Aforismando 26

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Non c’è nulla di nobile
nell’essere superiore a un altro uomo.
La vera nobiltà
sta nell’essere superiore
alla persona che eravamo fino a ieri.

W. L. Sheldon? Proverbio indù? Khryter? Ernest Hemingway? Seneca? Samuel Johnson?

Questa citazione sulla “vera nobiltà” suggerisce che si dovrebbe evitare di confrontarsi con gli altri. Cercandone l’autore, ho trovato che essa viene attribuita ora a uno ora all’altro, così che molteplici risultano le sue paternità.

Walter. L. Sheldon

Secondo Quote Investigator (un sito Web che verifica le origini di citazioni ampiamente diffuse) note 15653-1, la fonte più antica, che riporta questa citazione, si trova in una raccolta di “Indirizzi etici”, ed è attribuita a Walter. L. Sheldon, fondatore nel 1886 e docente della Ethical Society of St. Louis a St. Louis, nel Missouri: [Remember that] there is nothing noble in being superior to some other man. The true nobility is in being superior to your own previous self (Ricorda che non c’è nulla di nobile nell’essere superiore a qualche altro uomo. La vera nobiltà sta nell’essere superiore al tuo sé precedente): W.L. Sheldon (Lecturer of the Ethical Society of St. Louis), What to believe: An Ethical Creed, in “Ethical Addresses. Fourth Series. By the Lecturers of Ethical Societies and Others, S. Burns Weston, 1305 Arch Street, Philadelphia 1898, p. 61.

La citazione fu riportata nel periodico religioso “The Unitarian”, H. Ellis, Boston, Massachusetts, del giugno 1897, vol. 12, numero 6, p. 270, colonna 2.

Nel 1921 gli studenti del Râja-Yoga College di Point Loma, in California, pubblicarono un numero di “Râja-Yoga Messenger” che includeva una sezione di citazioni varie chiamate “Stray Beams”. Una versione del detto fu accreditata a Sheldon, cioè l’autore dell’indirizzo del 1898: Katherine Tingley (a cura di), “Râja-Yoga Messenger”, settembre 1921, vol 17, numero 5, p. 236.

La citazione e l’attribuzione a Sheldon compaiono anche nel “The New Way”, un mensile tratto da “The International Theosophical League of Humanity”: Katherine Tingley (a cura di) “The New Way”, gennaio 1922, vol. 11, p. 8.

Proverbio Indù

Nel marzo del 1898 la rivista medica “The Clinical Reporter” di St. Louis, nel Missouri, pubblicò un articolo intitolato “Points and Pointers” contenente varie citazioni e osservazioni. L’adagio era leggermente modificato con “ex sé” che sostituiva “sé precedente”. Inoltre, è stata suggerita un’origine indù non specifica: Non c’è nulla di nobile nell’essere superiori a qualche altro uomo. La vera nobiltà sta nell’essere superiore a te stesso. “The Clinical Reporter”, marzo 1898, p.41.

Khryter

Nel 1909 il giornale “Marion Record” di Marion, Kansas, attribuì il detto a qualcuno o qualcosa chiamato Khryter: “Marion Record”, 30 settembre 1909, p. 2, colonna 2.

Lo stesso articolo e la stessa attribuzione apparivano su altri giornali come “The Fairmount News” di Fairmount, Indiana, 17 dicembre 1909, p. 2, colonna 4.

Ernest Hemingway

Hemingway muore nel 1961 e nel gennaio 1963 la rivista “Playboy” pubblicò un controverso articolo postumo intitolato “A Man’s Credo” di Ernest Hemingway che includeva la nostra citazione: “Rimpiangere gli errori fino al punto di non ripeterli è un vero pentimento. Non c’è nulla di nobile nell’essere superiori a qualche altro uomo. La vera nobiltà sta nell’essere superiore al tuo sé precedente”: «A Man’s Credo by Ernest Hemingway», in “Playboy”, gennaio 1963, vol. 10, numero 1, p. 124, colonna 2 e 3.

Gli editori della rivista si sono lodati nella sezione introduttiva “Playbill” e hanno discusso della provenienza del pezzo di Hemingway: «Its contents are certain to be prized for (among other reasons) a literary coup of considerable magnitude – a series of previously unpublished observations on life and art, love and death by Ernest Hemingway, who gave them shortly before his death to California’s nonprofit Wisdom Foundation» (I suoi contenuti sono certi di essere apprezzati per [tra le altre ragioni] un colpo di letteratura di considerevole ampiezza – una serie di osservazioni inedite su vita ed arte, amore e morte di Ernest Hemingway, che li ha consegnati poco prima della sua morte alla Fondazione no profit della Wisdom della California): “Playboy”, gennaio 1963, vol. 10, numero 1, p. 5.

“Playboy” ha acquistato i diritti di pubblicazione dalla Wisdom Foundation e ha condiviso il materiale con i suoi lettori, ma il professore di inglese Peter L. Hays, uno specialista di Hemingway, ha espresso seri dubbi sull’autenticità del testo. Il libro di Hays del 2014 contiene un capitolo intitolato “Hemingway’s Playboy Interviews: Are They Genuine?” in cui esamina due brani pubblicati sulla rivista nel gennaio 1963 e gennaio 1964. Hays afferma che il vocabolario, la punteggiatura e le opinioni negli articoli deviano sostanzialmente dagli altri scritti di Hemingway. Ha concluso che i brani non sono di Hemingway: Peter L. Hays, «Hemingway’s Playboy Interviews: Are They Genuine?», in Id., “Fifty Years of Hemingway Criticism”, The Scarecrow Press, Lanham, Maryland, 2014, pp. 215-220.

Seneca

Herbert V. Prochnow, «A Speaker’s Treasury for Educators, Convocation Speakers, Baccalaureate Speakers, and Others», Baker Book House, Grand Rapids, Michigan, 1973, p. 269, assegna il detto all’antico saggio romano Seneca sebbene non sia fatta alcuna distinzione tra Seneca il Vecchio e Seneca il Giovane.

Samuel Johnson

Alcuni siti web, tra cui “aforismi.meglio.it/aforisma.htm?id=2b17”, attribuiscono la citazione a Samuel Johnson, critico letterario, poeta, saggista, biografo e lessicografo britannico (1709-1784).

In conclusione, Quote Investigator provvisoriamente attribuisce a W.L. Sheldon la citazione. Il saggio di Sheldon fu chiaramente influenzato da altri pensatori, ma questo adagio preciso potrebbe essere nuovo.

Forse c’è un precursore nella letteratura indù, ma Quote Investigator non è stato in grado di trovare una citazione.

Inoltre Quote Investigator concorda con Hays che i pezzi postumi attribuiti a Ernest Hemingway in “Playboy” sono discutibili. In ogni caso, il proverbio circolava prima della nascita di Hemingway.

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Aforismando 25

aforismando

L’uomo si innamora del corpo di una donna,
e poi scopre che c’è di più.
La donna si innamora della mente dell’uomo,
e poi scopre che c’è di meno.
L’amore è la storia di due incomprensioni.

(Fabrizio Caramagna)

Aforismando 24

aforismando

L’arte più difficile è questa:
creare un cerchio grande grande
mettersi ai margini
e mettere l’altro al centro.
Fargli posto e dargli spazio.
E ascoltare, ascoltare tutto quello che dice,
e ascoltarlo anche quando tace.
Soprattutto quando tace.

(Fabrizio Caramagna)

Aforismando 22

aforismando

Molti degli uomini preferiscono l’apparenza più che l’essenza, scostandosi dal giusto.

Eschilo, «Agamennone», in “La tragedia greca. Eschilo, Sofocle, Euripide” (pubblicata in collaborazione con “Il Giornale”), a cura di Simone Beta, Einaudi, Torino 2004, p. 33.