrario il 27 marzo. «Finalmente – ha esultato Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia – il messaggio chiaro e coerente che abbiamo chiesto a gran voce e che stavamo aspettando». «Il no che il governo italiano si prepara ad esprimere in sede di Comitato d’Appello europeo sulle autorizzazioni agli Organismi geneticamente modificati – ha dichiarato anche Coldiretti – risponde a quanto chiedono quasi 8 cittadini su 10 (76%) che si oppongono al biotech nei campi», aggiungendo inoltre che «l’agricoltura italiana è diventata la più “green” d’Europa con il maggior numero di certificazioni alimentari a livello comunitario per prodotti a denominazione di origine Dop/Igp che salvaguardano tradizione e biodiversità, la leadership nel numero di imprese che coltivano biologico, la più vasta rete di aziende agricole e mercati di vendita a chilometri, ma anche con la minor incidenza di prodotti agroalimentari con residui chimici fuori norma e con la decisione di non coltivare organismi geneticamente modificati».

Giovanni Maria Del Re, «L’Italia si oppone al granturco Ogm. Bruxelles lunedì dovrà decidere sui semi di Monsanto e Syngenta», in “Avvenire”, sabato 25 marzo 2017, p. 23.