Il Santo del giorno/5 aprile – San Vincenzo Ferrer

San Vincenzo Ferrer

L’unità e la comunione sono il tesoro più prezioso per la Chiesa, che attraverso la storia ha dovuto difendere questo patrimonio in diversi frangenti. Come accadde durante lo Scisma d’Occidente tra il 1378 e il 1417 con la presenza di “antipapi” ad Avignone. È in questo periodo che operò san Vincenzo Ferrer, frate domenicano che si adoperò per il ristabilimento dell’unità.

Nato a Valencia nel 1350 scelse la vita da religioso e a corte conobbe il cardinale Pedro de Luna, del quale fu stretto collaboratore. Quando il porporato nel 1394 divenne antipapa con il nome di Benedetto XIII, volle Vincenzo come confessore. Il domenicano ebbe un ruolo importante nella ricomposizione dello scisma. Dopo una visione decise di vivere da predicatore itinerante: viaggiò attraverso l’Europa Occidentale per 20 anni. Morì in Bretagna nel 1419.

Altri santi. Sant’Irene di Salonicco, martire (III-IV sec.); santa Caterina Thomas, religiosa (1531-1574).

Matteo Liut, «L’unità e la comunione. Tesori difesi con tenacia», in “Avvenire”, giovedì 5 aprile 2018, p. 2.

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Riscoprire l’Eucaristia: Il senso dei riti/15 – Il rito d’inizio: «Il più bel canto cristiano giunto fino a noi»

Eucaristia

È stato scritto che il Gloria a Dio è «il più bello, il più popolare e il più antico canto cristiano giunto fino a noi» (P. Maranguet). È veramente magnifico il Gloria. Ricordiamo: «Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà. Noi ti lodiamo, ti benediciamo…».

Un Gloria gioioso e travolgente, un Gloria cantato in coro, all’unisono, con tutto il cuore, un Gloria pieno di slancio e brio… è veramente bello.

Il Gloria ha una storia molto lunga. All’inizio fu cantato dai cristiani dei primi secoli al momento della preghiera del mattino fatta sia in privato sia in gruppo. Poi fu integrato nell’ufficio del mattino chiamato Lodi (la preghiera di lode del mattino). Per molto tempo tutti i cristiani – laici e chierici – hanno recitato insieme quest’ufficio. Poi venne un tempo in cui fu riservato ai chierici.

Ma i cristiani amavano talmente il Gloria che si decise di introdurlo nella celebrazione eucaristica. Dapprima avvenne che fosse cantato nella Messa di Natale – e unicamente in questa Messa -. Si comprende il perché: le parole dei primi due versi del Gloria corrispondono alle parole cantate dagli angeli nella notte in cui Gesù è nato: «E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: Gloria a Dio…» (Lc 2,13-14).

Tuttavia ciò fu ritenuto insufficiente. Si permise dunque ai vescovi di cantare il Gloria nei giorni di grande festa. Poi si accordò il medesimo favore ai preti.

Da molto tempo si canta il Gloria tutte le domeniche, eccetto durante il tempo di Avvento e di Quaresima.

Perché non potremmo recitare ogni mattino il Gloria a Dio? È quello che facevano i primi cristiani e si trovavano bene.

Il Santo del giorno/4 aprile – Sant’Isidoro di Siviglia

Sant'Isidoro

Gli uomini santi «entrano nel segreto del cuore e là dentro cercano di capire che cosa chieda la misteriosa volontà di Dio»: è nella capacità di “discernere” la testimonianza più luminosa lasciata da sant’Isidoro di Siviglia (560 ca. – 636). Lo ricordava anche Benedetto XVI nella catechesi dedicata a questo vescovo nel 2008: egli – sottolineava Ratzinger a proposito dell’ultimo dei padri della Chiesa d’Occidente -, era un uomo che visse un’intensa dialettica interiore tra «desiderio di solitudine ed esigenze della carità verso i fratelli». La volontà di gettare un ponte tra cultura antica e Vangelo è rintracciabile nella sua opera più famosa, le Etimologie, un testo di riferimento per l’intero Medioevo. Amico di papa Gregorio Magno, nel 599 fu chiamato a succedere al fratello Leandro alla guida della Chiesa di Siviglia.

Altri santi. San Platone, abate (VIII-IX sec.); san Benedetto il Moro, religioso (1526-1589).

Matteo Liut, «Ultimo padre d’Occidente maestro del discernimento», in “Avvenire”, mercoledì 4 aprile 2018, p. 2.

Poesie/24 – La statistica di Trilussa

il_pollo

Sai ched’è la statistica? È na’ cosa
che serve pe fà un conto in generale
de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che spósa.

Ma pè me la statistica curiosa
è dove c’entra la percentuale,
pè via che, lì,la media è sempre eguale
puro co’ la persona bisognosa.

Me spiego: da li conti che se fanno
seconno le statistiche d’adesso
risurta che te tocca un pollo all’anno:

e, se nun entra nelle spese tue,
t’entra ne la statistica lo stesso
perch’è c’è un antro che ne magna due.

Trilussa, (pseudonimo anagrammatico di Salustri [Salustri – Trilussa]: Carlo Alberto Salustri).

Il Santo del giorno/3 aprile – San Luigi Scrosoppi

San Luigi Scrosoppi

L’amore per Cristo, per la Chiesa e per i piccoli: fu questo triplice riferimento a fare da guida a san Luigi Scrosoppi, sacerdote friulano, fondatore delle Suore della Provvidenza di San Gaetano da Thiene.

Nato a Udine nel 1804 Luigi seguì le orme dei due fratelli maggiori: Carlo, il primo, nato dal primo matrimonio della mamma Antonia Lazzarini con Francesco Filaferro poi morto esule a Klagenfurt, divenne sacerdote filippino. Il secondo fratello, Giovanni Battista, nato dal matrimonio con Domenico Scrosoppi, fu prete diocesano. Luigi fu consacrato nel duomo di Udine il 31 marzo 1827. In una terra segnata dalla povertà ma anche dalla profonda laboriosità, il futuro santo radunò alcuni preti e un gruppo di maestre per curare l’educazione delle ragazze in difficoltà. Da qui, nel 1845, nacquero le Suore della Provvidenza. Il fondatore morì a Udine nel 1884.

Altri santi. San Sisto I, papa dal 115 al 125; san Riccardo di Chichester, vescovo (1197-1253).

Matteo Liut, «L’amore per Cristo, la Chiesa e i piccoli», in “Avvenire”, martedì 3 aprile 2018, p. 2.

Racconti per lo spirito 59 – L’occhio del boscaiolo

boscaiolo

Un boscaiolo non trovava più la sua ascia preferita. Aveva girato tutta la casa, rovistato un po’ dappertutto. Niente da fare. L’ascia era sparita. Cominciò a pensare che qualcuno gliel’avesse rubata.
In preda a questo pensiero si affacciò alla finestra. Proprio in quel momento passava il figlio del suo vicino di casa.
«Ha proprio l’andatura di un ladro di asce!», pensò il boscaiolo. «E ha anche gli occhi da ladro di asce… e perfino i capelli da ladro di asce!».
Qualche giorno dopo, il boscaiolo ritrovò la sua ascia preferita sotto il divano, dove lui l’aveva buttata una sera tornando dal lavoro.
Felice per il ritrovamento, si affacciò alla finestra. Proprio il quel momento passava il figlio del suo vicino di casa.
«Non ha proprio l’andatura da ladro di asce!», pensò il boscaiolo. «Anzi, ha gli occhi da bravo ragazzo… e anche i capelli!».

Etichette di ogni tipo, viviamo di etichette. Attaccate sui pantaloni, sulle camicie, sulle scarpe e anche sulla fronte.
Affibbiamo etichette. Guardiamo il mondo come fosse un teatrino e a ciascuno diamo una parte da recitare: quello è il bello, quella la scema, quello il cattivo, quell’altro il traditore…
E a decidere se uno deve fare il carnefice o la vittima, il più delle volte è il colore della cravatta.
Ha detto Gesù: «Non condannate e Dio non vi condannerà. Infatti Dio vi giudicherà con lo stesso criterio che usate voi per giudicare gli altri, vi misurerà con lo stesso metro che usate voi con loro.
Perché stai a guardare la pagliuzza che è nell’occhio di un tuo fratello, e non ti preoccupi della trave che è nel tuo occhio?»
(Mt 7,1-3).

Bruno Ferrero, «40 storie nel deserto. Piccole storie per l’anima», Ed. Elle Di Ci, Leumann (T0) 1996, pp. 72-73.

Riscoprire l’Eucaristia: Il senso dei riti/14 – Il rito d’inizio: Vestire a festa il proprio cuore

Eucaristia

In un libro dell’Antico Testamento (Esodo) si racconta che un giorno Dio si manifestò a Mosè. Ecco come andò.

Mosè vide un cespuglio che bruciava, ma non si consumava. Decise di avvicinarsi, ma si fece sentire allora la voce di Dio: «Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa» (Es 3,5). Mosè comprese che non ci si poteva accostare a Dio in un modo qualsiasi.

Capita lo stesso quando andiamo a incontrare Dio nella celebrazione dell’Eucaristia. Non possiamo presentarci senza il modo dovuto. Dobbiamo vestire a festa il nostro cuore.

C’è un rito particolare per fare ciò: l’ATTO PENITENZIALE, che si svolge in tre tempi.

1. PRIMO TEMPO: facciamo silenzio e ci mettiamo davanti a Dio. Prendiamo coscienza di chi è Lui e di chi siamo noi, di ciò che egli aspetta da noi e di ciò che noi facciamo. Tra il Vangelo da vivere e ciò che noi viviamo c’è sempre una distanza.

2. SECONDO TEMPO: ci riconosciamo peccatori e domandiamo al Signore di usare misericordia con noi. «Pietà di noi, Signore… mostraci la tua misericordia e donaci la tua salvezza».

3.TERZO TEMPO: preghiamo, perché ci venga accordato il perdono divino: «Dio onnipotente abbia misericordia di noi…».

Il rito penitenziale non è fatto per colpevolizzarci, né per demoralizzarci. Il suo scopo è di essere un aiuto per metterci in modo realistico e vero davanti a Dio. Dio è il Santo dei santi e noi non siamo santi per niente.

Il rito penitenziale esiste anzitutto e principalmente per aprirci all’amore misericordioso del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Se durante questo rito confessiamo i nostri peccati, a voce più alta ancora confessiamo la tenerezza e il perdono di Dio. E Dio ci manifesta la sua misericordia e fa che il nostro cuore sia vestito a festa. Possiamo allora celebrare l’Eucaristia con il cuore in pace, in gioia, in festa.